X-Men: Apocalisse

X-Men: Apocalisse


Bryan Singer

Fantascienza | Usa
(2016)

Bryan Singer ritorna sul luogo del delitto in tutti i sensi. Il terzo episodio “Apocalisse” della seconda serie degli X-Men si svolge esattamente dieci anni dopo (nel 1983) in una prosecuzione temporale del segmento di “Giorni di un futuro passato“, ambientato durante il periodo nixoniano. Siamo in piena era reaganiana, Guerra Fredda e politica dei blocchi delle superpotenze Usa-Urss. Il tutto completato con un lungo prologo ambientato nel 2600 a.C., dove assistiamo alla presentazione di Apocalisse, En Sabah Nur, che regna sull’Antico Egitto come una divinità, grazie ai suoi poteri quasi illimitati di mutante psichico, insieme a quattro compagni mutanti. Tradito dai suoi uomini, i quattro mutanti muoiono e Apocalisse è seppellito sotto la piramide costruita in suo onore. Si risveglierà, appunto nel XX secolo e porterà morte e distruzione.

Synger conferma lo stesso team del film precedente: dal compositore e montatore John Ottman allo sceneggiatore Simon Kinberg, dal direttore della fotografia Newton Thomas Sigel alla costumista Louise Mingenbach, con una sterminata compagine di tecnici, per gli effetti speciali e la CGI, che riempie i titoli di coda. Così come al Xavier di James McAvoy, al Magneto di Michael Fassbender e a Mystica di Jennifer Lawrence, affianca tutta una serie di nuovi giovani attori nell’interpretare i personaggi della seconda generazione degli X-Men. E se Oscar Isaac riesce a fornire una prova degna, pur sotto il mascherone di Apocalisse, e Evan Peters ad avere più spazio per interpretare Quicksilver, dando prova della sua simpatia e bravura (valore aggiunto alla pellicola), dobbiamo registrare un’effimera, e a tratti infantile, recitazione da parte di tutti gli altri attori.

La scrittura poi di Kinberg si perde in mille rivoli, tracce e sottotracce narrative che danno alla fabula una minore dinamicità, compensata da un tonitruante utilizzo della colonna sonora (a volte fastidiosa) e a un eccesso degli effetti speciali fini a se stessi. Quindi, a differenza dei precedenti episodi – dove le linee narrative erano chiare – qui abbiamo uno sviluppo ambivalente: da un lato, il tentativo di un tema forte come la “creazione” del mito mutante, che ha le sue radici nella notte dei tempi (l’Antico Egitto di Apocalisse), quasi come se Synger volesse dare una profondità divinatoria ai poteri degli X-Men, in contrasto con il tema evolutivo della specie umana che invece è una  caratterizzazione dei personaggi in questione; dall’altro, la necessità di chiudere il cerchio della storia, mettendo in scena la nascita (e la morte) dei vari X-Men, in un contesto che potremmo definire “debole”, con una prevalenza del quotidiano personale e del melodramma, per collegare tutti i pezzi del puzzle dell’intera serie. Questo comporta che la visione di “X-Men: Apocalisse”, per la sua completa comprensione degli eventi, debba per forza essere preceduta dalla conoscenza da parte dello spettatore degli altri episodi.

Dunque, sempre più la serialità è, forse, l’unico aspetto acclarato e determinante del film, in un contesto in cui il mezzo cinematografico diventa un piano nuovo per trasportare la serialità fumettistica.

Ma del cinema cosa rimane? Non certo lo stile del regista, che mai come in questo caso è al servizio del prodotto; non certo le tematiche, ormai se non consunte, possiamo definirle consuete; non certo la messa in scena, ridotta, o meglio riconvertita, a una costruzione grafica digitale.

Rimangono allora due elementi con cui bisogna fare i conti con questo tipo di opere: da un lato, il prodotto, ovvero la sua industria; dall’altro, l’effetto cinemico. Per il primo aspetto, portando alle estreme conseguenze le teorie di Walter Benjamin, sempre più la riproducibilità tecnica dell’opera d’arte nell’epoca moderna, nel suo ripetersi, perde i connotati artistici per diventare un oggetto di consumo per un pubblico che vuole un piacere effimero e temporaneo, l’offerta di uno spettacolo dove la surprise è al centro della pulsione scopica, perdendosi in profondità psicologica e allargandosi in vastità visiva. Nel secondo aspetto, l’immagine-movimento deleuziano è stravolto e reso univoco, persistente e senza soluzione di continuità, in un’azione che non ha nulla di ipnotico, ma diventa esercizio ripetitivo. Certo, sono dati di fatto che non precludono per forza a un giudizio negativo, ma a un corretto posizionamento – e di conseguenza valutazione – di un film che è soprattutto un prodotto di intrattenimento spettacolare, ma nulla più.

E cosa resta di veramente interessante allora da segnalare in “X-Men: Apocalisse” che rimane dopo la visione? Il tema della contrapposizione tra la forza della squadra, ribadita in più occasioni da Xavier, e la solitudine del potere (Apocalisse) e del dolore (Magneto). Una squadra allargata a un concetto di famiglia di intenti, di tribù di appartenenza per scopi e similitudini, come ambiente per superare traumi, ostacoli, problemi, per affrontare insieme un’evoluzione emotiva. E la scuola di Xavier con l’attenzione ai giovani e alla loro crescita culturale e di adulti è metaforicamente simile al concetto di liceo aristotelico. Invece dal punto di vista cinematografico, si ricorda la lunga sequenza dell’esplosione della scuola: l’intervento di Quicksilver che salva tutti, dove assistiamo, ancora più che nel precedente “Giorni di un futuro passato“, a un’evoluzione cinematica, con la velocità estrema del personaggio che provoca il fermo immagine temporale della situazione. Un rallentamento della visione, una fissione scopica, una performance cinetica, una perla di bellezza estetica all’interno di un tessuto filmico composto da un marasma visivo e traboccante.

20/05/2016

Cast e credits

Titolo Originale
X-Men: Apocalypse
Distribuzione
Twentieth Century Fox
Durata
143'
Produzione
Bad Hat Harry Produ, Marvel Entertainment, TSG Entertainment, Twentieth Century Fox Film Corporation
Sceneggiatura
Simon Kinberg
Fotografia
Newton Thomas Sigel
Scenografie
Grant Mayor
Montaggio
John Ottman, Michael Louis Hill
Musiche
John Ottman
Costumi
Louise Mingenbach

Trama

2600 a.C. il mutante psichico Apocalisse, En Sabah Nur, regna incontrastato nell’Antico Egitto come una divinità. Tradito dai suoi uomini, viene sepolto nel crollo di una piramide. Millenni dopo, si risveglia nel 1983 e porterà morte e distruzione, ma a contrastare i suoi piani di conquista ci sono il professor Xavier e i suoi allievi più potenti.

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