La cordigliera dei sogni

La cordigliera dei sogni


Patricio Guzmán

Documentario | Cile, Francia
(2019)

Le carrellate lente, talvolta combinate con un ralenti. La voce narrante pacata, quasi rassegnata, che scandisce ogni parola in modo sommesso. Lo stile di Patricio Guzmán, celebre documentarista cileno ormai vicino alla soglia degli ottant’anni – oltre la metà dei quali passati in esilio in Europa, dove si è rifugiato dopo il golpe di Pinochet -, è riconoscibilissimo, fin dalle prime sequenze di “La cordillera de los sueños”, terzo capitolo di una trilogia che mescola suggestioni geografiche alla storia tormentatissima del Cile, funestato nell’ultima parte del Novecento da una spietata dittatura, che ancora oggi lascia le sue scorie su quei cittadini che non vogliono e non riescono a voltare pagina.

Una trilogia che ha per oggetto proprio la memoria, il fardello di chi vuole conservarla, l’ipocrisia di chi vuole oscurarla. Una trilogia accomunata dall’utilizzo, come pretesto narrativo, di tre elementi della geografia cilena, quelli che contribuiscono a fondare l’isolamento di un Paese che costituisce, nelle nostre menti assuefatte al planisfero eurocentrico, l’estrema propaggine Sud-occidentale del pianeta.

Se “Nostalgia de la luz“, primo documentario della triade, presentato a Cannes nel 2010, era incentrato sul luogo (che è un non-luogo) del deserto di Atacama, uno dei posti più aridi della Terra, situato a Nord del Paese, di fatto una barriera naturale nei confronti dei vicini Perù e Bolivia.

Se il secondo, “El bóton de nácar“, Orso d’argento per la miglior sceneggiatura e Premio della giuria ecumenica alla Berlinale 2015, trattava invece dell’acqua, dell’Oceano Pacifico, che costituisce oltre la metà dei confini cileni.

E se l’idea di Guzmán del “Cile che è in realtà un’isola” doveva trovare compimento in questa trilogia, non poteva che farlo con l’altro elemento geografico che causa l’isolamento del Paese: la Cordigliera delle Ande, la catena montuosa che occupa l’ottanta per cento del territorio cileno, separandolo a Est dall’Argentina.

E così “La cordigliera dei sogni”, fin dal titolo, racconta di quell’elemento che esiste ma che è per lo più ignorato e che è paragonato efficacemente allo schienale di una sedia. Ma se il deserto di Atacama e l’Oceano Pacifico avevano un’importanza centrale per le vicende narrate nei due precedenti lungometraggi, così non avviene per le Ande in questo terzo capitolo, che rispecchia per il resto la struttura e lo schema dell’opera documentaristica che adotta il pretesto geografico per poi immergersi completamente nel resoconto storico.

Il resoconto è ovviamente quello della storia cilena dal 1973 in avanti, quella che inizia con il golpe che pose fine all’utopia di Allende, dando il via a un regime di oppressione, di omicidi e di torture, di gente scomparsa, gettata nell’Oceano (come si narrava in “El bóton de nácar”) o seppellita nel deserto (come raccontava “Nostalgia de la luz”). Le Ande, tuttavia, hanno un ruolo più simbolico in “La cordillera de los sueños”: sono testimoni della barbarie, ma non per qualche aspetto in particolare, o per qualche episodio specifico legato agli anni della dittatura. Lo sono per definizione – afferma Guzmán – per la loro posizione, per la loro storia millenaria di baluardi che avvolgono il territorio del Paese. La metafora è calzante, quasi ovvia, ma non può che rappresentare un passo indietro rispetto alla più concreta focalizzazione che il regista aveva saputo trasmettere nei suoi due precedenti lungometraggi, dove l’elemento geografico diventava, per l’appunto, un fattore direttamente coinvolto nell’orrore rappresentato.

Con quest’ultima sua opera, Guzmán sembra voler passare il testimone a Pablo Salas, cineasta cileno che dagli anni Ottanta ha costantemente filmato materiale sulla repressione della dittatura, buona parte del quale costituisce lo scheletro portante del film. Materiale prezioso ed efficace nel suo ruolo di testimonianza, soprattutto, del grande spirito di resistenza dei cileni (straordinaria, in particolare, la sequenza in cui le donne di Santiago si riuniscono per manifestare, intonando una versione libertaria, in lingua spagnola, dell’Inno alla gioia, mentre accorrono i militari a tentare di smorzare quella protesta – assolutamente pacifica – con idranti e lacrimogeni).

Ma del resto Guzmán aveva lasciato il Cile proprio nel 1973, dopo aver documentato le drammatiche ore del bombardamento della Moneda, del golpe che portò al potere Pinochet (le sue riprese sono state utilizzate anche in “Santiago, Italia” di Nanni Moretti). E non poteva dunque aver filmato quanto avvenuto negli anni successivi al colpo di Stato, lui esule a Cuba e poi in Francia, dove vive tuttora. La presenza di Salas ha dunque il sapore del passaggio di consegne, di una chiamata alle armi nei confronti della generazione successiva alla sua, affinché prosegua la sua opera e, a sua volta, istruisca le nuove leve in questa missione di conservazione e perpetuazione della memoria.

Va rilevato infine come, in “La cordigliera dei sogni”, emerga una per certi versi inevitabile ripetitività, oltre ad un paio di passaggi retorici: in primis, quelli in cui si fa riferimento alla situazione economica attuale e allo scenario internazionale. Soprattutto in quei punti in cui si azzarda l’accostamento (visivo, ma non solo) tra le proteste di piazza ai tempi di Pinochet e le manifestazioni dei giorni d’oggi. Momenti che rischiano di estremizzare la tesi (di per sé condivisibile) che il film cerca di propugnare, quella di un Cile ancora oggi vittima delle colpe e dei tentativi di insabbiamento degli anni della dittatura, degli esperimenti economici fatti allora e del retaggio che portano con sé.

Eppure, il motivo di quelle scelte stilistiche e narrative sembra emergere dalle stesse parole che Guzmán rivolge allo spettatore, ricordando il suo ruolo (encomiabile) di guardiano della memoria. Di cineasta che ha dedicato la sua vita al Cile, pur nella triste condizione dell’esule. E siccome la memoria è talvolta – colpevolmente o meno – uno degli elementi più fragili della società, per stanchezza o per malafede, tocca forse ravvivarla con modalità scolastiche, con paragoni accentuati, con l’ossessività di chi sa di ripetere per l’ennesima volta le stesse cose, ma in fondo lo sta facendo a fin di bene.

01/09/2020

Cast e credits

Titolo Originale
La cordillera de los sueños
Distribuzione
I Wonder
Durata
84'
Produzione
ARTE, Atacama Productions
Sceneggiatura
Patricio Guzmán
Fotografia
Samuel Lahu
Montaggio
Emmanuelle Joly

Trama

Il Cile di oggi e il Cile di ieri visti attraverso il paesaggio della Cordigliera delle Ande, eterna testimone di gioie e, soprattutto, dolori...
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