Un’ora sola ti vorrei

Un’ora sola ti vorrei


Alina Marazzi

Documentario | Italia
(2002)
Parafrasando i Coen, “The Movie That WAS Here”, cioè che c’era, c’era già, i suoi pezzi erano già fatti e pronti, doveva solo essere preso, messo assieme e fatto vedere a tutti. Più che un film, quindi un atto (collettivo) di esame di coscienza, di presa di coscienza, per meglio dire.
 
La Marazzi recupera tutto l’archivio visivo costituito dai filmini amatoriali girati dal nonno dagli anni 20 agli anni 80, spezzoni in Super8 che vanno a formare un lungo, pedissequo e amorevole documentario familiare, recupera tutte le lettere della madre (una corrispondenza fittissima, impressionante), recupera anche la sua voce registrata in un vecchio nastro per un insolito regalo di compleanno, e realizza una delle più intense e commuoventi elegie alla figura materna che una figlia possa fare. 
 
La vicenda di Liseli Marazzi, morta suicida negli anni 70 dopo una lunga lotta contro la depressione culminata nella degenza in un ospedale psichiatrico, era già di per sé dolorosa anche solo a parlarne. Figuriamoci farci un film che si basa sostanzialmente sul suo volto, sul suo sguardo intenso e sfuggente, due occhi blu bellissimi (ereditati poi anche dalla figlia), ma nei quali si poteva già allora leggere nitido e eloquente un crescente malessere. Il malessere di una giovane donna cresciuta troppo in fretta e troppo inquieta ed emotiva per poter reggere e gesitre anche solo un piccolo nucleo familiare, non capita e non aiutata a sufficienza nel momento dell’acuirsi sempre più grave e progressivo della sua malattia.
 
La Marazzi figlia legge in prima persona le lettere della madre azzerando qualsiasi tipo di distacco “autoriale” e fondendo in un colpo vicenda autobiografica, opera cinematografica e autoanalisi parentale, in cerca di un riavvicinamento definitivo e liberatorio nei confronti di questa figura materna vissuta così poco (aveva 7 anni quando morì) ma alla quale era indissolubilmente legata a triplo filo e che è rimasta ancorata a vita nel suo cuore e nei suoi ricordi. 
 
Per chi riesca a recuperare la versione DVD sappia che un altro essenziale 50% per comprendere appieno il senso di questo documentario è rappresentato, paradossalmente, da un contributo esterno, vale a dire dall’intervista all’autrice presente negli extra: laddove una semplice domanda generale proferita dall’intervistatore basta, nella difficoltà della situazione, a far crollare emotivamente (anche se solo per un istante) la Marazzi stessa.

Il suo pianto silenzioso, i suoi occhi blu rigati di lacrime eppure perfettamente impassibili (di chi non cede al patetismo ma al contrario lo rifugge, si veda ad esempio nel documentario il modo in cui viene riportata la notizia del suicidio durante i titoli di coda), continuano a fissare la telecamera e ci penetrano dentro, rendendoci a nostra volta inevitabilmente partecipi e parte integrante di questo profondissimo esame/presa di coscienza.

26/05/2009

Cast e credits

Durata
55'
Montaggio
Ilaria Fraioli

Trama

Alina Marazzi ripercorre la vita di sua madre, Liseli, e la sua tragica vicenda, montando assieme spezzoni che la ritraggono da filmini amatoriali e non
L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt