Dieci inverni

Dieci inverni


Valerio Mieli

Commedia, Sentimentale | Italia
(2009)

C’è casualità nel primo incontro, certo, ma almeno uno dei due ci mette del suo: un pizzico di follia, un po’ di faccia tosta. Non ci sono lucchetti e “baby”, certo una prima notte improbabile. Seguono e-mail, ospedali e feste, gelosia e depressione, lauree e figli. Con le urla del caso sotto controllo e la malinconia misurata, sempre smorzata dal tono di commedia all’italiana.

“Dieci inverni” è una commedia sentimentale che parla di ragazzi comuni, con nomi comuni (o quasi) e situazioni ordinarie. Sembrerebbe la cosa più normale al mondo, ma se al nostro cinema togliamo tutti quei ragazzetti mocciani e derivati ci accorgiamo che invece sono pochi i film italiani che esplorano con discrezione l’evolversi di sentimenti giovanili. E con credibilità: seppur costellato da alcune situazioni con un impronta anti-realistica (due sconosciuti trascorrono la notte in una casetta isolata, Vinicio Capossela che si materializza a una festa), la verità traspare e caratterizza la narrazione.

Ad essere aboliti sembrano curiosamente i luoghi. Venezia c’è e di tanto in tanto si vede, ma pare situata fuori dal tempo, in una realtà fiabesca, tanto da sembrare a tratti un tutt’uno con Mosca, che a sua volta vive di una vita situata al di fuori del caos predominante della società contemporanea. Perché? Facile: l’amore resterà fuori dal tempo. E spesso fuori tempo.

La scelta di raccontare esclusivamente attraverso il periodo invernale rende gli ambienti perennemente freddi e innevati. In questo modo è come se l’amore restasse custodito in una sfera. Passano le stagioni, gli anni e le persone, ma il sentimento primario è sempre rimasto intatto, anche se costantemente cosparso da qualche centimetro di neve.

I due protagonisti si muovono all’incirca per dieci anni fuori coordinate. Ognuno per sé e in disfunzione dell’altro, con un comun denominatore che finisce sempre con l’essere ingannato. Un gioco schematico con pochi schematismi e con qualche pausa: dieci inverni son tanti e non tutte le annate conservano la stessa intensità, la medesima urgenza espressiva. E alcune tonalità rischiano di perdersi in sottotrame risapute. Il finale è facilmente immaginabile, ma non intacca un’unione amorosa che sa emozionare. E lascia qualche domanda aperta: Camilla e Silvestro hanno sprecato troppi minuti di non-amore oppure la densità sentimentale ha richiesto tempo per un degno compimento amoroso?

Se l’esordiente Valerio Mieli procede a passo sicuro, riuscendo a rappresentare i sentimenti dei suoi personaggi e a sottrarre il non detto (agli spettatori, se vogliono, il compito di immaginare le dieci estati), la sincerità dell’insieme passa attraverso le convincenti interpretazioni dei due protagonisti, che riescono a rendere discretamente credibile anche il trascorrere degli anni sulla propria pelle, nei loro occhi.

Chi scrive crede che se avesse utilizzato dieci anni di vita per rincorrere la Camilla di Isabella Ragonese, il tempo non sarebbe stato del tutto sprecato.

12/12/2009

Cast e credits

Distribuzione
Bolero Film
Durata
99'
Produzione
CSC Production, Rai Cinema, United Film Company
Sceneggiatura
Valerio Mieli, Isabella Aguilar, Davide Lantieri
Fotografia
Marco Onorato
Scenografie
Mauro Vanzati
Montaggio
Luigi Mearelli
Musiche
Francesco de Luca, Alessandro Forti
Costumi
Andrea Cavalletto

Trama

Nell’inverno del 1999 i giovani Camilla e Silvestro si incontrano su un vaporetto che attraversa la laguna di Venezia. Tra i due scatterà una sorte di colpo di fulmine che sarà però destinato a essere a lungo casto. Tra liti e riappacificazioni, gelosia e malinconia, il rapporto tra i due subirà continue metamorfosi. Finchè dieci anni dopo...
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