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5.0/10

"Giovani madri" costituisce il tredicesimo lungometraggio realizzato dai fratelli Dardenne in circa quarant'anni di carriera cinematografica. Dai magnifici film diretti negli anni Novanta e Duemila, fra i quali compaiono ben due vincitori della Palma d'oro a Cannes ("Rosetta", del 1999 e "L'Enfant – Una storia d'amore", del 2005), il duo registico non ha mai rinnovato lo stile che li ha giustamente resi famosi.

Quest'ultimo si caratterizza in particolare per i lunghi piani sequenza attraverso cui la macchina da presa pedina i protagonisti e si concentra sulla loro recitazione dando particolare risalto ai loro visi, da cui deriva la tendenza a realizzare inquadrature molto vicine ai volti degli attori. Il risultato è una regia molto frenetica, che vede la macchina da presa muoversi convulsamente insieme agli attori, in modo da seguirne i movimenti e le espressioni facciali. Al contempo, un ruolo di primaria importanza viene assunto dal fuori campo: data la preferenza a piani medi e primi piani, insieme alla drammaticità delle vicende, ciò che esula dall'inquadratura finisce inevitabilmente per assumere un'enorme importanza, tanto da schiacciare letteralmente le personalità dei protagonisti e da costituire un vero e proprio personaggio ulteriore, in contrapposizione a quelli in carne e ossa.

Purtroppo, il risultato di questa cristallizzazione formale è una inevitabile standardizzazione senile, che si traduce nella creazione di opere fiacche e ripetitive, oramai prive dell'energia che ha contraddistinto la parte più feconda (e ormai tramontata) della produzione dei Dardenne.

"Giovani madri" fa parte di questo ultimo periodo della loro carriera e ne condivide la stanchezza creativa, nonostante presenti alcune variazioni rispetto al resto della loro produzione: se in precedenza i due registi avevano dato luogo a narrazioni incentrate su un singolo protagonista o, al massimo, una coppia, con quest'ultimo film realizzano un'opera corale, una storia collettiva formata dalle vicende di cinque giovani ragazze madri. "Jeunes mères" è infatti un mosaico di singole storie, che vede il centro di assistenza presso cui sono ospitate divenire il punto di raccordo da cui emergono le diverse unità narrative: le storie delle madri adolescenti alle prese con le proprie tragedie individuali. A queste si sommano le vicende delle altrettanto giovani nonne: le mamme delle protagoniste, anch'esse segnate da esistenze colme di problemi e disgrazie.

Il film si caratterizza per alcune variazioni rispetto al resto della filmografia dei Dardenne anche per quanto riguarda la forma: la regia rinuncia ai primi piani per prediligere campi medi, inquadrando le giovanissime coppie dei neogenitori e le madri con i propri bambini in fasce o, infine, riprendendo i dialoghi fra le mamme adolescenti e le assistenti sociali. In questo modo, la macchina da presa non è più incollata ai visi degli attori e il fuori campo non preme più ai bordi dell'inquadratura. Inoltre, pur mantenendo la propria predilezione per i piani sequenza incentrati sulla performance attoriale, i Dardenne non danno luogo a scene ipercinetiche caratterizzate dal costante movimento della macchina da presa, ma realizzano inquadrature più calme e composte, come scene ambientate su una panchina o su un letto, in cui i personaggi sono intenti a parlare invece che a muoversi.

Dunque, la regia abbandona la forza e l'energia del periodo di massima creatività del duo autoriale per assumere maggiore equilibrio. Si tratta di un tentativo di normalizzazione stilistica che però non rinuncia alla consueta denuncia sociale, altro caposaldo della filmografia dei Dardenne. In questo modo, il nobile tentativo di raccontare e mostrare le vicende delle fasce meno fortunate della nostra società viene affidato unicamente al contenuto: la denuncia è quindi interamente delegato alla trama, che non a caso si moltiplica in cinque storie, senza che la regia collabori a sottolinearne il portato tragico. Sembra ormai appartenente al passato la capacità dei Dardenne di armonizzare il loro peculiare stile registico a un contenuto costituito da storie semplici ma forti e da personaggi di grade impatto e complessità. "Giovani madri" si fonda dunque su uno squilibrio: la forte drammaticità che caratterizza le cinque vicende compensa una regia normalizzata fino a divenire sciapa e scialba, dimentica della bellezza e della forza vitale del passato.


23/11/2025

Cast e credits

cast:
Lucie Laurelle, Babette Verbeek, Elsa Houben, Samia Hilmi


regia:
Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne


titolo originale:
Jeunes mères


distribuzione:
Bim Distribuzione, Lucky Red


durata:
105'


produzione:
Les Films du Fleuve, Archipel 35, The Reunion, France 2 Cinéma


sceneggiatura:
Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne


fotografia:
Benoît Dervaux


scenografie:
Igor Gabriel


montaggio:
Marie-Hélène Dozo


costumi:
Dorothée Guiraud


Trama
Il film racconta le storie di cinque giovanissime ragazze madri, alle prese con i loro problemi personali mentre alloggiano presso un centro di assistenza.