Confessions

Confessions


Tetsuya Nakashima

Drammatico | Giappone
(2010)

And if I’m gonna talk

I just wanna talk

Please don’t interrupt

Just sit back and listen

Last Flowers – Radiohead

Esiste un lungo e oscuro tunnel che noi tutti, a un tratto, dobbiamo imboccare durante il tragitto della nostra esistenza. L’adolescenza è un punto di non ritorno, una guerra sanguinolenta nella quale la fantasia comincia a scontrarsi con le prime luci della realtà e dove l’inconsapevolezza dei propri gesti, delle proprie parole, può trasformarsi in una disarmante potenza (auto)distruttrice. Quando alla psicologia si unisce anche il degenerante fattore sociale delle culture occidentalizzate, ecco che questo lungo e oscuro tunnel rischia a volte di deflagare come una bomba sotto ai nostri stessi occhi.

“Signora, a proposito della vita… Non vale niente”.

Lontano dalle egogentiche fantasie pop di “Kamikaze Girls” e “Memories of Matsuko”, anche l’adolescenza professionale del talentuoso regista nipponico Tetsuya Nakashima sembra essere giunta al capolinea con la maturazione di “Confessions”, tratto dal romanzo di Kanae Minato, cupissimo dramma giovanile presentato in anteprima al FEFF del 2011 e distribuito solo ora in pochissime sale. Come ammette il canto lamentato di Thom Yorke che fa da sfondo alle immagini sullo schermo, è tutto troppo potente, troppo luminoso. Non esiste nemmeno un genere che possa contenere una pellicola del genere: funereo dramma dalle forti tinte psicologiche, denuncia ai danni della società (i media che strumentalizzano tragedie per poi provocare reazioni a catena, per non parlare della famiglia) e delle scuole (non solo i casi di bullismo ma l’istituzione in generale: la parola ignorante è prepotentemente utilizzata nel corso del film), o ancora, revenge movie con improvvisazioni nel campo del legal thriller e addirittura dell’horror. Forse, come suggerisce il titolo, il film può semplicemente riassumersi in un profluvio ininterrotto di confessioni realizzate mediante un quaderno, un blog e una lettera al computer, che coinvolgono più persone e si innescano dopo la prima magistrale mezz’ora, nella quale la giovane professoressa Yuko fa la sua, straziante, di confessione.

Pur assumendo una compostezza mai acquisita sino ad ora, Nakashima non abbandona la sua meticolosa dedizione allo stile e all’estetica dell’immagine. I colori dei suoi film precedenti sono questa volta desautorati per lasciare spazio a una tavola cromatica slavata e pallida, anche se i fotogrammi acquistano in questo modo ancora più enfasi grazie anche all’uso ossessivo della slow motion e all’imponenza della colonna sonora che spazia dalla trascendenza di Bach alla catarsi dei Radiohead. Mediante l’utilizzo di un montaggio ricco di flashback che fa da continuo collante all’avvenimento principale (viene alla mente il “Rashomon” di Kurosawa), la seconda parte mantiene inaspettatamente un livello di pregevole fattura, merito anche di un ritmo incalzante che non allenta mai la presa (paradossale se pensiamo che il film faccia uso di un ralenty incessante)  anche se è inutile negare come la perfezione dei minuti iniziali non raggiunga la stessa sperata sorte nei minutaggi successivi.

Influenzato da parecchi autori quali Chan-wook Park e dal connazionale Sion Sono, “Confessions” si rivela un’esperienza sensoriale profondamente nichilista, un magma di problemi esistenziali di matrice giovanile che non trovano soluzione se non nell’autodistruzione (impatto psicologico messo in scena anche in America, con il recente “Afterschool“). Nessuno ottiene la salvezza, neanche chi la dispensa. Tutti sono tristi complici di una società alla deriva, dove l’emancipazione forzata dell’adolescente metropolitano è promotore di irrispettosità e alienazione, dove la nuova generazione “è ossessionata da sé stessa, la cui unica preoccupazione è di riuscire a sposare una popstar, talmente sciocca da dire che non vuole più vivere”.

“Confessions” è una pellicola potente e informe, che tuttavia, una volta entrata dritta al cuore non ne uscirà per parecchio tempo.

09/05/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Kokuhaku
Distribuzione
Tucker Film
Durata
106'
Produzione
Ishida Yuji, Kawamura Genki, Kubota Yoshihiro, Suzuki Yutaka
Sceneggiatura
Nakashima Tetsuya (dal soggetto di Kanae Minato)
Fotografia
Ato Shoichi, Ozawa Atsushi
Scenografie
Nishio Tomomi
Montaggio
Koike Yoshiyuki

Trama

Una bambina viene trovata morta nella piscina di una scuola. La polizia archivia il caso come un incidente, ma la madre, l’insegnante di scuola media Yukio Moriguchi, non ne è convinta, e, una volta scoperti gli assassini, decide di farsi giustizia da sola
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia