Noah

Noah


Darren Aronofsky

Fantasy | Usa
(2014)

Dopo la cacciata dall’Eden, gli uomini si dimostrano indegni anche del’amara Terra lavorata col sudore della fronte. Noè costruisce l’Arca per salvare l’Opera di Dio ma nell’Opera di Dio si imbarca anche il Male…

Il talentuoso Darren Aronofsky realizza finalmente un suo vecchio pallino, la storia di questo oscuro Patriarca di cui pochissimo sta scritto e che dopo aver salvato il mondo sembra vivere la sindrome del sopravvissuto.

Preceduto da una graphic-novel nel 2011, il kolossal prende forma grazie a John Logan, la terza penna di sceneggiatura, non accreditata, insieme a Darren e Ari Handel.

Gradito in Vaticano, bandito in buona parte del mondo musulmano, convertito in 3D in molti dei mercati (tra cui il nostro ma non quello americano), il film conferma che la mezza età di Russell Crowe è fisicamente pingue, contenta di esserlo.

“Noah” è un campione d’incassi annunciato, fatto uscire nell’immediata vigilia di Pasqua: ha speso (bene) i suoi 125 milioni di dollari di budget e si aspetta un ritorno del 1.000%.

Parliamo infatti di un “blockbuster d’autore” che ha mescolato ad arte la magnificenza del soggetto e la magniloquenza dei mezzi espressivi a disposizione in una fusione di generi che pongono le basi della lettura analitica.

Per questo motivo andremo a interpretarlo attraverso una semplice contrapposizione espressione/contenuto che anzi semplice non è ma semplicistica perché tenderà a tagliare con l’accetta, senza distinzioni, le sottili e segrete circonvoluzioni che uniscono le cose, l’uguale non solo con se stesso ma anche col simile, il dissimile e l’inverosimile.

Il soggetto biblico (tratto dal Genesi) è troppo breve e comportamentista per imbastire una storia dinamica e compiuta. In un prologo utile all’evoluzione psicologica del personaggio, il giovane Noè (non ancora Russell Crowe) assiste impotente a un fatto di sangue. È discendente della stirpe di Set, il terzo e ultimo figlio dei nostri Progenitori, l’unico nato sulla Terra dopo la Cacciata.

Diventato uomo, è un tranquillo agricoltore-allevatore che vive su di una terra arida insieme alla moglie (una puntuta Jennifer Connelly) e i tre figlioli Sem, Cam e Jafet.

La chiamata divina lo mette in amicizia e collaborazione con i “Vigilanti”, angeli caduti dal cielo e trasformati in giganti sgraziati e multi-articolati di pietra e fuoco che costruiranno di fatto l’Arca e nella quale ogni coppia di animali si recherà placida e incosciente a occupare il suo piccolo giaciglio e aspettando il momento.

Benché ottenebrati dal vizio e dalla violenza, gli umani tentano un ultimo e disperato assalto all’Arca sotto la guida del re Tubal-cain (Ray Winstone). Scoppia il Diluvio, l’Arca sta a galla e li vi restano per il tempo necessario, finché una colomba in ricognizione ritorna dal suo sorvolo con un ramoscello d’olivo nel becco.

Approdati sulla terraferma, ognuno trova il suo posto e si sparpaglia nel mondo, tutti tranne Noè che si abbandona al vino e alla malinconia, almeno all’inizio.

Carrellate e panoramiche al fulmicotone, scene di massa magistrali che coinvolgono uomini, armi, piogge, battaglie e animali (questi ultimi tutti ricostruiti al computer) ma anche un uso classicissimo del campo/controcampo che copre soprattutto i dialoghi tra Noè e la moglie, con l’uomo spesso ripreso di spalle, come si trattasse di un dialogo a tre in cui il terzo (Dio) si è espresso una volta per tutte.

Clint Mansell, autore di tutte le musiche dei film di Aronofsky, adotta anch’egli una tecnica classicissima che muove tutte le corde emotive dello spettatore, vibrante, solenne e sostenuta con i suoi tripudi di archi. A esser pignoli si riconosce una certa rimasticatura di sue partiture antecedenti ma il classicismo dopotutto è anche questo.

La fotografia di Matthew Libatique segue una palette di colori leggermente sotto-esposti e freddi, come una sorta di crepuscolo, quando dopo un leggero brivido di freddo ci abbottoniamo le giacche in previsione dell’oscura notte che ci è così annunciata.

Una nota particolare va a Michael Wilkinson che ha disegnato i (bellissimi) costumi: essi ti colpiscono da subito con le loro tonalità denim e le fogge “street” che fanno riecheggiare, non essendoli, i moderni jeans, le felpe col cappuccio e le elegantissime palandrane femminili di foggia africana e araba.

L’animazione dei Vigilanti è precisa e dettagliata (lo dico: assomigliano vagamente ai Transformers) e così tutto il reparto grafico che si concede due virtuosismi da annotare: l’inquadratura zenitale che dalla Luce Divina scende sulla palpebra di Noè sotto forma di goccia d’acqua e che annuncia il Momento (più di un macro/micro: dal trascendente al corruttibile) e un velocissimo time-lapse (come di moda oggi) dell’Evoluzione che farà sicuramente impallidire Terrence Malick che un po’ ci aveva fatto sorridere nel suo equivalente in “The Tree of Life“.

Insomma, da questo punto di vista, tecnico-formale, il voto del film raggiunge le vette, come è giusto sia per un riuscitissimo blockbuster d’autore.

E, dopotutto, la recensione potrebbe anche finire qui: basta ribadire al pubblico che quella appena vista non è la succinta storia biblica ma un fantasy che interpola anche episodi biblici diversi (da Isacco alle nudità di Lot…).

A tale scopo non sarà inutile elencare alcune delle “licenze poetiche” che il buon Darren si è concesso: non sono esistiti i “Vigilanti” che non sono quindi angeli caduti dal cielo.

Nel Genesi è scritto di “giganti” sicuramente di carne anche se non meglio specificati; il vecchio Matusalemme non era una sorta di “mago” che opera miracoli o guarigioni né è stato interprete presso Noè della Parola di Dio, pur essendoci ignoto come Questi comunicava con lui; sull’Arca vi salirono (oltre animali e semi) quattro uomini e quattro donne, otto persone e non un numero diverso. Non dico altro perché questa discrasia è necessaria allo sviluppo e all’intreccio psicologico-sentimentale, vero e forse unico punto debole del film, e che porrebbe questioni di teodicea di non poco conto ma qui decisamente fuori luogo.

Detto questo, film decisamente riuscito.

07/04/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Noah
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
138'
Produzione
Paramount Pictures - Regency Enterprises
Sceneggiatura
Darren Aronofsky – Ari Handel
Fotografia
Matthew Libatique
Scenografie
Nicholas DiBlasio – Debra Schutt
Montaggio
Andrew Weisblum
Musiche
Clint Mansell
Costumi
Michael Wilkinson

Trama

Dopo la cacciata dall’Eden, gli uomini si dimostrano indegni anche del’amara Terra lavorata col sudore della fronte. Noè costruisce l’Arca per salvare l’Opera di Dio ma nell’Opera di Dio si imbarca anche il Male…
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