Perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti


Paolo Genovese

Commedia, Drammatico | Italia
(2016)

Metti una sera a cena un gruppo di quarantenni colti, benestanti e progressisti, amici sodali da tempo, di quelli che condividono feste, vacanze e battesimi dei rispettivi figli. Metti che ognuno si presenti col proprio carico di segreti, problemi taciuti e tensioni sottopelle. Metti che insieme decidano, un po’ per gioco e un po’ per sfida, di condividere pubblicamente i loro telefonini e di leggere ognuno i messaggi, le mail, le chat degli altri. Il dramma è servito.

Su questo spunto labilissimo e un po’ forzato, lo scafato Paolo Genovese e i suoi quattro co-sceneggiatori costruiscono una commedia degli equivoci che strizza l’occhio a quella linea della drammaturgia del chiuso, del conflitto, del soffocamento che trova i suoi padri nobili in Pinter e Beckett.

Nel caso di “Perfetti sconosciuti”, i modelli di riferimento più prossimi sembrano essere “Cena tra amici” o “Il nome del figlio“. O ancora, fatte le debite e opportune proporzioni, il “Carnage” di polanskiana memoria, tratto a sua volta dalla folgorante pièce di Yasmine Reza (sempre a proposito di riferimenti teatrali).

Qui Genovese, specialista nostrano in commedie corali dal retrogusto agrodolce, trasforma la sala da pranzo di un appartamento alto-borghese romano nel palcoscenico su cui si dà schermaglia verbale una compagnia di attori tanto affiatati quanto intensi e convincenti: ci sono i padroni di casa Marco Giallini e Kasia Smutniak, innamorati ma in crisi, ci sono i novelli sposi Edoardo Leo e Alba Rohrwacher, mite lei e un po’ coatto lui, c’è il divorziato sovrappeso e vagamente depresso Giuseppe Battiston, ci sono i separati in casa Valerio Mastandrea e Anna Foglietta, tutti sorrisi forzati e occhiate torve.

Nel tempo di una cena, che coincide simbolicamente (sic) con il tempo di un’eclissi lunare, lo straordinario nell’ordinario, ogni personaggio sarà messo a nudo con impietosa complicità degli altri, ogni certezza sarà messa in discussione, ogni equilibrio sarà scosso e sovvertito, ogni ordine sarà compromesso (forse) irrimediabilmente. Nessun flashback ad appesantire la narrazione, nessuna inutile ellissi o digressione, completo rispetto delle tre unità aristoteliche. Come a teatro, appunto.

Il regista mette in scena un copione, è il caso di dirlo, che è una mitragliata di parole sempre più piccate, avvelenate e feroci, in un crescendo di meschinità e crudeltà che costringe infine i personaggi a uscire di scena uno ad uno, ormai soli, arresi, sconfitti.

Con “Perfetti sconosciuti” Paolo Genovese realizza quello che è probabilmente il suo film più maturo e compiuto, impreziosito da una scrittura di grande scioltezza e a tratti genuinamente brillante. E si distingue dai vari Brizzi, Zalone e Miniero nel novero dei nuovi “maestri” della commedia all’italiana.

Il film però non riesce mai a raggiungere il respiro ampio dello spaccato socio-generazionale, come seppero fare a modo loro “Compagni di scuola” di Verdone e pure “L’ultimo bacio” di Muccino, e purtroppo l’autore dimostra di non poter evitare le secche della più becera retorica, alla ricerca di una “morale” ad uso e consumo del pubblico più distratto. Si pensi, per esempio, all’agghiacciante metafora ripetuta più volte dei telefonini come “scatole nere” delle nostre vite.

L’inciampo definitivo si consuma in chiusura: il finale conciliatorio, che è tristemente amaro ma sembra lieto, finisce per disinnescare il cinico gioco al massacro condotto con programmatica perizia per tutta la durata del film. Un epilogo posticcio che, aggravato dalla metafora indigesta dell’eclisse lunare, sembra avere il solo scopo di pacificare lo spettatore con la propria realtà di (supposte) bugie e ipocrisie quotidiane. Come dire, il re è nudo, ma non indichiamolo.

14/02/2016

Cast e credits

Distribuzione
Medusa Distribuzione
Durata
97'
Produzione
Leone Film Group, Lotus Production, Mediaset, Medusa Film
Sceneggiatura
Paolo Genovese, Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini, Rolando ROvello
Fotografia
Fabrizio Lucci
Montaggio
Consuelo Catucci

Trama

Durante una cena, un gruppo di quarantenni colti, benestanti e progressisti, amici sodali da tempo, decide, un po’ per gioco e un po’ per sfida, di condividere pubblicamente i propri telefonini e di leggere ognuno i messaggi, le mail, le chat degli altri. Il dramma è servito.

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