Noriko’s Dinner Table

Noriko’s Dinner Table


Sono Sion

Drammatico | Giappone
(2005)

Noriko vive a Tokoyama con la sua famiglia, ma il suo sogno è andare a Tokyo. Dopo aver provato a convincere il padre delle sue intenzioni, una sera decide di scappare. A Tokyo si mette in contatto con una ragazza conosciuta in rete, Kumiko, la quale la introduce nel suo ambiente di lavoro. Intanto, 54 ragazzi si lanciano sul binario della metropolitana e danno inizio al mito del suicide circle

Noriko vive a Tokoyama, città natale del regista, e sogna Tokyo. In rete, mentre alcuni suoi coetanei si organizzano per incontrarsi sui binari della metropolitana dove poi si toglieranno la vita, lei conosce Kumiko. La ragazza ha un buffo nickname, Ueno54, che si scopre essere l’armadietto della stazione della metro di Tokyo dove è stata trovata neonata, appena abbandonata dalla madre.

In quell’armadietto Kumiko tiene tutti i suoi falsi ricordi, e molti oggetti raccolti per strada su cui ha imbastito la propria storia. Il tema della perdita dell’identità, ancora più centrale nel successivo “Strange Circus”, qua fa capolino nella narrazione e dona spessore ai protagonisti di una storia molto particolare. Anche perché, se è vero che negli armadietti delle stazioni della metro a Tokyo si trova di tutto, in alcuni casi anche un fantasma, come vuole la leggenda di Shibuya, Noriko ci trova la sua nuova identità, l’inizio della sua vita adulta e persino un lavoro. Mentre Kumiko la porta in visita a parenti che si scopriranno essere clienti della sua agenzia, Noriko diventa Mitsuko e impara i rudimenti della filosofia che è dietro il noleggio parentale.

Intanto sua sorella decide di seguire le sue tracce, e a questo punto sua madre si toglie la vita. Suo padre, non riuscendo più a negare il problema che ha causato il tutto, si reca a Tokyo e si mette a seguire le tracce del suicide club, cui pensa sia connessa la sua sparizione.

Questo è il seguito ideale di “Suicide Club”, e se nel primo film si affrontava la tematica del suicidio come risposta sociale al problema dell’alienazione, qua il punto di vista è quello del contrasto in seno alla famiglia, da cui a volte si fugge appunto col suicidio.

Sono Sion ci porta così dietro il suicide club, cui solo vagamente è in realtà connessa questa storia, e ci mostra la rappresentazione che sostituisce l’emozione, nelle famiglie alienate del Giappone contemporaneo. Il noleggio parentale, pratica assolutamente impensabile altrove, costituisce il nutrimento che alcuni disperati comprano laddove impossibilitati ad una vita cosiddetta normale.

Ma non è neanche questo il punto centrale della narrazione, il vero contenuto del racconto parla di identità fallaci, e di sentimenti negati. La costruzione dell’identità è un processo lento e graduale, ma dove non esistono neanche le basi, se per esempio una persona si percepisce come nata in un armadietto della metropolitana, allora è praticamente impossibile che possa costruire un io che vada oltre la rappresentazione di sentimenti ed emozioni. Se poi alcune persone avvertono la mancanza di comunicazione in seno alla propria famiglia, e la costrizione parentale che le vuole felici come negli spot pubblicitari, è possibile che accada il peggio. Le cose negate spesso prendono il sopravvento, proprio perché continuano la loro esistenza a dispetto della coscienza che le ha relegate nella negazione dell’inconscio. Quindi la rappresentazione diventa dramma, laddove una figlia che ha abbandonato la sua casa si trova a recitare la parte di una che a casa ci torna. Oppure, se un padre che non ha mai capito le sue figlie le vede ridere fingendo un’intimità con un padre che le ha noleggiate, è possibile che perda anch’egli tutti i suoi riferimenti.

L’anello debole della catena, paradossalmente, risulterà Yuka, la sorella di Noriko, che messa di fronte al suo vero padre decide di non avere più un nome, e di cominciare a vivere nell’alba che verrà.

Il tutto si consuma in una recita infinita che non lascia nessuna speranza di uscita, né di riscatto da un’esistenza televisiva, che pare essere l’unica possibile, almeno al momento nella visione del regista.

05/07/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Noriko No Shokutaku
Durata
127'
Produzione
Mother Ark Co. Ltd.
Sceneggiatura
Sono Sion
Fotografia
Souhei Tanigawa
Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia

Coyote vs. Acme
Coyote vs. Acme

Destinato inizialmente a venire distribuito nel 2023, "Coyote vs. Acme" è invece una delle soprese di questo 2026, capace di suscitare riflessioni che vanno ben oltre la confezione apparentemente superficiale nella quale è stata impacchettata la sua distribuzione