Ichi the Killer

Ichi the Killer


Takashi Miike

Horror, Splatter, Thriller | Giappone
(2001)

Sia chiaro che quattro pareti non sono nemmeno lontanamente sufficienti a tenervi al riparo dalla sua ultraviolenza perché Miike Takashi è un fiume in piena che travolge tutto ciò che incontra.

Con “Ichi the killer” il regista giapponese si conferma essere il più estremo cineasta contemporaneo non solo per l’incredibile mole di opere che ha alle sue spalle, più di ottanta titoli in venti anni di attività, ma soprattutto per la sua capacità di rileggere ogni canone cinematografico e trasfigurarlo nel suo immaginario in qualcosa di completamente altro.

Questo alieno del cinema, che conosce punti di vista ignoti ai più, sa trasformare la materia elementare dei sui film in un complesso poliedro di tematiche, in un dedalo inestricabile di cut-up e piani sequenza: si pensi ad “Audition” nel quale Miike altera sia i modelli del film horror che quello del dramma d’amore in un magma dal quale infine emerge la condizione di solitudine nella quale si trova ogni essere umano; o a “Gozu“, uno yakuza-horror girato in due settimane, esilarante, surreale e denso di un onirico simbolismo; o ad “Izo” dove uno spirito guerriero attraversa gli spazi e le epoche alla ricerca di una sanguinosa vendetta tra salti lirici e intermezzi musicali, un viaggio nel subconscio di una nazione per rivelare la matrice del male radicata in ogni uomo. Ma la lista è lunga e nemmeno “Visitor Q”, che tanto richiama il pasoliniano “Teorema”, va dimenticato come il più recente (almeno per la distribuzione cinematografica italiana) “Yattaman“, opera più scanzonata e leggera di quelle finora citate, ma che va ben oltre la semplice trasposizione cinematografica della serie di cartoni di Tatsuo Yoshida.

Così anche in “Ichi the killer” non ci troviamo mai semplicemente di fronte a ciò che immediatamente vediamo: il boss yakuza Anjo viene ucciso in apertura del film, noi lo sappiamo, ma il suo braccio destro Kakihara no e anche se può intuirlo non vuole andare a fondo in questo pensiero e inizia una sua disperata ricerca che lo porterà ad incontrarsi/scontrarsi con l’assassino Ichi, il quale lentamente sta decimando il clan di Anjo. Nel cast emerge soprattutto Tadanobu Asano nei panni di Kakihara che rischia di oscurare il resto degli attori in specie il coprotagonista Nao Omori; interessante la partecipazione del regista Shinya Tsukamoto come Jijii, il burattinaio di Ichi. Con “Ichi the Killer” il regista giapponese realizza un film complesso, brutale e davvero per pochi selezionati spettatori – e forse tutte queste sono definizioni eufemistiche di un labirinto di tematiche dove sopra a tutto il resto spicca una straripante violenza tra torture, corpi affettati e grottesche eruzioni di sangue. Una violenza che i personaggi agiscono verso se stessi e gli altri con estrema semplicità. Una violenza che assale ed annichilisce lo spettatore non preparato.

Ma il dilagante rosso del sangue dipinto dal regista giapponese è composto da infinite sfumature: innanzitutto il classico gioco perseguitato/carnefice, buoni/cattivi viene meno perché nell’universo di Miike esistono solo vittime e non secondariamente è da tener presente che questo non è un film sulla violenza, ma altresì sull’amore. O meglio: sull’impossibilità di ogni amore. Tutti i personaggi sono alla ricerca di un amore che inevitabilmente non riusciranno a raggiungere a causa di un fondamentale egoismo che li caratterizza. Così, tanto Kakihara, yakuza dalla spiccata indole masochista, quanto Ichi, sadico killer, trovano negli altri solamente un mezzo per il proprio appagamento. Infatti Kakihara va alla ricerca dello scomparso boss Anjo non tanto per devozione quanto perché solamente lui sapeva brutalizzarlo infliggendogli dolore come nessun altro è capace, tanto che quando la sua aspirante “donna”, Karen,  tenta di picchiarlo, lui la incita dicendole: “Quando vuoi fare del male a qualcuno non devi mai provare compassione per lui, anzi devi sentire la gioia del dolore che gli fai provare. Questa è la forma più alta di compassione”.

Kakihara ed Ichi sono destinati ad incontrarsi e un incontro del genere può condurre ad un unico risultato: l’estasi, ma è chiaro che un’estasi di questo genere non può ripetersi una seconda volta, come è chiaro che fallimentare sarà l’esito della ricerca d’amore da parte di tutti i personaggi.

La bravura di Miike è tale da riuscire a scarnificare – tanto letteralmente quanto metaforicamente- i suoi personaggi e presentarceli nudi, privi di qualsiasi costrutto sociale e culturale, sezionarli – tanto metaforicamente quanto letteralmente – per scavare nella loro carne più viva alla ricerca di quel territorio intermedio dove i confini tra passione, violenza e dolore fisico non sono sempre facilmente distinguibili.

È proprio vero, sembra suggerire Miike, l’amore fa male.

21/02/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Koroshiya Ichi
Durata
125'
Produzione
Omega Micott, Omega Project
Sceneggiatura
Sakichi Satō
Fotografia
Hideo Yamamoto
Scenografie
Misako Saka
Montaggio
Yasushi Shimamura
Musiche
Karera Musication, Seiichi Yamamoto
Costumi
Kitamura Michiko

Trama

Armato di scarpe taglienti, lo psicopatico Ichi è trasformato in un killer spietato dallo Yakuza Jijii. Il rivale Kakihara, gangster sadomasochista si prepara allo scontro.
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