Ondacinema

recensione di Carlo Cerofolini
7.0/10

Ci sono circostanze in cui parlando di un film si è costretti a fare un passo indietro rispetto alle valutazioni che esulano i contenuti dell'opera. L'82sima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ce ne ha dato dimostrazione con due film in concorso, "The Voice of  Hind Rajab" e "Il mago del Cremlino" in cui il coinvolgimento emotivo per vicende che sentiamo vicine supera le ragioni teoriche che intervengono nella valutazione del lavoro di un determinato autore. Nel caso di Olivier Assayas e del suo "Il mago del Cremlino" siamo di fronte a una sorta di racconto sulle origini del male perchè almeno è con questa associazione che in Occidente viene percepita la figura di Vladimir Putin di cui il film narra l'ascesa al potere nella Russia post-sovietica di fine anni 90.

In questo senso il pregio di un film come "Il mago del Cremlino" non è tanto quello di raccontare lo svolgimento dei fatti dal punto di vista storico facendone una sorta di zibaldone visivo ma di proporne una punto di vista interno attraverso la figura dello spin doctor Vadim Baranov (Paul Dano), nome fittizio dietro il quale si cela la figura reale di Vladislav Surkov, che consigliò lo Zar curandone l'immagine pubblica.

Nel farlo Assayas crea una sorta di romanzo criminale in cui Putin figura come una sorta di villain all'ennesima potenza e dove tutti gli altri, a cominciare dal suo consigliere, diventano nel bene e soprattutto nel male una sorta di emanazione, alla stregua di chi guardando in faccia il mostro finisce per diventare uguale a lui. Assayas ricrea lo spirito del tempo di una Russia dove tutto è possibile, anche di diventare - come succede a Baranov - consigliere personale dello Zar dopo essere stato regista teatrale e produttore di show televisivi, mansioni peraltro utili quando si tratterà di trasformare la comunicazione del regime in una sorta di commedia dell'assurdo in cui è possibile tutto e il contrario di tutto.

Appaiandosi al fianco di titoli come "Carlos" e "Wasp Network" con i quali Assays si prende una pausa da un cinema più personale per dedicarsi al racconto di figure storiche eticamente discutibili, "Il mago del Cremlino" conferma l'interesse del regista a ragionare sull'incarnazione del male e in particolare sull'ambiguità dovuta alla difficoltà di separare le scelte - di Putin e di chi gliele suggerisce - dal contesto in cui vengono prese, nella considerazione di uno scenario politico e sociale, quello della Russia degli anni presi in questione,  in cui come si suol dire "l'uomo è un lupo per l'uomo". Un'ambiguità che "Il mago del Cremlino" trasferisce anche alle immagini nella scelta di non collegare mai la figura di Putin alla visione delle conseguenze più sanguinose della sua azione, a cominciare dalle decisioni interne, con l'epurazione di avversari e oligarchi e ancora con le iniziative intraprese in politica estera a cominciare dalla questione Ucraina.

Sceneggiato in collaborazione con Emanuel Carrére, scrittore e sceneggiatore che nel libro dedicato a Eduard Limonov aveva già avuto modo di raccontare il periodo in cui si svolgono le vicende del film attraverso un personaggio tra i più discussi e discutibili di quel tempo e che, di recente, ha mandato in stampa il reportage sulla sua esperienza al seguito di Emmanuel Macron nel corso del G7, confermando il suo interesse per le dinamiche del potere e degli uomini deputati ad applicarle, "Il mago del Cremlino" funziona sia sul piano divulgativo, risultando di facile comprensione e scorrimento (a dispetto delle oltre due ore e mezza di minutaggio) per come riesce a semplificare la girandola di nomi e fatti raccontati, sia sul piano della fiction, imperniata su un villain come Putin che farebbe felice qualsiasi narratore di storie criminali. Il che non vuol dire che Assayas non si sia preso i rischi che di solito si corrono raccontando la Storia ancora in corso, e dunque non potendo giudicare i fatti in retrospettiva, sebbene molti degli eventi raccontati siano già definitivi così come sia già stato formulato il giudizio pendente sull'azione politica di Putin.

Se poi si volesse entrare in contraddizione con quanto affermato in apertura, decidendo di fare cenno alle caratteristiche del dispositivo utilizzato da "Il mago del Cremlino" si potrebbe ipotizzare come la scelta di un cosmopolitismo tipico delle grandi produzioni internazionali, quelle in cui la nazionalità degli attori (inglesi, americani e svedesi come Alicia Wikander) e l'opzione linguistica (i personaggi recitano in inglese) sconfessano qualsiasi ricerca di verosimiglianza con la realtà dei fatti, possa essere la conseguenza di un racconto che vuole essere qualcosa di più di un ritratto epocale, aspirando Assayas a una raffigurazione archetipa del Male che deve il suo interesse all'esemplarità dei personaggi e non alla loro aderenza mimetica con quelli reali. Se così fosse il fattore linguistico e il taglio interpretativo, spostando la storia su un altro piano di ricezione, diventerebbero il volano di un processo d'astrazione giustificato dagli obiettivi artistici dell'autore. Di certo c'è che nella parte di Putin Jude Law incute paura e fa una gran figura senza ricorrere alla solita interpretazione mimetica. Solo motivi di opportunità potrebbero escluderlo dall'essere uno dei candidati più autorevoli quando si tratterà di assegnare i premi della sua categoria.


04/09/2025

Cast e credits

cast:
Jude Law, Paul Dano, Alicia Vikander


regia:
Olivier Assayas


titolo originale:
Le Mage du Kremlin


distribuzione:
01 Distribution


durata:
156'


produzione:
Gaumont


sceneggiatura:
Olivier Assayas, Emmanuel Carrère


fotografia:
Yorick Le Saux


scenografie:
François-Renaud Labarthe


montaggio:
Marion Monnier


costumi:
Jürgen Doering


Trama
L'asceda di Vladimir Putin nella Russia post anni Novanta aiutato da un mefistofelico consigliere.