4 mesi, 3 settimane e 2 giorni

4 mesi, 3 settimane e 2 giorni


Cristian Mungiu

Drammatico | Romania
(2007)

Il cinema rumeno si è abbattuto sul grande schermo come un ufo, e soltanto da una manciata di anni, attraversando le porte del Festival di Cannes. Qualcuno potrebbe obiettare rispondendo che cineasti come Radu Mihailanu, Lucian Pintilie e Mircea Daneliuc sono in realtà attivi già da parecchi anni. Ma se l’autore noto in italia per “Train de Vie” si è da subito globalizzato facendo suo un ben evidente tocco occidentale, quanti spettatori, anche tra i più attenti, possono dire di conoscere bene gli altri due nomi di cui sopra?

Qualcosa è forse cambiato: negli ultimi anni il Festival di Cannes ha presentato, e puntualmente premiato, in sezioni collaterali i seguenti film: “La morte del signor Lazarescu” di Cristi Puiu, “A est di Bucarest” di Corneliu Porumboiu, “Come ho trascorso la fine del mondo” di Catalin Mitulescu, “California Dreaming” di Cristian Nemescu e soprattutto “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” di Cristian Mungiu. Presentato nella sezione principale, si è aggiudicato la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, destando entusiasmo già dalla prima proiezione per la stampa.

Cristian Mungiu è un quarantenne ex insegnante, che debuttò alla regia nel 2002 con “Occident”. Il suo ultimo film dovrebbe comporre il primo tassello di una trilogia intitolata “Tales from the golden age”, dedita a scavare nel tunnel del regime Ceausescu, attraverso scene di vita quotidiana, piccoli o grandi drammi che offre la vita.

Le parole del regista sono chiare: “In Romania, dal 1966 al 1989 l’aborto è stato illegale, e durante questo arco di tempo le sole cifre ufficiali offrono un quadro a dir poco allarmante: sono novemila le donne morte a causa di interruzioni di gravidanze clandestine”.

Se alcuni dei film sopra citati adoperavano le armi dell’ironia e spingevano il tasto, comunque dolente, su andamenti grotteschi, nel film di Mungiu c’è ben poco da ridere.

La pellicola si pone proprio alla vigilia della caduta del regime Ceausescu, e sembra suggerire l’impossibilità di liberarsi del passato. Certo, dopo la fine della dittatura, l’aborto divenne atto legale, ma il passato lascia tracce indelebili, tanto più che “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” non è semplicemente un film sul tema dell’aborto. Piuttosto, utilizza tale scottante tema per farsi portavoce di un dramma sociale, di una nazione che non riesce a crescere e che, nonostante presunti sforzi, continua a indossare abiti poveri e non sufficientemente al passo con i tempi.

Il film è praticamente ambientato in un solo giorno, e percorre la Via Crucis di due ragazze: Otilia e Gabita, che condividono la stessa stanza in una squallida casa dello studente.

La componente thriller emerge sottopelle tra inquietudini e movimenti meccanicamente insignificanti: una valigia da fare, delle sigarette da acquistare. Un viaggio? Un movimento poco raccomandabile? A un quarto del film, ecco saltare fuori la terribile verità: una delle due, Gabita, deve affrontare un doloroso aborto (il titolo del film indica il periodo trascorso dall’inizio della gravidanza) e l’altra, Otilia, l’aiuta. Non sveliamo di più, anche se la trama conta relativamente. Ciò che conta sono le scorribande notturne di Otilia, che si muove come una talpa agonizzante tra stradine putride, condomini fatiscenti e famiglie che incorporano indissolubilmente il menefreghismo e il marcio accumulato nei loro ultimi decenni di vita.

E Mungiu fa tutto ciò adoperando uno stile che non bada a complimenti: con la sua mobilissima mdp pedina Otilia, per poi fermarsi in lunghi piano sequenza, talvolta a camera fissa (esemplare e terribile la cena a casa dei genitori del ragazzo).

Si può discutere se alcune scelte visive e se alcune attese portate all’estremo siano giustificate o meno (ma la tanto discussa scena del feto sul pavimento è coerente con il percorso fin lì intrapreso), si può mettere in dubbio se la Palma d’Oro sia un premio all’importanza dell’operazione, piuttosto che alla qualità artistica (comunque notevole) di questa opera seconda, ma è fuori discussione la lucidità di Mungiu, che con impressionante durezza e concreta tensione ci presenta un quadro terrificante e mai riconciliato di una società all’inferno.

Memorabile la protagonista Anamaria Marinca.

01/01/1970

Cast e credits

Titolo Originale
4 luni, 3 săptămâni şi 2 zile
Distribuzione
Lucky Red
Durata
113'
Sceneggiatura
Cristian Mungiu
Fotografia
Oleg Mutu

Trama

Romania, vigilia del declino di Ceausescu. Otilia e Gabita dividono la stanza in un pensionato universitario. Una delle due è incinta, e per loro comincia il calvario per trovare il modo di abortire illegalmente.
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