Cosa voglio di più

Cosa voglio di più


Silvio Soldini

Drammatico | Italia
(2009)

“Cosa voglio di più” ovvero: la precarietà dei rapporti umani capitolo due. Se col bellissimo “Giorni e Nuvole” Silvio Soldini ci aveva dimostrato concretamente come potesse una famiglia stabile e sicura finire nel lastrico in poche mosse (passando dall’ambito economico a quello coniugale a quello esistenziale, in un pericolosissimo quanto realistico vortice di risucchio) con questa ultima opera, presentata già a febbraio alla 60ma edizione della Berlinale, l’assioma parte stavolta direttamente dall’ambito delle relazioni sentimentali. Intendiamoci: in due anni non è cambiato molto, la coppia Albanese-Buy e i suoi problemi finanziari non appartiengono al passato, ma, anzi, risultano ancor più attuali reincarnandosi in Anna (Alba Rohrwacher) e Domenico (Pierfrancesco Favino), e più in generale in una società dove sostanzialmente tutto è sempre comunque in bilico: famiglia, soldi, casa, lavoro. Persino adulti con un lavoro stabile e (in teoria) sicuro sono in qualche modo costretti a chiedere prestiti ai parenti (alla zia bisbetica ma generosa, al fratello giornalaio e tirchio), un po’ come si faceva da bambini.

L’assenza di stabilità, però, ora più che mai sembra rispecchiarsi anche nel quadro dei sentimenti: non basta un marito fedele e bonaccione (Giuseppe Battiston) o una moglie tenace e innamorata (Teresa Saponangelo) per garantire la felicità (o meglio, per accontentarsi di quella che si è raggiunta). Basta poco perché tutto rischi di essere compromesso: un incontro casuale, un appuntamento nato più per curiosità che altro, che si trasforma però nella più classica delle “attrazioni fatali”, una serie di frequentazioni clandestine, fugaci e assolutamente passionali in squallidi motel da quattro soldi (dove però quei corpi nudi e abbracciati trasudano una sincerità sorprendente), una relazione che mano a mano diventa sempre più intensa, amorosa e complicata.

Ma vale veramente la pena rischiare tutto solo per amore? Fino a che punto si è disposti a mettersi in gioco, in una società che non ti perdona nessun passo falso? E’ proprio vero che i sentimenti vengono prima di tutto?

Soldini molto pragmaticamente mette in scena questo schema con il suo solito stile realistico, asciutto ed essenziale (macchina a presa a mano, montaggio lineare, prossimità ai soggetti inquadrati) che ci garantisce una vicinanza inevitabile nei confronti dei due protagonisti e della loro vicenda, questo senza dubbio anche a causa della estrema fattibilità della storia narrata (non a caso presa come spunto da un episodio realmente successo a un’amica del regista). Ritrovarsi a pensare più volte “beh, a conti fatti potrebbe succedere anche a me” è abbastanza chiaramente una delle intenzioni principali della pellicola: non a caso Soldini ha evitato accuratamente di fornire un solo punto di vista, come poteva sembrare all’inizio (dove seguiamo quasi pedissequamente la quotidianità di Anna e l’inizio del suo rapporto con Domenico, per poi “scoprire” che pure lui ha una sua vita e famiglia e non è affatto un’entità esterna che non risente dei problemi della relazione), proprio per poter fornire uno “sguardo d’insieme” capace di coinvolgere e parlare direttamente a tutti gli spettatori.

L’altra intenzione è poi senza dubbio quella di esprimere, attraverso la clandestinità dei due amanti, i suoi ambienti vuoti e finti, i suoi scarsi sotterfugi per sopravvivere, i suoi dilemmi e le sue crisi morali, l’estrema difficoltà dell’individuo di potersi realizzare a pieno all’interno dei meccanismi della società moderna, continuando appunto idealmente un discorso iniziato con “Giorni e nuvole” e che, in questo momento, appare tremendamente attuale e di moda.

La Rohrwacher azzecca finalmente una interpretazione da protagonista come si deve, senza enfatizzare o caricare il personaggio, ma dandogli uno spessore e una credibilità più che buona. Favino fa come al solito il suo, questa volta impersonando un calabrese con dovizia di accento e intonazione; ma la vera risorsa attoriale in più è data soprattutto dai comprimari (Battiston, la Saponangelo, ma anche Gisella Burinato, Monica Nappo, Gigio Alberti), tanto poco evidenziati quanto egregiamente tratteggiati ed essenziali per la plausibilità e la convinzione del quadro d’insieme.

“Cosa voglio di più” non uscirà dal seminato del film precedente (del quale, per confronto, inevitabilmente risulta inferiore) ma di sicuro è un’opera che, adesso più che mai, parla di noi in tutto e per tutto. Ci accontentiamo eccome.

01/05/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Cosa voglio di più
Distribuzione
Warner Bros. Pictures
Durata
126'
Produzione
Lumière & Company, Vega Film
Sceneggiatura
Silvio Soldini, Doriana Leondeff, Angelo Carbone
Fotografia
Ramiro Civita
Montaggio
Carlotta Cristiani
Musiche
Giovanni Venosta

Trama

Anna ha un impiego modesto ma sicuro, è vitale, affettuosa con la famiglia, gli amici e con il suo compagno Alessio, col quale ha deciso di avere un bambino. Quello che le manca forse è proprio il coraggio di prendersi una responsabilità definitiva verso il suo futuro.
Quando Domenico irrompe nella sua vita per la prima volta mette a fuoco l'amore, quello fatto di desiderio e passione. La storia fra Domenico e Anna è una ribellione sottovoce che si regge su un equilibrio precario come la loro vita. Fino a quando Anna non decide che vuole molto di più...
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