Dark Crimes

Dark Crimes


Alexandros Avranas

Drammatico, Thriller | Gran Bretagna, Polonia, Usa
(2018)
Chiudevamo, ormai cinque anni fa, l’esame di “Miss Violence“, scandalosa opera seconda di Alexandros Avranas, con un sospetto e un augurio: che la forma sopravanzasse il racconto e che in quel ritratto raggelato di perversa cordialità giacessero in nuce le avvisaglie di un fulgido avvenire.
Ora, questo “Dark Crimes” – già in cantiere nel 2016, ma solo oggi licenziato dalla 102 Distribution – ci impone di riconsiderare il pronostico in chiave meno favorevole, regalandoci il resoconto, in dominante grigioverde, di un fatto di cronaca che nel 2008 ispirò a David Grann (autore del romanzo da cui James Grey ha recentemente tratto “Civiltà perduta“) l’articolo “True Crime: A Postmodern Murder Mystery”.

Sebbene il titolo lasci trapelare un’arguzia un po’ cattedratica, l’episodio è effettivamente romanzesco, seppure di una letteratura da stazione ferroviaria: uno scrittore polacco è accusato di un vecchio crimine irrisolto, dopo che la polizia ha messo in luce le sospette somiglianze del delitto – a tal punto scrupolose da suggerire che solo il colpevole potesse averne così precisa nozione – coi fatti narrati in un suo romanzo. Una vicenda che avrebbe, forse, potuto ispirare una fantasia di Friedrich Dürrenmatt, uno scherzo paradossale di Gilbert Chesterton o, ancora, un’inquieta indagine di Michael Connelly. Avranas, dal canto suo, ne fa l’ennesimo travestimento di un mondo post-umano, in ciò aderendo alle disposizioni di una cinematografia, quella ellenica, guidata oggi dall’ingombrante nome di Yorgos Lanthimos (che, dopo “Il sacrificio del cervo sacro“, si prepara a tornare sul grande schermo con la fantasia in costume “La favorita“).
Come dopo un’infame battaglia o all’esaurirsi di uno sforzo creativo frustrato, la nouvelle vague greca ha giocato a ritrarre un mondo inconsapevole della propria consunzione e tutto teso a ripetersi nelle forme predefinite di un immaginario sterile e pedissequo, in cui la rappresentazione del dolore è umiliata dall’artificio retorico, la violenza scomposta in derive da fumetto e il cinismo fintamente arginato dal ricorso costante a meschine ironie.
Pur, dunque, aderendo per sommi capi al movimento – che movimento vero non è, e più corretto sarebbe, allora, parlare di inclinazione – Avranas vi si muove ai margini; e se in Lanthimos il cinema è un’ipotesi logica da cui dedurre, date certe premesse sulla natura umana, le sue pulsioni, le sue inclinazioni, un qualche assurdo, Avranas fa di quell’assurdo il preambolo di un gioco linguistico, costruendo per sé e gli spettatori un teatrino su cui agitare le proprie abominevoli marionette.

Di questo “Dark Crimes”, infatti, ogni svolta è programmatica, ogni smorfia già consumata, ogni epifania annunciata, ogni dialogo corroso dall’eco di mille simili. Quasi catalogo di spunti da corso di scrittura creativa, il film di Avranas denuncia sornione la propria giocosa prevedibilità già nello scherzo della vittima – un depravato battezzato Sadowski, come si fosse in “Invito a cena con delitto” – e ammette il ricorso a un armamentario dozzinale di invenzioni per marcare ancor più, con un ghigno e un ammicco, la sua natura di oggetto-parodia di certo cinema e certo immaginario. Ed ecco, allora, una Polonia ovviamente sordida e incolore, un intreccio che lega un erotismo corrotto – e come potrebbe essere, altrimenti? – a imbarazzi famigliari, uno scrittore arguto e debosciato, dalla penna felice e la mente turbata, un agente segnato da un passato torbido, che potrebbe attendere quietamente il congedo e, invece, si getta in una rete che lo invischia.
Jim Carrey, occhio inquieto e pelo ispido, tradisce una certa inquietudine morale nei gesti; Charlotte Gainsbourg si produce nei consueti tic di nervoso erotismo. In definitiva, nessuno dei due pare aderire più di tanto al personaggio, ma val la pena domandarsi come altrimenti avrebbe potuto essere, date le premesse.

La regia di Avranas, dal canto suo, fa collidere questa parodia del thriller/noir cinico e dissoluto – che ha spesso abitato, con le sue maschere grezze e incarognite, gli schermi delle occasioni festivaliere – con una messa in scena, al solito, raggelata, di quadri fissi e geometrie spigolose. Se, però, con “Miss Violence”, il gioco poteva ancora dirsi efficace per l’attitudine del greco alla produzione di immagini sì shockanti, ma tali da fare attrito con le consuete forme di rappresentazione e, dunque, capaci di denunciarne l’irriducibile mediocrità, in “Dark Crimes” esso non viene ad alcuna epifania, al punto che il marchiano epilogo ci appare come la definitiva beffa di un cinema condotto sotto il segno del dispetto.

06/09/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Dark Crimes
Distribuzione
102 Distribution
Durata
100'
Produzione
InterTitle Films, Los Angeles Media Fus, Opus Films, RatPac Entertainment
Sceneggiatura
Jeremy Brock
Fotografia
Michal Englert
Montaggio
Agnieszka Glinska
Musiche
Richard Patrick

Trama

Uno scrittore polacco è accusato di un vecchio crimine irrisolto, dopo che la polizia ha messo in luce le sospette somiglianze del delitto coi fatti narrati in un suo romanzo.
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