Notevole esordio di un regista proveniente dal mondo dei videoclip. Un piccolo (grande) film, girato tra Genova e Milano, che freme di vita trattenuta e cova passione silenziosa. Una storia d’amore complicata, irrequieta, spigolosa raccontata in flashback con una messa in scena sferzante: spiazzanti squarci di luce, ferite d’anima, ombre e ironia.
Francesca (una magnifica Anita Caprioli) e Luca (Ignazio Oliva) si incontrano, per caso, all’acquario (in una sequenza molto suggestiva) e pian piano le loro frequenze si sovrappongono. Due vite difficili, due tortuosi sentieri segnati dalla sofferenza: lei ha una voglia violacea che le devasta metà del viso, lui è cieco.
Interessante più per la forma che per il contenuto, un’opera anomala, aspra, sperimentale in cui i rumori ambientali – vero motore narrativo usato, sorprendentemente, come colonna sonora – avvolgono i protagonisti e ne descrivono le parabole. Onde emozionali, onde marine, onde radio che lasciano sulla pelle un invisibile disagio. Da non perdere.
02/06/2008
Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi
Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi
Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo
"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt
"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo
VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria
Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica
Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.