Padroni di casa

Padroni di casa


Edoardo Gabbriellini

Drammatico | Italia
(2012)

Prima della sua presentazione le aspettative nei confronti dell’opera seconda di Edoardo Gabbriellini erano molte. Da quella più venduta dai giornali, e forse anche dalla produzione, che riguardava il ritorno al cinema di Gianni Morandi, alla presenza della coppia Germano/Mastandrea, vale a dire due degli attori più rappresentativi del nostro movimento cinematografico e non solo. Si trattava di verificare la bontà di una scelta, quella effettuata dai selezionatori, che aveva visto “Padroni di casa” come unico rappresentante di una cinematografia per il resto, volutamente o no, latitante da queste parti. E poi, forse, la cosa più importante, di rivedere all’opera un attore che aveva esordito alla regia molti anni fa e che da quel momento aveva fatto perdere le sue tracce almeno per quel che riguarda il lavoro dietro la macchina da presa.

Insomma, un insieme di cose che rischiavano di sotterrare questo film prima ancora della sua proiezione. Invece, al termine di una visione terminata tra gli applausi di un pubblico visibilmente soddisfatto, siamo qui a scrivere di un film che ci ha convinto pienamente. Anche in questo caso le ragioni sono molteplici. Innanzitutto la scelta di realizzare un prodotto anomalo nella sua mescolanza di generi e di toni.

“Padroni di casa”, infatti, parte con un registro da commedia, con i due protagonisti intenti a scherzare e scambiarsi battute lungo la strada che li sta portando a lavorare nella villa del popolare cantante Fausto Mieli (Gianni Morandi), situata in un paesino dell’appennino tosco-emiliano. Discorsi ciarlieri e ricchi di battute com’è il rapporto tra Cosimo ed Elia, fratelli e imprenditori edili che non se la mandano a dire, ma che comunque riescono a sopportarsi con affetto sincero. Il clima di spensieratezza è però spezzato da una serie di piccoli inconvenienti con la comunità locale che gradualmente sposteranno gli umori della pellicola verso toni dapprima più seri e poi finanche drammatici, con una escalation finale carica di tensione e adrenalina, che galleggia tra il thriller e l’horror di matrice americana (“Un tranquillo week di paura” di John Boorman potrebbe essere uno dei modelli del film).

In secondo luogo, funziona la scelta di ribaltare la percezione di un’icona positiva come quella di Gianni Morandi per un ruolo carico di ambiguità, in cui il sorriso del cantante/divo si trasforma in maniera convincente in maschera di spietato cinismo.

Infine, c’è una regia che riesce a rendere naturale e fluido un materiale complesso e stratificato, non solo per i rimandi ad alcuni temi di bruciante attualità, come quelli dell’alienazione giovanile, del successo come valore da raggiungere a tutti i costi, della disabilità come peccato da nascondere e di cui vergognarsi, presente nella figura di Moira (Valeria Bruni Tedeschi in una prova degna dell’Actor’s studio), la moglie di Mieli costretta su una sedia a rotelle, ma che sa mettere in rapporto dialettico lo stato d’animo dei personaggi con la claustrofobia di un paesaggio naturale che circoscrive gli orizzonti, che costruisce la drammaturgia del film con mano sapiente, spargendo qua e là segni e presagi di quello che dovrà accadere e utilizza il montaggio alternato per sottolineare i momenti topici della narrazione. Come nella sequenza che precede l’epilogo in cui alla felicità di Mieli, tornato finalmente sul palco dopo anni di forzata assenza, viene anteposto l’odio e la paura di una feroce caccia all’uomo destinata a finire nel sangue.

“Padroni di casa” è un esame superato a pieni voti grazie anche al supporto di due attori come Elio Germano e Valerio Mastandrea, autore assieme a Gabbriellini anche della sceneggiatura, per i quali è oggi pleonastico spendere ancora aggettivi per una bravura ormai assodata.

Per saperne di più: Gabbriellini, Morandi, Mastandrea, Germano – Speciale Padroni di casa

06/08/2012

Cast e credits

Distribuzione
Good Films
Durata
90'
Produzione
First Sun, Rai Cinema, Relief
Sceneggiatura
Valerio Mastandrea, Edoardo Gabbriellini, Michele Pellegrini, Francesco Cenni
Fotografia
Daria D’Antonio
Scenografie
Francesca Balestra Di Mottola
Montaggio
Walter Fasano
Musiche
Cesare Cremonini, Gabriele Roberto, Stefano Pilia
Costumi
Antonella Cannarozzi

Trama

Italia oggi. I fratelli Cosimo ed Elia, due giovani, velleitari imprenditori edili, giungono da Roma in un remoto paesino dell'appennino Tosco-Emiliano per realizzare una ristrutturazione nella villa dell'unico possidente dell'area: il popolare cantante Fausto Mieli. Mieli, che si è ritirato dalle scene e che vive in quel paese ormai da più di un decennio, è amato/odiato dalla comunità locale. Al termine di quella settimana, in paese, si terrà il primo concerto rentrée di Fausto. Nel frattempo, la goffa e inconsapevolmente arrogante presenza di Cosimo ed Elia nel borgo genera fastidio, ostilità nei maschi locali, mentre Adriana, la bella del paese, attratta da Elia, sogna di fuggire via con lui in maniera invisibile ma inarrestabile. Il conflitto che si sviluppa dall'arrivo degli "stranieri", produce conseguenze terribili e inattese nella vita di tutti i protagonisti e della comunità.
L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt