Hostiles – Ostili

Hostiles – Ostili


Scott Cooper

Avventura, Drammatico, Western | Usa
(2017)
Il film di Scott Cooper si apre con una frase di D. H. Lawrence il cui tema verte sull’insopprimibile istinto di violenza della nazione americana. Un frammento che torna utile al regista di “Hostiles” per certificare, se mai non bastassero i fatti della storia recente per rendere credibile il dolore che investe il paesaggio delle sue cronache. Più di “Black Mass“, il suo nuovo film sembra tornare ai luoghi (la provincia americana) e alle atmosfere (tragiche, come quelle di un pièce shakespeariana) che avevano scandito la “mattanza” di “Out of Fornace“. Curiosamente, però, a differenza del modello originale e a fronte di una prima parte segnata da un’incontrovertibile spirale di violenza,  “Hostiles” riesce ad arrivare alla fine senza sconfessare le sue premesse, ma comunque consegnando allo spettatore un inaspettato messaggio di speranza.

Senza svelare di più della trama, lasciando a chi legge il piacere di farlo quando il film arriverà – ci auguriamo – nei cinema, basti l’accenno alla sequenza iniziale, destinata a gravare per l’efficacia della sua messinscena. Pur con l’accortezza di un montaggio che spezza la continuità dei gesti e nella distanza di sicurezza offerta dalle riprese in campo lungo, nel quadro della telecamera Cooper mette insieme la rappresentazione del dolore più indicibile, facendocelo vivere attraverso gli occhi di Rosalie (Rosamund Pike), la moglie dell’uomo e la madre dei tre bambini uccisi dalla follia omicida di una banda di Cheyenne.

Siamo nell’America del 1892 impegnata a costruire la mitologia della propria fondazione e, quindi, ancora scoperta rispetto alla capacità retorica che successivamente le avrebbe permesso di legittimare agli occhi dell’opinione pubblica i misfatti della sua politica espansionistica. In “Hostiles”, dunque, ogni aspetto del racconto parte da uno stato atavico e istintivo, a cominciare dalla personalità combattuta e ferina del capitano dell’esercito Joe Blocker, incaricato di scortare il nemico indiano sulla strada che gli permetterà di morire nella terra natia, e costretto dalle circostanze (la carovana di cui a un certo punto farà parte anche Rosalie deve difendersi dagli attacchi di altri indiani e di alcuni cani sciolti) a venire a patti con chi un tempo gli aveva ucciso amici e colleghi. Per continuare con la struttura del narrato, organizzata secondo le tappe di un viaggio che, nella migliore tradizione del cinema americano, si trasforma presto in un percorso esistenziale in cui le ferite dell’anima contano di più di quelle del corpo, e dove i vari personaggi trovano il modo di mondarsi una volta per tutte dai propri peccati.

Se, anche “Hostiles”, come quasi sempre succede quando s’interroga il passato per parlare del presente (così aveva fatto per esempio a Venezia George Clooney in “Suburbicon“), con lo scontro fratricida tra contendenti che, almeno sulla carta, dovrebbero sottostare alle medesime leggi e riconoscere lo stesso presidente, e, ancora, con la discriminazione e l’oppressione dei più forti nei confronti delle minoranze sono ispirati a quello che sta succedendo negli Stati Uniti a guida repubblicana, ciò che risulta decisivo per le sorti del film è la capacità del regista di rimanere all’interno del genere, pur facendolo con la coscienza e la sensibilità di un cineasta dei nostri giorni.

Così, se la parte più debole del film è quella in cui l’auspicabile riconciliazione tra le parti sociali si traduce in una svolta pacifista – seppur temporanea – un po’ troppo meccanica da parte del protagonista, lo scarto decisivo si ha nell’abilità di regista e attori di far vivere l’intero spettro emozionale e la profonda afflizione che contraddistingue l’excursus esperienziale dei protagonisti. Cooper è bravo soprattutto ad alternare gli stati d’animo, creando un flusso emotivo in cui i momenti di stasi diventano il periodo di incubazione necessario a rendere coerenti i tormenti e le esplosioni di rabbia da parte di Blocker. Bravo a coniugare la maestosità del paesaggio naturale e gli spazi sconfinati della frontiera americana con l’interiorità delle figure che lo attraversano; capace di conferire nuovo vigore visivo a immagini che altrimenti apparirebbero già viste e scontate (si veda per esempio la scelte operate nella sequenza conclusiva, improntata a una compostezza quasi metafisica), “Hostiles” può contare sulla stilizzazione pittorica della fotografia di Masanobu Takayanagi e sulla performance da Oscar di uno straordinario Christian Bale, il quale, insieme a Russell Crowe, si conferma in cima alla classifica degli attori drammatici più dotati della sua generazione.

Se poi volessimo fare un plauso alla regia di Cooper, cineasta non sempre considerato come invece dovrebbe, diremmo che la sua nuova fatica ricorda sotto molti punti di vista il Villeneuve di “Prisoners“. Tanto per dire della stima che nutriamo nei confronti del suo film.

27/10/2017

Cast e credits

Titolo Originale
Hostiles
Distribuzione
Notorious Pictures
Durata
127'
Produzione
Waypoint Entertainment
Sceneggiatura
Scott Cooper, Donald E. Stewart
Fotografia
Masanobu Takayanagi
Scenografie
Donald Graham Burt
Montaggio
Tom Cross
Musiche
Max Richter
Costumi
Jenny Eagan

Trama

1892, New Messico. Il leggendario Capitano Joseph Blocker (Christian Bale) sta per compiere la sua ultima missione prima di ritirarsi: scortare il capo indiano Falco Giallo (Wes Studi) dal forte dove è prigioniero alla riserva indiana situata nella sua terra d’origine, dove gli è stato concesso di tornare per trascorrere gli ultimi giorni della sua vita. I due rivali affronteranno un lungo viaggio di oltre mille miglia e durante il percorso incontreranno Rosalee (Rosamund Pike), vittima di un attacco indiano di cui è unica superstite, che si metterà in cammino con loro.
Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire