Portuali

Portuali


Perla Sardella

Documentario | Italia
(2024)

Spero venga la guerra con i suoi orrori e le sue stragi

Solo allora capirai che potevi far qualcosa

Wretched 

 

“La chiamata”: così, con enfasi quasi biblica, era ribattezzata la convocazione degli aspiranti camalli che ogni mattina affollavano il porto di Genova. Una massa sgomitante a cui, caso più unico che raro, veniva comunque corrisposto un obolo qualora non avessero ottenuto il lavoro. Lavoro che non era certo un bagno di salute (basti pensare alle vittime da bollettino di guerra mietute dalla silicosi), ma che quantomeno vedeva in campo un sindacato battagliero e un padronato meno spietato che altrove. Quest’ultimo lato della barricata ha da tempo cambiato faccia: “Il porto è una macchina inesorabile, una miniera infernale. È l’immagine stessa del capitalismo globale nel ventunesimo secolo”, apprendiamo dal libro-inchiesta “Le frontiere del mondo” di Andrea Bottalico, dedicato all’oscuro universo geometrico dei container. Ancora intatta è invece la pelle dura dei nuovi lavoratori del porto, mirabilmente ritratti nel primo lungometraggio della marchigiana Perla Sardella, autrice anche della fotografia e del montaggio.

Ad aprirlo e chiuderlo, sulle note strozzate del sax di Alabaster DePlume, sono materiali d’archivio che documentano quel mondo di fatica e orgoglio. Tirare in ballo la pellicola qui non è certo un vezzo hipsteroide, semmai la prova del filo diretto tra le lotte di ieri e di oggi. Ulteriore nota di merito, il proemio e il congedo sono le uniche occasioni in cui si ricorre sia al found footage sia al commento musicale, senza negarsi qualche straniante manipolazione (i movimenti in reverse dei primi cinque minuti). Lo stesso rigore formale permea tutte le scelte della regista, pienamente consapevole dei suoi obiettivi e dei suoi strumenti: niente interviste, niente voice over, niente didascalie se non concentrate nei tableux che di tanto in tanto intervallano il montato, peraltro di pregevole confezione (i testi si materializzano dal basso verso l’alto con un incisivo font rosso, unica concessione al background arty dell’autrice). A contenuti coerenti, forme coerenti, sembra chiosare Sardella.

Mosca sul muro di ammirevole discrezione, la camera plana tra assemblee fluviali e impavide manifestazioni che chiariscono la natura sui generis dei soggetti in esame: i portuali genovesi non si limitano a perorare la loro causa, ma portano avanti una crociata senza quartiere contro il traffico di armi di cui la Superba è ben noto scalo, per nulla intimoriti dalle innumerevoli denunce e minacce di cui son fatti bersaglio. Ben consci che non c’è rivoluzione senza condivisione, nelle loro arringhe auspicano una saldatura tra tutti i dissidenti del Mediterraneo, in un afflato internazionalista che sempre più di rado attraversa gli slogan di categoria.

Se nei documentari d’osservazione fa spesso gioco pedinare un protagonista, la regista ne trova uno maiuscolo in Josè Nivoi, sindacalista USB e portavoce del CALP, il portentoso Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali autore dell’imperdibile “Fino all’ultimo di noi”, edito l’anno scorso da Red Star Press. Un personaggio d’altri tempi e fuori dal comune, tabagista incallito e impetuoso oratore, a suo agio (più o meno) sulle banchine del molo quanto al Parlamento Europeo. Cicerone affabile e grintoso, è lui a farci strada tra un’umanità dai modi spicci ma dal cuore grande, in cui le vecchie generazioni vegliano sulle nuove senza pretese indottrinanti. Ed è così che conosciamo anche Bruno Rossi, tenero vegliardo che negli anni si è fatto simbolo vivente della causa portuale.

Rivendicazioni sindacali, ma non solo: c’è spazio anche per la straziante vicenda della figlia di Bruno, Martina, precipitata nel 2011 da un hotel di Palma di Maiorca per sottrarsi a uno stupro. È stata la tenacia investigativa del padre a incastrare i due autori, non predatori dei bassifondi ma “bravi ragazzi” di buona famiglia, rivoltante categoria umana messa alla berlina, proprio nella Genova degli scorsi mesi, dall’impietoso j’accuse dalla consigliera comunale Francesca Ghio, rimbalzato sulle cronache nazionali tra gli sfottò maschilisti. Alla barbara vigliaccheria di chi confida nell’impunità risponde per le rime la solidarietà dei compagni di Bruno, compatti e sul pezzo anche all’asciutto, sempre e comunque dalla parte delle vittime. Una sberla a mano piena contro chi vorrebbe le battaglie compartimentate come la stiva di una nave.

Nelle burrascose settimane in cui la parola “riarmo” viene pronunciata con inquietante sconsideratezza, “Portuali” ci invita a non sottrarci ai nostri doveri civici, riproponendo un modello di resistenza dal basso di cui abbiamo tremendamente bisogno.

15/03/2025

Cast e credits

Distribuzione
OpenDDB
Durata
81'
Produzione
Berenice Film
Fotografia
Perla Sardella
Montaggio
Perla Sardella
Musiche
Alabaster DePlume

Trama

Le lotte del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, tra rappresentanza di categoria e contrasto al traffico internazionale di armi.
Ketticè
Ketticè

Al suo secondo lungometraggio, Giovanni Tortorici ripropone la matrice autobiografica e il ritratto dell'adolescenza negli anni '10, nonché il suo stile ancora acerbo, in sintonia con i personaggi rappresentati

Hokum
Hokum

Terza pellicola dello specialista dell'horror irlandese Damian McCarthy la suggestiva "Hokum" cerca di espandere i confini volutamente angusti del suo cinema ad altri immaginari e sottogeneri, mostrando la versatilità del suo regista al netto di alcuni limiti di scrittura

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale