Halloween (2007)

Halloween (2007)


Rob Zombie

Horror | Usa
(2007)

Dopo trent’anni “l’ombra della strega” è ancora tra noi. L’ottavo sequel dell’immortale “Halloween” di John Carpenter (1978), nelle intenzioni dei produttori, i temibili fratelli Weinstein, avrebbe dovuto dare una rinfrescata alla serie, e avvicinare nuove orde di fan (operazione riuscita in patria, quasi 60 milioni di dollari d’incasso). Non che ci volesse molto a fare meglio degli ultimi pessimi episodi (il precedente è l’imbarazzante “Halloween: Resurrection” del 2002), ma in questo caso l’operazione ha alte ambizioni e non è un semplice prosieguo delle vicende passate. Il nuovo “Halloween” (definito dai produttori con un nuovo imbarazzante epiteto: “remagining”) è allo stesso tempo prequel e remake del capostipite carpenteriano. In cabina di regia l’ultracelebrato Rob Zombie, già autore di due ottimi horror come “La Casa dei 1000 Corpi” e “La Casa del Diavolo”.

La prima parte, quindi, ci mostra l’infanzia del serial killer Michael Myers, la sua famiglia, gli anni passati in manicomio. Insomma, quello che Carpenter non ci aveva voluto svelare. Il secondo tempo, invece, non è nient’altro che una fotocopia degli eventi del film del ’78 che ben conosciamo. Mettiamo le cose in chiaro sin dall’inizio: il remake di Zombie non si avvicina neanche lontanamente alla pellicola di Carpenter. Alle angosciose (e per l’epoca innovative) sequenze in soggettiva, che mostravano gli omicidi dal punto di vista del maniaco, all’utilizzo magistrale degli spazi bui, al terrore che scaturiva dall'”ignoto” (le ragioni della follia di Myers non erano spiegate), Zombie contrappone il suo stile sporco e “pop”: macchina a mano incollata ai volti dei protagonisti, più sangue e violenza (anche se la versione italiana è tagliata, attenzione), più musica (bella colonna sonora rock con Misfits, Blue Oyster Cult, Rush, Kiss…), un cast pieno di volto spigolosi da serie B (Brad Dourif, Udo Kier, Danny Trejo, Malcom Mcdowell), ma soprattutto la volontà di interrogarsi, e in un certo modo “giustificare”, le ragioni del “Male”.

La prima parte è, ovviamente, quella più originale e interessante. Il piccolo Myers è presentato come mostro in un mondo orrido e marcio, quasi una vittima della decadenza della nostra società, che si manifesta in primo luogo nel collasso della famiglia (discorso già affrontato ne “La Casa Del Diavolo”). Così, se in un certo senso il regista riesce a far provare “pietà” e comprensione nei confronti del piccolo e folle Myers, (vessato dai compagni di scuola, picchiato dal patrigno alcolizzato, ignorato dalla sorella, legato solamente alla madre spogliarellista), dall’altro toglie al serial-killer quell’alone di mistero che lo rendeva, nell’originale di Carpenter, veramente spaventoso. Qui Michael Myers è protagonista assoluto (mentre nel film di ’78 tutto ruotava attorno all’eroina Jamie Lee Curtis), tutto è vissuto dal suo punto di vista.

La scelta di Rob Zombie è quindi curiosa, sebbene non totalmente riuscita, e la prima parte del suo remake possiede una discreta tensione e un torbido fascino. L’originalità dell’operazione si esaurisce però qui, perché in seguito il nuovo “Halloween” non fa che riproporre fedelmente, con non molta vitalità, e appena qualche lieve aggiustamento stilistico-narrativo (per esempio il finale, qui più lungo e teso, ma meno inquietante), le situazioni del capolavoro di Carpenter. In definitiva la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un prodotto che non si discosta molto dal livello medio degli horror realizzati a Hollywood di recente (in particolar modo ci riferiamo alla tremenda invasione di prequel e remake di classici del new horror anni 70).

Abbiamo sopravvalutato Rob Zombie? Forse era lecito aspettarsi di più da chi aveva narrato le gesta della folle famiglia Firefly? Forse la colpa è degli invadenti fratelli Weinstein (che hanno imposto diversi tagli e modifiche)? O forse Zombie stesso si è sentito intimorito davanti alla grandezza (e la fama) dell'”Halloween” di Carpenter?

29/04/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Halloween
Distribuzione
Key Films
Durata
109'
Produzione
Debra Hill, Moustapha Akkad
Sceneggiatura
Rob Zombie
Fotografia
Phil Parmet

Trama

Haddonfield, fine anni ’70: il piccolo e disturbato Michael Myers massacra brutalmente la sua famiglia e viene internato in un ospedale psichiatrico sotto le cure del Dott. Samuel Loomis. Dopo 15 anni riesce a fuggire, e torna nella cittadina natale, assetato di sangue, e in cerca dell’unica persona che può dargli “pace”…
L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.