Rango

Rango


Gore Verbinski

Animazione, Commedia, Western | Usa
(2011)
Gore Verbinski a Hollywood è come Rango nella cittadina di “Polvere”: un “alieno” a cui è stato concesso un grande potere, che forse nemmeno lui sa come usare. Con i miliardi (non milioni) incassati dalla trilogia de “I Pirati dei Caraibi” può permettersi di imbarcarsi in progetti folli, e francamente suicidi, come il nerissimo “The Weather Man” o, appunto, questo “Rango”. Il film d’animazione prodotto dalla britannica GK films e dall’americana Nickelodeon è un colosso da oltre centotrenta milioni di dollari che raggiunge nuove frontiere visive per quanto riguarda il fotorealismo di personaggi e ambientazioni (le animazioni sono a cura dell’ Industrial Light & Magic). Ma è molto di più.

La vicenda del camaleonte imbranato e in cerca d’avventura che capita in un mondo da western popolato da facce strane non assomiglia a nient’altro nel panorama “mainstream” contemporaneo. Il camaleonte, prima di ribattezzarsi “Rango”, è un personaggio senza nome, pirandellianamente in cerca d’autore, che trascorre la vita all’interno di una teca di vetro, annoiandosi, dando vita con la propria immaginazione ai personaggi inanimati che lo circondano. Un imprevisto e la sua vita cambia in pochi secondi: da solo in mezzo ad un assolata highway (dove viene investito da Hunter Thompson e dal Dr. Gonzo!) il protagonista arriva nella desertica cittadina “Dirt”, polvere, che sta rapidamente esaurendo le scorte d’acqua ed è in cerca di uno sceriffo che mantenga l’ordine in questi tempi di caos. Il camaleonte amante di Shakespeare coglie la palla al balzo e si cala nel ruolo del pistolero tutto d’un pezzo, ingannando gli ignari abitanti di “Dust” e promettendo di far luce sul mistero della scomparsa delle risorse idriche. L’intreccio poi si fa molto più intricato, e si arriva a citare implicitamente “Chinatown” (il personaggio del sindaco-tartaruga, doppiato in originale da Ned Beatty è un esplicito riferimento a John Huston nel capolavoro noir di Polanski), e molto più platealmente classici western come “Mezzogiorno di fuoco” e “Per un pugno di dollari (la colonna sonora di Hans Zimmer con i Los Lobos che musicano il trio di gufi, riecheggia Morricone e Berstein), ma c’è spazio anche per la celeberrima “Cavalcata delle valchirie” di “Apocalypse Now” (qua non ci sono gli elicotteri, ma pipistrelli con mitragliatore incorporato).

 

Ironico che il film di Verbinski arrivi in sala poche settimane dopo “Unknown” di Jaume Collet-Serra, pellicola profondamente diversa negli intenti e nella messa in scena, ma che ugualmente rifletteva sul tema dell’identità e della recitazione in un universo senza punti di riferimento. Il camaleonte (altra scoperta metafora) Johnny Depp, come il killer interpretato da Liam Neeson, trova uno scopo solo nel momento in cui impersona un ruolo, imitando la goffa camminata degli abitanti locali, ricorrendo ad un campionario di pose e riferimenti ad un immaginario cinematografico in via d’estinzione. E qui Verbinski alza il tiro, perchè l’intera avventura vissuta dal protagonista potrebbe tranquillamente essere solo frutto della sua fantasia. Le ambiguità restano, e sono sconcertanti per un film indirizzato in primo luogo ai più piccoli, ma se analizzato sotto questo punto di vista “Rango” è molto più sottile e raffinato di altri recenti pellicole “psicologiche” come “Il cigno nero” (in cui non viene messo mai in dubbio che la vicenda sia filtrata attraverso la mente distorta e malata della Portman). Nella sequenza più metafisica e coraggiosa del film di Verbinski, Rango incontra, sperduto in una landa deserta (che ricorda da vicino il mondo oltre la vita di “Pirati dei caraibi: Ai confini del mondo”) lo “spirito del west”, un personaggio “senza nome”, con i tratti fisiologici di Clint Eastwood, che indirizza il protagonista sulla via giusta da intraprendere, e lascia intuire la natura immaginifica dell’avventura. Rango, come i protagonisti di “Inception“, ricrea con la propria mente un mondo di cui ha solo sentito parlare nelle storie e nei film, e ne celebra al contempo il (definitivo) tramonto (l’avanzare della città, le ragioni “capitalistiche” del vero cattivo), laddove i Coen con “Il grinta” si limitavano al calligrafico omaggio.

In mezzo a questa vastità di temi e possibili letture può esserci spazio per lo “spettacolo”? Sì e no. Perché il ritmo va a singhiozzo, procedendo tra pause riflessive e sorprendenti (l’incipit, o il già citato incontro con lo “spirito del west”) e brusche accelerazioni e sequenze da blockbuster (l’inseguimento tra i canyon), i dialoghi sono spesso nonsense e ricchi di riferimenti al mondo “adulto”, i personaggi animati con tale realismo da risultare poco antropomorfi e quindi “sgradevoli” per i bambini. “Rango” è un film d’animazione forse “troppo” intelligente e d’autore (come “Fantastic Mr. Fox” di Anderson, ma meno snob) per accontentare tutti, e spetterà al pubblico l’ultima parola. Ma uscire dalla sala convinti di aver assistito a qualcosa di davvero “nuovo” e originale non è poco coi tempi che corrono.

10/03/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Rango
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
107'
Sceneggiatura
John Logan
Scenografie
Mark ‘Crash’ McCreery
Montaggio
Craig Wood
Musiche
Hans Zimmer

Trama

Rango è un camaleonte imbranato che capita per caso in una cittadina del deserto chiamata "Dirt". I banditi fanno i propri comodi, e gli spaventati abitanti di Dirt sono alla ricerca di un nuovo sceriffo, e Rango sembra essere perfetto per quel ruolo...
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