L’altra verità

L’altra verità


Ken Loach

Drammatico | Gran Bretagna
(2010)

Non è la prima volta che Ken Loach abbandona i confini della perfida Albione per gettare un ponte (le sue trasferte, anche quelle temporali, mantengono sempre il cordone ombelicale col suolo patrio odierno) su grandi questioni di politica estera, siano esse il Nicaragua sandinista, la Spagna della guerra civile, in questo caso L’Iraq dell’ultimo conflitto. Solitamente la critica si è mostrata fredda, forse eccessivamente, nell’accogliere tali performance del cineasta britannico; pressoché impossibile, tuttavia, difendere “L’altra verità”, non stendere un velo di silenzio sullo stile adottato, soprassedere sui continui cambi di focalizzazione, sulla confusione dei generi, sulla scelta dei comportamenti dei personaggi.

Parallelamente alle questioni (para)militari, Loach imbastisce un virtuale triangolo amoroso tra: Frankie, l’assente del trio in quanto contractor assassinato in Iraq e la cui morte, o meglio l’indagine intorno ad essa, costituisce il MacGuffin del film; l’amico, al limite dell’attrazione omosessuale, sin dai tempi dell’infanzia Fergus, investigatore de facto dei tragici eventi; la bionda Rachel, moglie del primo ma amata, con tanto di nome tatuato sul braccio, anche dal secondo, per quanto sia l’unica “cosa” che i due non abbiano mai condiviso. L’autore insegue una calcolatissima ambiguità nel rapporto tra i due superstiti, alternando meccanicamente atteggiamenti inspiegabili a svolte telefonate. L’interessante scelta di un eroe negativo, così diverso dai precedenti protagonisti loachiani, è pertanto vanificata, nonostante una presa di coscienza coerentemente sui generis, segnata per altro da esiti (vendetta e suicidio) anomali per la poetica di un progressista come Loach.

Ma è sul fronte bellico che era lecito aspettarsi di più da un cineasta smaliziato e ben conscio dei limiti intrinseci di un film in cui le vittime sono gli aggressori (il personaggio che interviene a ricordarcelo, il musicista iracheno, è alquanto imbarazzante, nonché ininfluente). Non riuscendo mai ad approfondire la denuncia delle menzogne dei report ufficiali delle agenzie di sicurezza private, accennando soltanto al giro degli interessi economici in gioco, il regista e il suo fido sceneggiatore Paul Laverty riducono le contraddizioni della guerra in Iraq a un fatto di jus in bello, in cui qualcuno rispetta le regole di ingaggio, qualcun altro le viola. E sono gli stessi che vanno a giocare a golf, visto che la polemica classista, in questo caso di bassissima lega, non poteva mancare. Un gran pasticcio irrisolto (per stessa ammissione del pessimistico prefinale), un passo falso da dimenticare in fretta.

25/04/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Route Irish
Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
109'
Produzione
Sixteen Films, Why Not Productions, Wild Bunch
Sceneggiatura
Paul Laverty
Fotografia
Chris Menges
Scenografie
Fergus Clegg
Montaggio
Jonathan Morris
Musiche
Isobel Griffiths

Trama

Frankie e Fergus sono due amici che lavorano come guardie per una società privata che si occupa di sicurezza in Iraq. Quando Frankie viene ucciso sulla strada che collega l'aeroporto alla Green Zone, la zona franca di Baghdad, Fergus è devastato dal dolore e dal senso di colpa. Poco convinto dalla spiegazione ufficiale decide di indagare per proprio conto e di andare in fondo alla vicenda per scoprire le reali cause e circostanze che hanno causato la morte dell'amico.
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