Il mondo di Horten

Il mondo di Horten


Bent Hamer

Commedia | Norvegia
(2007)

L’elogio al lavoro ben fatto è incarnato da un taciturno ma non molto scontroso uomo anziano.

Dalla bellezza di quaranta anni Odd Horten si sveglia ogni mattina di buon ora per recarsi sullo stesso treno che guida sullo stesso tragitto (Bergen-Oslo): un percorso che lo accompagna da una vita intera. Una routine che non può che essere anche monotonia, sebbene non scansata da fuge di evasioni (reali o immaginate che siano), ma sempre guidata da un dritto e unilaterale buonsenso. L’approdo all’età pensionabile coincide con l’ombra della vecchiaia che fa capolino dietro l’angolo.

Facile allora immaginarsi un’incursione che metta sulla bilancia il prima e il dopo, soppesando le due fasi della vita dell’uomo, con tanto di responso finale. Eppure non è cosi’ che vanno esattamente le cose. Con “Il mondo di Horten” Bent Hamer non vuole impartire alcuna lezione: sebbene sia chiaramente percepibile l’elogio alla libertà, a l’autore importa innanzitutto aggiungere altri semplici, ironici eppur malinconici tasselli, di personaggi che si muovono in un mondo kaurismäkiano con un occhio a Jacques Tati.

Il regista norvegese, dopo la non risolta parentesi americana (la biografia bukowskiana “Factotum”), torna all’andamento di “Kitchen Stories”, che ebbe un discreto successo anche nel nostro paese. Ricette che in questo suo ultimo lavoro assumono una forma più compiuta.

Dopo un’illusoria partenza in un mondo che pare essere indagatore di tristi quotidianità nordiche, il film mette insieme una gran quantità di quadretti regnati da personaggi che appaiono e scompaiono dalla scena senza particolari perché. Sequenze talvolta leggiadre come acquerelli che si espando lasciando tracce nella vita del signor Horten.

Da una parte emerge l’ormai nota ironia scandinava con i suoi silenzi e i propri personaggi marginali, dall’altra si compongono aforismi dipinti da malinconico calore umano.

Non sarebbe certamente consigliabile trovare un senso a situazioni che si animano quasi dal nulla e talvolta restano come in sospeso: il protagonista che diviene una sorte di ostaggio tra le grinfie di un bambino o che si perde negli ampi spazi di una pista di un aeroporto, uno strambo signore anziano che, disteso sui margini di binari del tram, si risveglia per dar forma ad episodi che stemperano le aspettative grottesche in un soffice surrealismo.

Intuizioni a volte mirabili nella propria indefinibilità, sebbene qua e là appesantite da verbosità (il dialogo dell’anziano conosciuto in modo fortuito) o dall’ assenza di sufficienti variazioni di ritmo.

Perché Bent Hamer, pur riuscendo a costruire uno stralunato universo che riesce a far suo con una sincerità al di sopra di operazioni analoghe, non sempre riesce ad allargare gli orizzonti del mondo del suo protagonista, comunque un riuscitissimo personaggio che con gli sci riuscirà finalmente a prendere il volo probabilmente bramato da una vita intera, con la stessa delicatezza che lo accompagnerà forse ad un futuro fatto da un insperato amore… e da un inaspettato compagno di avventure.

20/06/2009

Cast e credits

Titolo Originale
O' Horten
Distribuzione
Archibald Enterprise Film
Durata
90'
Produzione
Bulbul Films
Sceneggiatura
Bent Hamer
Fotografia
John Christian Rosenlund
Scenografie
Karl Jùliùsson
Montaggio
Pål Gengenbach
Musiche
John Erik Kaada
Costumi
Anne Pedersen

Trama

Odd Horten ha guidato lo stesso treno sullo stesso tragitto per così tanto tempo che anche il resto della sua vita è diventata una routine di monotoni rituali. Ma dopo quaranta anni di onorato servizio, è giunto il momento di andare in pensione. La sua ordinata, solitaria esistenza sta per cedere il passo a qualche piccolo imprevisto
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