Re della terra selvaggia

Re della terra selvaggia


Benh Zeitlin

Drammatico, Fantastico | Usa
(2012)

L’esordio cinematografico dell’appena trentenne regista Benh Zeitlin è una meraviglia per gli occhi e per il cuore. “Re della terra selvaggia” (ma il titolo in lingua originale suona “Beasts of the Southern Wild”) è il flusso di coscienza della bambina di sette anni Hushpuppy (Quvenzhané Wallis), curiosa esploratrice del paludoso bayou della Louisiana, che coglie con il suo sguardo gli intricati legami che connettono tutte le cose che animano il suo mondo. Favolistica descrizione d’un mondo ai confini del mondo, d’una vita sull’orlo di una imminente apocalisse, storia di crescita e scoperta, di morte e d’amore “Re dalla terra selvaggia” è una visione che esplode all’interno degli spettatori: con un magico realismo vediamo la Grande Vasca (Bathtub) animarsi e divenire scenario di avventure epiche e oniriche con un retrogusto à-la Twain.

È questa la storia della piccola Hushpuppy e del suo mondo che va piano piano disgregandosi: il padre Wink, severo e amorevole, sta lentamente morendo; una profetizzata alluvione sta per spazzare via il mondo per come lo conosce; gli Aurochs, mitiche creature d’era preistorica, sono prossime al liberarsi dalle glaciali prigioni che li contengono e nuovamente iniziare la loro corsa. Sulla soglia del cambiamento di ogni cosa, Hushpuppy  intraprenderà un viaggio alla ricerca della madre che non ha mai visto, ma solo conosciuto attraverso i racconti del padre.

Con cinepresa ad altezza di bambina, Zeitlin ci fa entrare passo dopo passo in questa atipica storia di formazione dal respiro così ampio che si apre in un’allegoria cosmica sul gioco dei ruoli, sull’umanità e l’animalità, sulla cultura e il mito, su così tante cose che ci è impossibile sintetizzare in una singola recensione. La bravura tecnica e narrativa del cineasta statunitense trasforma un progetto indipendente dal budget ridicolo in un vero e proprio miracolo cinematografico che fiorisce, non secondariamente, anche grazie all’interpretazione della piccola protagonista Quvenzhané Wallis (qui esordiente e subito accaparrata da Steve McQueen per il suo prossimo lavoro “The Twelve Years a Slave”), cinque anni al momento del casting e una statura artistica che non può essere misurata in centimetri. Lo sguardo della bambina non distingue realtà e fantasticheria, così ci troviamo immersi in un mondo magico di avventure che il motore della pura immaginazione piega di volta in volta nelle tonalità della favola o dell’incubo. Come in un sogno lucido veniamo attratti dall’occulta forza di un universo dove il prodigio risiede in ogni cosa, dove tutto si connette e richiama, dove la parola “normale” non ha senso, perché la meraviglia si desta in ogni immagine. L’origine di tutto è, allora, la meraviglia che vuol dire stupore e incanto, anche sgomento e terrore. La meraviglia è l’origine di tutto e la quintessenza del modo di vivere di una bambina non ancora assuefatta dall’abitudine, ancora immersa in una originaria estasi, in un gioco che rende tutto lirica del vivere.

Che cosa è la felicità? questa domanda risuona tra i fotogrammi della pellicola di Zeitlin, che con delicatezza accompagna Hushpuppy alla ricerca del suo “Big Fish“, la sua indipendenza e il suo posto nel cosmo. Il genio creativo del regista americano ci rende spettatori di una visione accecante, di una parabola che scivola nella sua ora e mezza di durata come miele caldo per l’anima, accompagnandoci con un costante voiceover malickiano che ci rende partecipi del mondo iperbolico vissuto dalla bambina, il cui processo di crescita si connette strettamente con la scoperta della fragilità e della caducità di ogni cosa.

Spazzando via le selvagge creature di Spike Jonze questo “Re della terra selvaggia” si impone come un lavoro molto più riuscito, diretto e semplice, ci raggiunge con tutta la sua carica di allucinazione cosciente, parlando in modo semplice e immediato, ma lasciando allo spettatore la possibilità di navigare a lungo attraverso i sentieri emotivi verso cui questo film ha aperto il varco.

Impossibile non avere un giudizio molto positivo di una pellicola che, come “Re della terra selvaggia”, lascia una sensazione tanto vivida e profonda anche quando l’immagine che la veicolava è scivolata nel nero dello schermo al termine della proiezione.

Dopo aver ottenuto notevoli riconoscimenti da pubbblico e critica in giro per il mondo, aver vinto il Gran premio della giuria al Sundance Film Festival 2012 e strappato la Camera d’Or al 65esimo Fesival di Cannes, “Re della terra selvaggia” è stato candidato a 4 Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura non Originale, Miglior Interpretazione Femminile).

12/02/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Beasts of the Southern Wild
Distribuzione
Fox Searchlight
Durata
93'
Sceneggiatura
Benh Zeitlin, Lucy Alibar
Fotografia
Ben Richardson
Scenografie
Alex DiGerlando
Montaggio
Affonso Gonçalves, Crockett Doob
Musiche
Benh Zeitlin, Dan Romer
Costumi
Stephani Lewis

Trama

La piccola Hushpuppy intraprende un viaggio alla ricerca della madre, tra alluvioni e antiche creature preistoriche, che si rivelerà essere un viaggio alla ricerca di se stessa
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