Partisan

Partisan


Ariel Kleiman

Drammatico | Australia, Usa
(2015)

C’era una volta un orco buono. O forse, un padre giusto e menzognero. Un patriarca che proteggeva i propri figli e li mandava a uccidere i cattivi senza volto. 

“Partisan”, come tutte le favole più classiche, ha luogo in una città imprecisata e in un tempo indeterminabile, forse contemporaneo e alternativo a noi. Al centro un padre e il proprio figlio: Gregori (Vincent Cassel) e Alexander (l’esordiente Jeremy Chabriel).

Gregori ha portato a sè donne sole e abbandonate, lasciate forse vedove da un conflitto che non vediamo, che non è necessario spiegare e resterà sullo sfondo. Nel suo piccolo mondo plasmato dal nulla, giorno dopo giorno, ha creato il suo regno di bambini spensierati, sereni, dolcissimi, addestrati per uccidere sconosciuti nel mondo esterno, quasi come fossero innocenti commissioni. Alexander è il più grande tra loro, il più talentuoso, il più curioso e intelligente, il pupillo di Gregori. Ed è l’unica minaccia al suo piccolo impero. Gregori guida, forgia una morale, protegge. Alexander esegue, disobbedisce, ribalta lo status quo con purezza e ingenuità.

Ariel Kleiman, al suo esordio dietro la macchina da presa, dipinge un mondo in rovina con tutto il potere del non detto e dell’intravista, scelta di stile che gli consente di amplificare una metafora dai confini incerti. “Partisan” è una matassa pulsante di temi, spunti e riflessioni, ma soprattutto è una grande domanda che lascia allo spettatore la più pesante responsabilità di una risposta. Dell’impianto favolistico, insomma, rimane per lo più la ricerca di una morale – che, appunto, soltanto ricerca rimane.

Ambiguo e lucido, cinico e poetico: Kleiman per tutto il film sembra allontanarsi dal mettere a fuoco la realtà, tratta il suo film come un documentario ma lo punteggia di primissimi piani e duelli che sanno di melodramma – un melodramma schietto e nitido, ma pur sempre generatore di situazioni che catalizzano una tensione emotiva palpabile fin dalle prime scene.

Perché Kleiman ci mette davanti un mondo di forte ambiguità morale, ma paradossalmente radicato in un ideale puro: Gregori è una guida giusta, un’autorità morale buona e terribile, circondato da mogli allo stesso tempo figlie e sorelle: è un semidio che ha creato un’oasi di sicurezza in un mondo cupo e morente, ma è anche un mostro che ha addestrato un gruppo di bambini a uccidere senza pietà, senza metterli a parte dell’enormità dei gesti commessi. É anche un debole che non riesce ad affrontare al minimo incrinarsi della propria apparente infallibilità, che mente spudoratamente pur di non macchiare la propria figura. Un orco buono, come dicevamo. O un eroe terrificante.

“Partisan” si muove come favola morale irrisolta, toccando domande importante sulla natura umana, tra scelta e illusioni di scelta, tra arbitrarietà e giustizia, ma soprattutto pone un grosso punto interrogativo sul presente della società occidentale (e non solo?). Guardando il mondo di Gregori e Alexander, viene il legittimo dubbio che la nostra realtà sia un’utopia provvisoria la cui alternativa sembra essere l’autodistruzione, o un impietoso sogno ad occhi aperti di cui nessuno vuole prendersi le responsabilità. Kleiman lascia spalancato ogni interrogativo del film, fino a un finale irrisolto forse in modo (ironico, certo) irresponsabile.

Meritati quindi i riconoscimenti al Sundance: “Partisan” è un esordio solido, forse già troppo zeppo di ingredienti per risultare pienamente a fuoco, forse presuntuoso quel poco per permettersi di rallentare e insistere all’interno di un concept forte, che comunque non sembra mai svelarsi completamente. Ma che affascina e suggestiona

Quando si riaccendono le luci in sala, “Partisan” lascia in bocca una domanda così enorme che solo un bambino avrebbe il coraggio di rispondere.

29/08/2015

Cast e credits

Distribuzione
I Wonder Pictures
Durata
98'
Produzione
Joshua Astrachan
Sceneggiatura
Ariel Kleiman, Sarah Cyngler
Fotografia
Germain McMicking
Scenografie
Steven Jones-Evans, Sarah Cyngler
Montaggio
Chris Wyatt, Jack Hutchings
Musiche
Daniel Lopatin
Costumi
Sarah Cyngler, Maria Pattison

Trama

Gregori è il fondatore e patriarca di una piccola comunità isolata da un mondo in guerra. Dopo una vita di obbedienza e assassini, l'undicenne Alexander, il più grande dei suoi bambini, mette in discussione la sua autorità.
Noi, un po’ meglio
Noi, un po’ meglio

Nel raccontare la genitorialità dei nostri tempi alle prese con nuove filosofie di famiglia e con le possibilità fornite dalla ricerca medica Luchetti non perde mai il contatto con il cuore dei personaggi, facendo di questi il barometro di una grande storia d’amore con gli eccellenti Elio Germano, Maria Chiara Giannetta e Anna Bonaiuto

Wildwood – I segreti del bosco proibito
Wildwood – I segreti del bosco proibito

Il ritorno di Laika dopo sette anni non poteva essere più ambizioso: "Wildwood" di Travis Knight è una maestosa cavalcata attraverso l'immaginario coming of age fantasy contemporaneo, titanica dimostrazione delle capacità della stop motion e dichiarazione d'amore all'animazione tutta

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale