End of Watch – Tolleranza zero

End of Watch – Tolleranza zero


David Ayer

Drammatico, Thriller | Usa
(2012)
«God loves cops.»

Alla terza prova dietro la macchina da presa, David Ayer torna a South Central, quartier generale della malavita di Los Angeles, nonché luogo cruciale nel vissuto e nelle opere del regista e sceneggiatore americano. Infatti quella di “End Of Watch” è la Los Angeles sporca, violenta e spietata degli inseguimenti in macchina, degli scontri a fuoco e dello spaccio di stupefacenti: un vero e proprio crocevia dei cartelli della droga e della criminalità organizzata. Insomma, la Los Angeles che avevamo già sperimentato nel classico e solidissimo “Training Day” (scritto dallo stesso Ayer) o nell’interessante “Harsh Times” e nell’ellroyano La notte non aspetta“, i due lavori – per certi aspetti singolari ma non sempre convincenti – del David Ayer regista.
In “End Of Watch” si avverte subito un cambio di registro. La dimensione narrativa, che, rivestendo un ruolo fondamentale nel cinema di genere, è solitamente “rigida” e ben organizzata in una climax ascendente di colpi di scena e trovate ad effetto, qui è frammentaria e destrutturata. Non ci sono compiti o missioni precise su cui innervare un racconto avvincente, in “End Of Watch” c’è solo la dura quotidianità di due semplici poliziotti di pattuglia, Brian Taylor e Mike Zavala: una coppia di colleghi che, legati da un’amicizia indissolubile, da tutori dell’ordine pubblico diventeranno dei veri e propri eroi.

Il rovesciamento degli equilibri classici del thriller poliziesco viene ulteriormente amplificato da una veste formale volutamente confusa e “distruttiva”. A metà strada tra il found-footage e l’estetica dei videogame sparatutto, il registro espressivo scelto da Ayer ha soprattutto il pregio di essere immediato e viscerale. Le riprese movimentatissime, montate in un puzzle compulsivo e apparentemente casuale (che unisce videocamere di sorveglianza, immagini a infrarossi, sequenze della macchina da presa utilizzata dallo stesso Taylor…), raccontano i tranche de vie dei due protagonisti con un ritmo nervoso e concitato. Questo impianto visivo così complesso e polifonico (intervallato di tanto in tanto solo da qualche bella panoramica notturna di ispirazione manniana) viene portato avanti con molta coerenza, tanto da confondere facilmente scene d’azione con scene dialogate e più distese in una miscellanea narrativa fluida, ma a volte eccessivamente caotica. Un caos (forse voluto) che però è sintomatico di una poco elegante tendenza registica allo strafare e che alla lunga tende a un fastidioso barocchismo.

D’altra parte, se una configurazione così disordinata rischiava evidentemente di mandare all’aria la scrittura del film, va detto che è proprio la sceneggiatura a restare sempre il vero, stabile punto di forza dell’opera. Pur non aggiungendo niente di nuovo alla retorica abbastanza usurata dell’amicizia virile, del senso del dovere e dello spirito di sacrificio, Ayer concepisce un ritratto autentico e palpitante che non risulta eccessivamente verboso perché carico di immediatezza e verità. E i due protagonisti riescono a trovare un loro spazio nell’anima e nell’immaginario dello spettatore, proprio grazie a uno script così credibile e compatto e alla validità della coppia di interpreti. Se la bravura di Jake Gyllenhaal non è una novità, è di Michael Peña la grande rivincita artistica.

21/11/2012

Cast e credits

Titolo Originale
End of Watch
Distribuzione
Videa
Durata
109'
Produzione
David Ayer, Jake Gyllenhaal, Tobin Armbrust
Sceneggiatura
David Ayer
Fotografia
Roman Vasyanov
Scenografie
Devorah Herbert
Montaggio
Dody Dorn
Musiche
David Sardy
Costumi
Mary Claire Hannan

Trama

La profonda amicizia di due poliziotti del LAPD che pattugliano la zona di South Central, quartiere simbolo della malavita, rischiando quotidianamente la propria vita per ristabilire l'ordine e la giustizia.
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