Un castello in Italia

Un castello in Italia


Valeria Bruni Tedeschi

Commedia, Drammatico | Francia
(2013)

Unica donna tra i registi in concorso alla Croisette edizione 2013, Valeria Bruni Tedeschi attinge a mani basse dall’autobiografia e mette in scena la sua stessa famiglia, celebre sorella esclusa, fratello morto di Aids compreso: Ludovic (Virginio nella realtà) è un al solito strepitoso Filippo Timi, a giudizio di chi scrive tra i maggiori attori al mondo, gloria di cui il nostro paese non sa vantarsi; per entrare nella parte ha perfezionato il francese con il metodo Tomatis ed è dimagrito diciotto chili; i risultati sono strabilianti, e non è una novità. A completare il parco protagonisti troviamo la stessa Bruni Tedeschi (nel film si chiama Louise), sua madre Marisa Borini, il suo ex compagno Louis Garrel nel ruolo, più o meno, di se stessi. A far da contorno riconosciamo i camei di Silvio Orlando, Omar Sharif e Pippo Delbono (anch’egli sieropositivo nella realtà, difficile pensare che sia nel film per puro caso) e apprezziamo lo spazio dedicato all’ottimo Xavier Beauvois, perfetto nell’impersonare il molesto Serge, voce proletaria e rude che fa da controcanto a modi e tenori di vita non più così tanto altolocati.

I nomi sono modificati (sempre però con doppio cognome: Rossi Levi), ma sono autentiche le vicende di una famiglia dell’alta borghesia industriale piemontese che vive in Francia e sconta una inesorabile decadenza economica, che la porta a decidere se alienare la proprietà del castello del titolo (situato a Castagneto Po), del parco circostante, di prestigiosi e quotatissimi quadri della collezione di casa, tra cui un Bruegel. Da un lato ci sono le pressanti esigenze finanziarie, dall’altro la memoria del fu capo-famiglia, legatissima alla sorte del sontuoso immobile e delle relative pertinenze.

Se dunque anche i ricchi piangono, come ci ricorda il titolo della celebre telenovela citato dalla servitù dei Rossi Levi, l’autrice la prende sul ridere, non si avverte la benché minima seriosità, al contrario la comicità risulta talvolta fuori controllo. Se nelle sequenze dello stupro interrotto dal maggiordomo (scena sconsigliata alle femministe), della prova respiro sul cadavere, del prete che arriva trafelato col trolley al funerale c’è un pizzico di genio, non altrettanto si può dire dell’umorismo a basso costo ricavabile da un’inseminazione artificiale (anche l’ultimo Virzì è caduto nella stessa faciloneria), o dal santuario napoletano Santa Maria Francesca delle cinque piaghe di Gesù, dotato di una fantomatica sedia della fertilità.

Da cosa derivano tali squilibri narrativi? Non certo da insensibilità, viste la vena malinconica che innerva il film ravvisabile nella colonna musicabile nostalgica (tra il Buscaglione di “Che sventola” e il finale con la Pavone di “Viva la pappa”), nel sentimento del tempo che passa e della maternità che non arriva nonostante un amante molto più giovane, nella tenera storia di un amore fraterno ai confini dell’incestuoso, nella coscienza del declino sociale suggellata in comico dalla ribellione della protagonista all’asta per il Breugel e in struggente dall’abbattimento di un ippocastano il giorno della morte di Ludovic e della vendita della proprietà a qualche cinese o qualche russo, che si portano via anche la cameriera.

Il limite della Bruni Tedeschi sta probabilmente, oltre in una scrittura a tratti scolastica (troppe situazioni chiuse con un personaggio che si allontana in preda a un moto di isteria), nel voler sminuire la propria intelligenza e il proprio talento, nel prendersi in giro con eccesso di modestia. Così, la Louise del film, oltre che senza un uomo stabile e senza figli, è anche senza lavoro d’attrice, lasciato spontaneamente anni prima, mentre la Valeria vera continua a dirigere (è al terzo lungometraggio) e a recitare. Così, non possiamo credere che l’autrice di “Un château en Italie”, opera imperfetta ma arguta e delicata e dichiaratamente ispirata a modelli “alti” (“Il giardino dei ciliegi” di Cechov, “Il giardino dei Finzi Contini” di De Sica, “Salto nel vuoto” di Bellocchio) si abbandoni nella vita privata a momenti di semi-demenza e si accontenti nella vita filmata di sequenze da cinepanettone.

Film totalmente francese senza coproduzione italiana, nonostante il cast eterogeneo e la recitazione in due lingue, arriverà nelle nostre sale in autunno, distribuito da Teodora.

19/06/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Un château en Italie
Durata
104'
Produzione
Canal+, Centre National du Cinéma et de L'image Animée (CNC), Ciné+
Sceneggiatura
Valeria Bruni Tedeschi, Noemie Lvovsky, Agnès de Sacy
Fotografia
Jeanne Lapoirie
Montaggio
Anne Weil

Trama

I Rossi Levi sono industriali torinesi che vivono in Francia. Causa difficoltà economiche, decidono se vendere il castello che possiedono a Castagneto Po e i preziosissimi quadri della collezione familiare. La crisi si dipana tra la voglia di maternità della protagonista quarantatreenne, che si innamora di un ragazzo molto più giovane, e l'AIDS in fase terminale del fratello.
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