Passioni e desideri

Passioni e desideri


Fernando Meirelles

Drammatico | Austria, Francia, Regno Unito, Usa
(2011)

Presentato in anteprima mondiale a Toronto nel 2011 e approdato in Italia al Bari International Film Festival dello scorso anno, il nuovo film di Fernando Meirelles giunge finalmente nelle sale italiane dopo più di due anni dalla realizzazione. “360” è la storia di un moderno e poliedrico giro di vite, rendez vous di amori fugaci e destini incrociati sullo sfondo di un mondo sempre più piccolo, esempio tangibile di come la comunità globale del ventunesimo secolo abbia di fatto superato i vecchi confini tra stati, allo stesso modo con cui la tela di internet ha collegato infinitesimali ponti con le culture e le socialità dell’intero pianeta. Giocando col destino, sulla scia di un “Sliding Doors” dall’intreccio narrativo ben più complesso, “360” racconta così l’interconnessione e l’interdipendenza del tessuto sociale odierno, come rivela la stessa pellicola, che viaggia continuamente attraverso le location di Vienna, Bratislava, Parigi, Londra, Rio e alcune cittadine degli Stati Uniti, utilizzando ben sette lingue differenti. È probabilmente questo il motivo che ha spinto i produttori alla scelta dell’internazionale Fernando Meirelles quale timoniere di questa eccitante avventura.

La sceneggiatura originale, scritta da Peter Morgan (“L’ultimo re di Scozia“, “Hereafter“) rende omaggio al drammaturgo Arthur Schnitzler e al suo “Girotondo” (“Reigen”, 1900) pièce teatrale che vede in scena dieci personaggi di diversa estrazione sociale, i quali riconoscono la loro impossibilità ad amare e palesano un’etica sociale costituita da smascheramenti e banalità. Ma se per Schnitzler l’incomunicabilità è un concetto che riguarda indissolubilmente anche l’amore, per la coppia Meirelles/Morgan la comprensione dell’umanità riserva un buonismo che filtra tra i fotogrammi della pellicola con pedissequa continuità. Quelle inquadrate dal regista sono piccole vite che ce la mettono tutta per fare “la cosa giusta” ma non sempre ci riescono. E anche quando commettono qualche errore, la pietas e la speranza li proteggono dal futuro del proprio cammino. In questo senso l’amore è quanto mai destinato a salvare l’uomo, non ad abbandonarlo come nell’opera dello scrittore viennese.

L’origine di questa “interconnessione” umana non può che trarre origine soprattutto dalla crisi finanziaria e dall’instabilità economica che hanno messo in ginocchio banche e governi, creando un pericoloso quanto inevitabile effetto domino nelle vite di ogni singolo individuo. La preoccupazione per un fenomeno così allarmante viene, per contro, come rigettata dalla regia giocosa ed effervescente del regista brasiliano, che si diverte a girare tra ambienti e atmosfere così diversi all’interno dello stesso film, utilizzando lo stesso metro anche con il genere di riferimento tra le varie storie (il melodramma che si traveste in thriller, passando per la commedia). Meirelles indugia sulla messa a fuoco e sui riflessi, rimarca con la sua macchina da presa la fondamentale importanza che in un film del genere ricoprono i taxi, le automobili, gli autobus e gli aerei, in un continuo sottolineare la dinamicità senza confini del nuovo cittadino globalizzato.

Le difficoltà di “360” sono allora da ricercare nella complessa rappresentazione dei personaggi, ognuno disegnato con una propria personalità. Operazione che non sempre risalta in superficie con successo e che va a inficiare natura e struttura complessiva del racconto. La coralità degli stessi personaggi (interpretati da un ricco e affidabile cast che comprende, tra gli altri, Hopkins, Law e la bella Weisz) non costituisce certamente un ingranaggio perfetto ma ha il merito di risultare ben oliato, perdendo quindi nella disamina delle vite inquadrate dalla cinepresa ma guadagnando in fluidità della messa in scena. Un compromesso che ricorda molto il simile gioco di destini incrociati diretto da Iñàrritu nel 2006, “Babel“. Fernando Meirelles continua la sua lunga riproposizione di soggetti letterari in chiave cinematografica (oltre a Schnitzler, ricordiamo Lins, Le Carré e Saramago nelle sue ultime pellicole) adottando un’impronta affidabile anche se priva di rischi e quindi mai sopra le righe. Non è un caso che il regista non sia stato ancora capace di superarsi dal bellissimo “City of God” che lo ha reso celebre a livello internazionale più di dieci anni fa. Rimane, con questo “360”, la visione fedele di un mondo contemporaneo frenetico e saldamente integrato, una sorta di lezione alla McLuhan su una società che viaggia ormai velocissima da una parte all’altra del globo e che si riflette ineluttabilmente sulle nostre inermi vite.

Davvero oscuro il motivo per cui i distributori abbiano deciso di modificare il titolo originale del film. Decisione che, oltre a risultare anonima e pressappochista, stravolge di fatto la logica e la natura di tutta l’opera. Ma questa è una vecchia storia che ogni vero amante di cinema non capirà mai.

20/06/2013

Cast e credits

Titolo Originale
360
Distribuzione
Bim
Durata
106'
Produzione
BBC Films, Hero Entertainment, Unison Films, Wild Bunch
Sceneggiatura
Peter Morgan
Fotografia
Adriano Goldman
Scenografie
John Paul Kelly
Montaggio
Daniel Rezende

Trama

Dalla semplice decisione presa da un uomo, quella di rimanere fedele a sua moglie, scaturisce una serie di eventi che si diramano attorno al globo con conseguenze drammatiche
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