Un giorno devi andare

Un giorno devi andare


Giorgio Diritti

Drammatico | Italia
(2013)

Potremmo ricondurre il senso di delusione di fronte al terzo lungometraggio di Giorgio Diritti a una spiegazione che vale spesso, riguardo le opere “della maturità” di nuovi autori in via di affermazione: ovvero, potremmo spiegare il tutto con un eccesso di generosità e di ambizione, la scelta di impostare la narrazione affastellando l’uno sull’altro troppi temi e troppi problemi, resi, inoltre, troppo programmatici da una simbologia che riempie lo schermo dall’inizio alla fine dei 110 minuti di pellicola. In realtà, quello che non ci ha convinto di “Un giorno devi andare” è nella scelta, tutta di sceneggiatura, di “spezzare” l’opera in tre microfilm, quasi come il pellegrinaggio nella foresta amazzonica di Augusta e del suo indicibile dolore fosse una sorta di poema che affrontasse delle stazioni “di dolore”, in cerca di una guarigione interiore possibile ma sofferta. A livello registico, invece, va riconosciuta a Diritti una classe cristallina che, pur non sufficiente a compensare un risultato finale impalpabile, conferma nuovamente il talento del cineasta bolognese.

La prima parte del film è quella che farebbe tornare nuovamente alla mente il cinema di Terrence Malick, la sua stupefacente simbiosi con la natura che circonda i protagonisti dei suoi capolavori. Diritti riprende dall’alto, dalla riva o dall’orizzonte l’imbarcazione di suor Franca con a bordo la ragazza appena fuggita dal mondo occidentale e spoglia il racconto di parole e di ritmo. C’è solo stupore e uno stato di inerzia di fronte alla grandezza del paesaggio. Lo dice anche Augusta in una lettera che scrive alla madre e che, quasi con spirito citazionista nei confronti del grande regista americano, Diritti affida alla voce fuori campo. “In fuga dal dolore dove tutto è così più grande di te”. La volontà esagerata dell’autore di stringere un pericoloso nesso fra l’elaborazione della delusione personale e la sfida a un mondo primitivo e spietato è già dai primi minuti fin troppo esplicita. Resta negli occhi, però, la bellezza di scene affidate a dei campi larghi e larghissimi dove il regista italiano si lancia in un cinema naturalista che ricorda molto quella vita agreste e contadina ritratta nelle sue prime due fatiche cinematografiche.

Quando Augusta capisce che la ricerca della fede perduta al seguito della sorella non dà esito, si lancia in un secondo viaggio: stavolta da sola, vaga per le baraccopoli della periferia di Manaus dove una comunità indigena la accoglie e parrebbe regalarle quella parvenza di serenità che l’aveva spinta alla fuga. È qui, fra le palafitte sfregiate, che il film affonda: dimenticato o comunque lasciato da parte l’assunto di partenza, Diritti si lancia in un documentario sulla condizione di vita degli indios, fra sorrisi e tragedie sfiorate. E così la fuga di Augusta diventa quella del suo narratore, che cerca, in una storia che tutt’a un tratto si fa piccola e semplificata, un’evasione dalla riflessione filosofica ed esistenzialista con cui si era presentato fin dalla prima inquadratura.

L’opera si risolleva invece nella terza parte quando la protagonista, una Jasmine Trinca al suo ruolo più importante ma forse non all’altezza di un personaggio di tale portata, torna alle radici del viaggio e affronta il grande fiume da sola, fra discese in canoa, soste desolate e monologhi solitari. E qui, la regia di Diritti torna a rialzare la testa con la scelta, tutt’altro che casuale, di confinare il corpo di Augusta a “parte del tutto”, riprendendo sempre le sue azioni da lontano quasi come se la macchina da presa si facesse spettatrice impotente dell’avventura finita su un binario morto.

Affidato a un montaggio ellittico, che lega le vicende brasiliane con improvvisi flash della vita in provincia che Augusta ha lasciato in Italia, “Un giorno devi andare” si chiude trasmettendo la stessa sensazione di “amaro in bocca” con cui era iniziato: un senso vago di incompiutezza avvolge così lo spettatore, sperso proprio come Augusta.

30/03/2013

Cast e credits

Distribuzione
Bim
Durata
109'
Sceneggiatura
Giorgio Diritti, Fredo Valla, Tania Pedroni
Fotografia
Roberto Cimatti
Scenografie
Paola Comencini, Jean-Louis Leblanc
Montaggio
Esmeralda Calabria
Musiche
Marco Biscarini, Daniele Furlati
Costumi
Lia Francesca Morandini, Hellen Crysthine Bentes Gomes

Trama

Dolorose vicende familiari spingono Augusta, una giovane donna italiana, a mettere in discussione le certezze su cui aveva costruito la sua esistenza. Su una piccola barca e nell’immensità della natura amazzonica inizia un viaggio accompagnando suor Franca, un'amica della madre, nella sua missione presso i villaggi indios, scoprendo anche in questa terra remota i tentativi di conquista del mondo occidentale. Augusta decide così di proseguire il suo percorso lasciando la comunità italiana per andare a Manaus, dove vive in una favela. Qui, nell’incontro con la gente semplice del luogo, torna a percepire la forza atavica dell’istinto di vita, intraprendendo il “suo” viaggio fino a isolarsi nella foresta, accogliendo il dolore e riscoprendo l’amore, nel corpo e nell’anima. In una dimensione in cui la natura assume un senso profetico, scandisce nuovi tempi e stabilisce priorità essenziali, Augusta affronta l’avventura della ricerca di se stessa, incarnando la questione universale del senso dell’esistenza umana.
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