France

France


Bruno Dumont

Drammatico | Francia
(2020)

Deserto, zona di guerra: la giornalista France de Meurs intervista un militante contadino improvvisato soldato in merito a come l’aiuto delle milizie francesi nella lotta contro l’Isis è visto dalla popolazione locale. L’uomo risponde con insicurezza e balbettando: la donna decide così di rigirare il filmato suggerendogli dove guardare e come muovere le braccia, optando infine per una libera traduzione del suo pensiero. Questa scena, posta all’inizio del film, è indicativa del modus operandi della protagonista, l’inviata e conduttrice del programma “Un regard sur le monde” (“Uno sguardo sul mondo”), trasmesso da una delle principali reti televisive all news della Francia, che l’ha resa una vera e propria star, ricca e famosa. Impegnata nel portare nelle case degli spettatori tutta l’attualità “senza filtri”, dai dibattiti politici in studio ai reportage sui migranti in mare, diventerà vittima lei stessa di questa macchina quando in automobile investirà accidentalmente un giovane arabo in bicicletta, causandone il ricovero in ospedale. Scoprendo le condizioni disagiate in cui vive la sua famiglia, deciderà di aiutarla economicamente, ma non potrà evitare di finire nell’occhio del ciclone mediatico.

“France”, in concorso al 74° Festival di Cannes, è uno scorcio sul dietro le quinte dei media moderni, per svelare come si costruisce il loro sedicente reale, rappresentando i  “trucchi” in tutta la loro artificialità, come evidenzia la prima scena, in cui France, insieme a molti altri colleghi, intervista il presidente Emmanuel Macron, che compare in un esplicito green screen che lo separa nettamente dal contesto. Imbevuto di questa commistione tra vero e falso, narra la parabola di una figura femminile a cui non è concesso avere una dimensione privata, un’immagine che non sia quella riflessa sullo schermo, per cui diventa impossibile capire l’autenticità delle lacrime che concede alla telecamera, mentre lei cerca disperatamente un frangente in cui versarne una fuori dallo sguardo altrui. “Tutti dalla mia immagine traggono elementi che non mi appartengono: vorrei essere trasparente”, confida alla sua terapista. E ponendosi dunque come una riflessione sull’azione dell’occhio della stessa macchina da presa, che filmandone il volto ne cerca di catturare le emozioni: sovente l’inquadratura si sofferma sui suoi primi piani, per diversi secondi accompagnata da melodie elettroniche, con un forte effetto di straniamento, fino a quando lei stessa guarda in macchina, interrogandola e interrogandoci.

Bruno Dumont realizza un’opera la cui confezione, solo in apparenza tradizionale, viene filtrata da quel senso del grottesco e da quella satira della società che ha caratterizzato i suoi ultimi lavori (“Ma Loute” e la serie “P’tit Quinquin“), riversato qui verso tutti i suoi strati. Le classi abbienti e intellettuali: France vive col marito scrittore una relazione dove non c’è amore ma solo interesse economico; nella loro villa volutamente kitsch durante i salottini si discute animatamente sulla differenza tra saggio e narrativa. Quelle più povere: la famiglia del ragazzo vittima dell’incidente a cui non sembra interessare nulla del suo destino quando la visita di una grande star li rende ammaliati e onorati; chi davanti al lutto si preoccupa solo di scattare delle foto per immortalarlo e condividerlo.

Dietro la patina giace l’anima più profonda di tutta una nazione, incarnata dalla protagonista, dal palese nomen omen, che si propone di aiutare il resto del mondo ma poi non sa riconoscere il marcio che ha al suo interno, che si professa di mente aperta, ma che poi non accetta che una moglie possa guadagnare cinque volte di più del marito.

E, per chiudere il cerchio, dobbiamo considerare come la questione del reale interessi lo stesso regista: dal suo film d’esordio, “L’età inquieta”, la critica lo incasella nel filone del “nuovo realismo francese” (che va da “Senza tetto né legge” di Agnés Varda a “La vita sognata degli angeli” di Érick Zonca), etichetta da questi sempre rigettata, che considera il reale solo come punto di partenza, a cui applicare un approccio sempre versatile (dalla spogliazione di luoghi e corpi in “Twentynine Palms”, a “Jeannette“, anacronistico musical rock sull’infanzia di Giovanna D’arco). In questa dimensione, “France” è dunque una nuova tappa del compatto percorso di un autore da sempre non incasellabile.

18/07/2021

Cast e credits

Titolo Originale
France
Distribuzione
Academy Two
Durata
133'
Produzione
3b Productions, ARTE, Ciné+, Red Balloon Film, Scope Pictures, Tea Time Film
Sceneggiatura
Bruno Dumont
Fotografia
David Chambille
Scenografie
Erwan Le Gal
Montaggio
Nicolas Bier
Musiche
Christophe
Costumi
Alexandra Charles

Trama

Ascesa e rovina di una anchorman francese, France de Meurs è una celebrità internazionale in costante tensione tra vita privata e pubblica. Un incidente stradale cambia la sua vita.
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