Il figlio dell’altra

Il figlio dell’altra


Lorraine Levy

Drammatico | Francia
(2012)

Cosa faresti se scoprissi che tuo figlio non è in realtà tuo, ma di quello che hai sempre imparato a riconoscere come il tuo nemico e a odiare? Se fosse figlio dell’altra, di chi ti è irrimediabilmente diverso e da sempre ostile? E come ti sentiresti se i tuoi veri genitori non fossero quelli che ti hanno cresciuto, ma fossero quelli che abitano al di là del muro e parlano e pregano Dio in un’altra lingua?

Lorraine Lévy recupera una storia già vista e sentita, quella dello scambio dei neonati, e la cala nella questione arabo-israeliana consapevole dei rischi e dei numerosi luoghi comuni a cui poteva andare incontro. Una vicenda già utilizzata nel cinema, ma non solo; adatta a una tragedia teatrale, a una favola o un racconto morali, a uno spiacevole fatto di cronaca, o anche a una soap opera del pomeriggio. E costruisce un film, spiega la regista, sull’identità e sulla frattura dell’identità, che indaga l’alterità, e che, mettendo al centro due personaggi adolescenti, ne amplifica la problematica tipica dell’età, quella dell’essere contro, del sentirsi diverso.

I due adolescenti del film, Joseph, che vorrebbe diventare musicista, e Yacine, che invece intende studiare medicina, sono quelli che meglio di tutti riescono ad affrontare il dramma in cui sono coinvolti, e saranno loro più di tutti a prenderne coscienza. Joseph e Yacine si conoscono, si comprendono, lavorano letteralmente assieme e si spartiscono i soldi guadagnati. Mentre il fratello di Yacine non lo riconosce più come tale, è incapace di tollerarlo e incarna il rischio, nella generazione più giovane, di ripetere gli errori dei padri e di non saper uscire dagli schemi.

Ma soprattutto ci sono le donne, le madri in particolare, che sembrano dotate della sensibilità e della forza per aprirsi a questa storia, ad accogliere il figlio dell’altra e a comprendersi a vicenda. Quando Joseph va in visita da solo ai suoi veri genitori, è una donna del paese ad accompagnarlo e a introdurlo. Mentre gli uomini, i padri, sono condannati per buona parte del film all’incomprensione reciproca, a un dialogo impossibile seduti nervosamente di fronte a un caffè, o a ripetere e riproporre vecchie questioni in uno sforzo continuo e sterile.

 

La Lévy tiene sempre alta la tensione emotiva, sebbene il film accusi un calo di ritmo nella seconda parte e non riesca proprio a smarcarsi da alcuni schematismi eccessivi e cliché, ad esempio nel descrivere il tormento giovanile. Non si risparmia simboli e metafore, a volte anche per duri d’orecchie, e volendo guardare bene rischia un po’ di mancare di verosimiglianza. Ma il tutto è condotto senza eccessiva retorica e con sincera adesione. La regista gioca con i piani nell’intensa scena del chiarimento delle due coppie di fronte al medico dell’ospedale, raggruppando le due madri, già in grado di intendersi, e isolando i due uomini, incapaci invece di accettare la situazione fin da subito.

Grande attenzione alle musiche, momento di conciliazione durante la cena tra Joseph e la sua vera famiglia, e rispetto per i culti nonostante qualche affondo alla religione quando vuole essere ottusa – come nel colloquio tra Joseph e il rabbino che gli spiega che, essendo nato da una famiglia araba, non è abbastanza ebreo come l’altro figlio.

Girato quasi interamente a Tel-Aviv, un film parlato in quattro lingue che ha calato nel cast di attori e nel cast tecnico la situazione stessa del film, con francesi in minoranza e israeliani e palestinesi a lavorare insieme in un clima – è stato detto – di sincera partecipazione. Così come sincero è l’approccio stesso da parte dell’autrice che ha voluto un film di speranza e di apertura per raccontare “due frammenti di una stessa identità che si incontrano”. E in quel finale (un po’ debole), seppure ottimista, si esplicita un senso di fratellanza e complicità possibile anche grazie alla nuova generazione e solo attraverso l’abbattimento dei preconcetti e la conoscenza di quello che si è sempre considerato diverso, del figlio dell’altra.

17/03/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Le fils de l'autre
Distribuzione
Teodora Film
Durata
105'
Produzione
Cité Films, France 3 Cinéma, Rapsodie Production
Sceneggiatura
Lorraine Levy, Nathalie Saugeon, Noam Fitoussi
Fotografia
Emmanuel Soyer
Scenografie
Miguel Markin
Montaggio
Sylvie Gadmer
Costumi
Valérie Adda

Trama

Joseph e Yacine, l'uno israeliano, l'altro palestinese, sono due adolescenti di Tel-Aviv. I loro genitori scoprono che i rispettivi figli sono stati scambiati da neonati e dovranno affrontare assieme la nuova situazione tra vecchi odi e divisioni politiche e religiose.
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