La canzone del mare

La canzone del mare


Tomm Moore

Animazione | Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo
(2014)

Successivamente alle ultime tappe dei maestri nipponici dello Studio Ghibli, si può immaginare il disegno bidimensionale della vecchia Europa come ultimo dei possibili lasciti di un’animazione che nei gonfiori iper-tecnologici sfida nuove frontiere dello sguardo cinematografico che, talvolta, anche quando gli esiti risultano essere sorprendenti sacrifica il gusto della narrazione e della sincerità.

Era il discorso che si faceva ai tempi dell’uscita di “L’illusionista” di Sylvain Chomet, film che calava il sipario su un’epoca e su un modo di pensare e realizzare cinema d’animazione se non perduto destinato nella contemporaneità a pochi nostalgici.

Affascina già la sola idea di  trovare nella verde e magica Irlanda un giovane esponente di un’animazione tradizionale che per rigenerarsi pesca a piene mani nella storia e nel folklore della propria terra.

Il regista Tomm Moore cerca di dare una forma alle tante storie e leggende locali ascoltate nel corso della sua infanzia. Donare dunque ai bambini di oggi la meraviglia udita e poi fantasticata da un bambino di ieri. Una forma di educazione del saper guardare contemporaneamente a un’altra animazione e a sognare attraverso le storie tramandate dai nostri avi.

“The Secret Of Kells”, primo e già notevole lungometraggio di Moore (purtroppo ancora oggi inedito in Italia), azionava questa idea situandosi nell’abbazia fortificata di Kells del IX secolo, rendendo la coabitazione tra Storia e miti con naturalezza impercettibile agli occhi dell’odierno spettatore.

L’opera seconda “La canzone del mare” comincia con un epilogo ambientato nel 1981 per poi spostarsi e svilupparsi sei anni dopo qugli antefatti. In tal modo, optando per una contemporaneità non lontana ma non attraversata dal pubblico più giovane, ingloba la narrazione in uno spazio-tempo dove l’incantatorio svolgersi della vicenda trova la magia in un oggi che sa sospendere la propria incredulità.

L’isola al largo della costa irlandese è un microcosmo lontano dalle insidie urbane e in un certo qual modo risulta già essere imbevuta di un alone fiabesco. Per delineare luoghi e storie Moore e il direttore artistico Adrien Merigeau si sono ispirati in particolar modo al pittore paesaggista irlandese Paul Henry che catturava la realtà dell’ambiente spogliandola di qualsiasi ipotesi modernista.

Il disegno avvalora questa idea basica con ideali scenografie che a detta del regista sono ispirate da altri pittori (da Paul Klee a Vasilij Kandinskij). Si ottengono così fotogrammi dove il disegno è arricchito da una sorta di arabesco che dona all’immagine la possibilità di moltiplicare le possibilità della tecnica d’animazione, finendo per fornire un illimitato senso di fantasia visiva.

Passando l’azione dall’isola alla grande città, la storia non ci presenta tanto la canonica contrapposizione tra vecchio mondo incontaminato e metropoli assuefatta da vizi e una distruttrice tecnologia. La linea narrativa segue piuttosto le insidie che presenta il percorso di Ben, predestinato salvatore della sorellina Saoirse (e del cane Cú).

Se la figura della sirena abbraccia folclori e mitologie di disparate nazioni ed è stata protagonista di opere note ai più (da Andersen alla Disney), meno note sono le Selkie, creature che da foche possono trasformarsi in esseri umani e che nella mitologia irlandese erano protagoniste di allegorie sul dolore della perdita di una persona amata. Figura centrale della pellicola, Selkie era l’amata madre del piccolo Ben e Selkie è la sorellina Saoirse. Il tragitto, che prevede ideali prove da superare che a loro volta rimandano a ulteriori figure folkloristiche o comunque fantastiche (vedi il dio del mare Manannan mac Lir o Macha, la strega gufo), è consapevolezza e superamento dell’elaborazione del lutto, ma anche romanzo fanciullesco per scavalcare il primo ostacolo delle insidie adolescenziali.

Come le più classiche fiabe della narrativa insegnano, i canovacci del racconto abbinano al lato di meraviglia, visto attraverso gli occhi di bambini, aspetti tristi e malinconici. La cupezza del racconto viene in tal modo filtrata e trascesa tramite la costruzione del racconto morale. Le grandi e piccole paure tipiche dell’infanzia mutano e trovano altri sensi e prospettive proprio quando lo spirito viene per forza di cose declinato in penombre e difficoltà. Con un superamento che avvalora e rende imprescindibili le piccole e grandi storie udite nei primi anni di vita. Da raccontare ancora e ancora.

28/06/2016

Cast e credits

Titolo Originale
Song of the Sea
Distribuzione
Bolero Film
Durata
93'
Produzione
Cartoon Saloon, Mélusine Productions, Superprod
Sceneggiatura
Will Collins
Scenografie
Adrien Merigeau
Montaggio
Darragh Byrne
Musiche
Bruno Coulais

Trama

La storia di Ben e della sua sorellina Saoirse – l’ultima bambina foca – che si avventurano in un viaggio fantastico attraverso un mondo sbiadito di antiche leggende e magia nel tentativo di ritornare nella loro casa vicino al mare
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