Era mio padre

Era mio padre


Sam Mendes

Drammatico, Noir | Usa
(2002)
Ci sono almeno quattro sequenze che rimangono impresse nella mente, una volta visto questo film. Sequenze di un impatto visivo non comune perché estremamente emozionanti. Basterebbero queste scene per rendere un film interessante al punto di ricordarselo. Tuttavia “Era mio padre” è un’altra cosa. Perché va molto oltre quei quattro bellissimi e riusciti momenti.

Seconda prova di Sam Mendes alla regia, “Era mio padre” è la storia, tratta da una graphic novel, della vendetta di un padre di famiglia, killer della mafia irlandese in America, nei confronti dei suoi datori di lavoro – rei di avergli massacrato la moglie e un figlio (uno riesce a scampare al massacro, non visto). Nonostante molti sostengano che questo film sia un ideale prosecuzione delle tematiche già espresse nel discusso “American Beauty”, chi scrive ritiene che la pellicola in questione sia piuttosto separata dal film precedente e assuma una dimensione “altra” da un punto di vista assoluto. Seppur incentrato anch’esso sulla famiglia, “Era mio padre” è un film che parla soprattutto del rapporto padre-figlio e dell’amore incondizionato del primo nei confronti del secondo. Sam Mendes osserva e racconta la vicenda in costante altalena tra lo studio del rapporto parentale e l’approfondimento del sentimento di vendetta provato da Michael Sullivan, un uomo comune privato brutalmente dell’amore di sua moglie e del figlioletto più piccolo. Ponendosi a una certa distanza dai suoi protagonisti, vira intelligentemente su almento due diversi registri cinematografici, componendo un quadro finale, unitario, molto personale nell’universo del cinema noir.

“Era mio padre” si configura percìò come una sorta di visione lirica del genere noir. Noir in senso lato, non stretto. Dramma esistenziale, piuttosto, travestito da film di genere. Mantenendo il suo stile composto Mendes gira con campi lunghi e si avvicina ai suoi protagonisti quando vuole tracciarne i connotati più profondi. Contando su un comparto d’attori straordinari (Tom Hanks è da applausi, Paul Newman è in stato di grazia), il regista britannico di fatto punta l’obbiettivo della macchina da presa su due storie parallele: il rapporto tra Sullivan (Tom Hanks) e suo figlio, “causa” involontaria della morte del resto della famiglia e il rapporto tra Rooney (Paul Newman) e il proprio figlio, futuro erede dell’organizzazione criminale e più fervido sostenitore della “caccia ai Sullivan”. Mendes affronta entrambe le vicende con occhio critico e notevole spessore psicologico. Nonostante sia palese come la famiglia Sullivan si configuri come “bene” e la famiglia Rooney sia l’esemplificazione del “male”, nel rapporto tra John Rooney e suo figlio si notano le maggiori dicotomie sentimentali e l’intensità con cui il personaggio di Newman ama suo figlio è quasi straziante.  Memorabile, per fotografia, musiche e recitazione, “Era mio padre” è un film che emoziona dalla prima all’ultima inquadratura.

Definitivamente un viaggio. Dentro al “legame” per eccellenza e allo stesso tempo verso l’ignoto o magari verso la morte. Contornato da un senso di malinconia. A guardarlo con un po’ più di profondità e distacco, si tratta anche dell’omaggio più sentito al concetto difficile, complicato e spesso drammatico di rapporto “padri-figli”. Da vedere. Indubbiamente. Perché perderselo sarebbe un peccato.

29/08/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Road To Perdition
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
117'
Produzione
Dean Zanuck, Richard D. Zanuck, Sam Mendes
Sceneggiatura
David Self
Fotografia
Conrad L. Hall
Scenografie
Denis Gassner
Montaggio
Jill Bilcock
Musiche
Thomas Newman

Trama

Michael Sullivan è un adorabile padre di famiglia che lavora come sicario al soldo di John Rooney, malavitoso irlandese. Una sera il figlio di Sullivan assiste a un esecuzione e allora il figlio di Rooney organizza una spedizione punitiva e massacra la moglie e il figlioletto piccolo di Sullivan. Michael scappa con il figlio rimasto vivo e cova la vendetta
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