Il nemico invisibile

Il nemico invisibile


Paul Schrader

Drammatico, Thriller | Usa
(2014)

Come analizzare e interpretare un’opera disconosciuta pubblicamente dal suo autore?

Eh, sì, perché Paul Schrader, sceneggiatore della New Hollywood (“Yakuza” di Sidney Pollack, “Complesso di colpa” di Brian De Palma, ma soprattutto “Taxi Driver” e “Toro Scatenato” di Martin Scorsese), regista di tante pellicole come “American Gigolò” e “Hardcore”, ha pubblicamente invitato a boicottare la visione di “Il nemico invisibile” così come il produttore esecutivo Nicolas Winding Refn e i suoi due attori protagonisti Nicolas Cage e Anton Yelchin, con una campagna su facebook in cui criticava la casa di produzione (la Grindstone, divisione della Lionsgate) di aver stravolto il film in questione con un montaggio arbitrario. Schrader non è il primo né sarà l’ultimo: vecchia storia quella dello scontro tra registi, che vogliono tutelare la propria autonomia creativa, e gli studios hollywoodiani, legati a regole industriali rigide per creare profitti a seguito degli investimenti effettuati (ricordiamo gli esempi più eclatanti di Stroheim, Welles, Peckinpah e Cimino che hanno pagato a caro prezzo lo scontro impari con l’establishment).

Evan Lake (Nicolas Cage) è un vecchio agente CIA, pluridecorato per i suoi atti di coraggio e ossessionato da ventidue anni dal fantasma di un terrorista arabo che lo aveva torturato fin quasi alla morte. Nel momento in cui scopre di essere malato di una forma di demenza neurodegenerativa e pensionato forzatamente dall’agenzia, ricompaiono tracce del suo vecchio avversario (creduto morto da tutti), anch’egli affetto da talassemia, morente e nascosto in un paese africano.

La sceneggiatura era interessante e con temi amati da Schrader: la decadenza fisica e morale di personaggi che diventano rappresentativi di un momento sociale; lo scontro impari del singolo contro il sistema; l’ossessione divorante verso un antagonista, sia esso fisico che morale. Il nemico invisibile (questa volta i titolisti italiani erano pure riusciti a tradurre l’originale “Dying of the Light” – il morire della luce – con una certa coerenza) è quindi non solo il terrorista cui Evan Lake dà la caccia, ma anche la malattia che in modo veloce e devastante gli sta danneggiando la mente. E la malattia diventa metafora di una nazione – parte di essa – che dimentica con facilità, dove la ragione viene distrutta dall’interno. La luce morente è forse quella di un’intera società che non riesce più a vedere o a guardare in modo confuso e distorto la realtà che la circonda. Il protagonista ha momenti di assenza e di difficoltà cognitive e Schrader probabilmente avrebbe voluto dare maggiore risalto a una visione dal punto di vista di Lake, utilizzando una messa in quadro imperfetta, sfuocata, doppia (come si vede nella sequenza finale, quando l’ex agente CIA incontra faccia a faccia la sua nemesi).

Ma tutto questo appunto rimane in nuce, solo spunti teorici di discussione; così come il lavoro sulla luce e sulla desaturazione delle immagini, compiuto dal direttore della fotografia Gabriel Kosuth, è stato standardizzato dalla produzione a canoni visivi omologati mainstream. Infine, il regista americano ha abbandonato la sala di montaggio dopo gli scontri con i produttori, così che anche il missaggio del suono e la colonna sonora non sono una sua scelta.

Ritorniamo alla domanda iniziale: come interpretare un film siffatto? Come un prodotto medio, un film di genere spionistico, perché il montaggio finale e le modifiche apportate avevano l’obiettivo di dare al pubblico questo tipo di spettacolo.

Allora, mettiamo in evidenza due aspetti, uno tematico e uno stilistico. Abbiamo detto che la critica sociale s’intravede dalla sceneggiatura, ma alla fine il film è operazione complessa e la sceneggiatura è opera che diventa altro nel momento della sua messa in scena e poi la messa in serie delle immagini. E quindi il messaggio che passa è quello di un’America ancora una volta forte che non lascia scampo ai propri nemici, dove l’eroe, pur malato, combatte per il proprio paese. Ed è indigeribile il comizio iniziale che Evan declama all’inizio alle reclute della CIA, così come il finale declamatorio dell’eroe che si sacrifica per un bene più alto. Quello che viene propinato è un messaggio conservatore tra i più triviali, dove i buoni sono i vecchi agenti (e forse i nuovi) che devono combattere anche il nemico interno (il nemico invisibile) quello dei politicanti corrotti che pensano solo al proprio tornaconto personale e non al bene supremo della nazione (con una certa coté messianica tutta esplicitata nell’incipit). E del resto, il montaggio ha portato anche a una discontinuità narrativa visto che la tortura subita da Evan risale a ventidue anni prima, ma lui è stato messo dietro una scrivania da sei anni e per tutto il film c’è questa anomalia temporale, questo errore di continuità narrativa disturbante che ricompare anche quando il protagonista incontra in Romania una sua vecchia collaboratrice e amante.

Stilisticamente “Il nemico invisibile” è un film di genere che non riesce però a essere al passo con tanti altri progetti simili contemporanei: gli scontri a fuoco sono banalizzati (come nel finale nell’hotel in Kenia), gli inseguimenti troppo ingenui e visti mille volte (come quello in auto compiuto dai poliziotti rumeni oppure quello a piedi fatto dall’assistente di Lake per eliminare un terrorista), la detection abbastanza banale (sembra alla fine così facile a Lake scoprire e rintracciare il suo nemico, con un’evoluzione diegetica lineare per tappe forzate) così come l’ambientazione in Romania e in Kenia. Insomma, svestito della sua autorialità, un film sottotono, povero e poco coinvolgente. Non sapremo forse mai come sarebbe potuto essere “Il nemico invisibile” se Schrader avesse portato a termine il lavoro. Forse meglio, oppure no.

12/07/2015

Cast e credits

Titolo Originale
Dying of the Light
Distribuzione
Barter Entertainment
Durata
94'
Produzione
Over Under Media, TinRes Entertainment
Sceneggiatura
Paul Schrader
Fotografia
Gabriel Kosuth
Scenografie
Russell Barnes
Costumi
Oana Paunescu

Trama

Evan Lake è un agente della CIA pluridecorato che scopre di essere affetto da una malattia neurodegenerativa. Dopo ventidue anni riappaiono le tracce del terrorista jihadista che lo torturò e da cui è ossessionato. Pensionato forzosamente e aiutato da un giovane collega si rimette in caccia della sua nemesi.

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