Breve storia d’amore

Breve storia d’amore


Ludovica Rampoldi

Commedia, Drammatico | Italia
(2025)

Ludovica Rampoldi, già sceneggiatrice al fianco di autori come Marco Bellocchio e Gabriele Salvatores, esordisce alla regia con “Breve storia d’amore”, provando a indagare le relazioni borghesi contemporanee attraverso un’osservazione attenta dei comportamenti e delle dinamiche dei personaggi. Il racconto si concentra su Lea (Pilar Fogliati), donna irrequieta e insoddisfatta, e sull’incontro con Rocco (Adriano Giannini), che dà inizio a una relazione clandestina destinata a sconvolgere le vite delle due coppie protagoniste. La narrazione si sviluppa attraverso scambi minimi, sguardi e silenzi, costruendo una rete di tensioni emotive che raramente trova riscontro nei dialoghi.

Rampoldi privilegia il dettaglio psicologico, accompagnandolo a una messa in scena misurata benché spesso didascalica. Gli spazi domestici e urbani, dalle case ordinate ai piccoli bar, diventano strumenti di caratterizzazione sociale, mentre le scelte di campi medi e piani ravvicinati isolano i protagonisti nel loro microcosmo emotivo. La fotografia alterna tonalità calde e fredde per segnare il passaggio dall’intimità alla tensione, dall’attrazione alla disillusione, e utilizza la profondità di campo per articolare il rapporto tra vicinanza e distanza, trasformando l’ambiente in estensione dello stato interiore dei personaggi. La struttura del film alterna sequenze di osservazione quasi microscopica dei comportamenti e degli ambienti, a momenti in cui le tensioni interne esplodono in situazioni conflittuali.

Il lavoro degli interpreti sostiene pienamente questa lettura: Pilar Fogliati restituisce a Lea una complessità credibile, trasformandola nel fulcro del racconto, mentre Adriano Giannini e Andrea Carpenzano creano contrappunti emotivi efficaci, e Valeria Golino, pur con uno spazio più limitato, assume la funzione di bilanciamento morale.

Nonostante l’equilibrio tra attenzione psicologica e rigore formale, “Breve storia d’amore” non riesce sempre a sottrarsi alla prevedibilità: la riflessione sulla crisi della coppia borghese è un territorio ampiamente esplorato nel cinema italiano ed europeo, e Rampoldi non tenta vie narrative radicali. Alcuni episodi, come la sequenza determinante del tradimento e delle sue conseguenze, risultano fin troppo sbrigativi rispetto alle premesse e alle ambizioni di osservazione e analisi del film. Tuttavia, la precisione della regia e la misura nell’osservazione delle coppie, la cura per la costruzione dello spazio e dei dettagli scenici, e l’equilibrio tra lentezza contemplativa e pathos drammatico restituiscono frammenti di autenticità e verità emotiva.

Il film si configura così come un esordio abbastanza promettente: un film di osservazione e riflessione, in cui la regista combina attenzione al dettaglio psicologico e controllo formale della messa in scena, riuscendo a restituire con coerenza la complessità dei sentimenti e delle dinamiche sociali. Pur soffrendo di una certa retorica e di prevedibilità narrativa, l’opera dimostra la capacità di orchestrare interpreti, spazi e atmosfere per sondare la fragilità, il desiderio e la solitudine dentro la borghesia contemporanea, offrendo un esempio di cinema attento e calibrato, capace di analizzare la vita interiore dei personaggi senza scivolare nell’enfasi.

03/11/2025

Cast e credits

Titolo Originale
Breve storia d'amore
Distribuzione
01 Distribution
Durata
98'
Produzione
HT Film, Indigo Film, Rai Cinema
Sceneggiatura
Ludovica Rampoldi
Fotografia
Gogò Bianchi
Scenografie
Massimiliano Nocente
Montaggio
Francesca Calvelli
Musiche
Fabio Massimo Capogrosso
Costumi
Stefano Ciammitti

Trama

Due coppie, quella dei trentenni Lea e Andrea, e quella dei cinquantenni Rocco e Cecilia, vedono le loro vite incrociarsi quando Lea incontra Rocco in un bar e inizia con lui una relazione clandestina che, apparentemente un tradimento come tanti, prende una piega imprevista quando Lea comincia a infiltrarsi nella vita di Rocco e coinvolge i rispettivi compagni in una resa dei conti finale.
Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse