La mia notte con Maud

La mia notte con Maud


Eric Rohmer

Commedia, Drammatico | Francia
(1969)

E’ davvero difficile scegliere un film per rappresentare l’opera di Eric Rohmer: si finisce per perdersi tra le seduzioni intellettuali dei “Racconti morali” (anni Sessanta e Settanta), le leggerezze beate del ciclo “Commedie e proverbi” o de il “Raggio verde”, Leone d’Oro a Venezia 1986, e la classicità di quei “Racconti delle stagioni” che ancora negli anni Novanta hanno imposto il maestro francese a una nuova generazione di spettatori e cinefili.

Forse la cosa più facile è partire dall’inizio, e allora bisogna dire che “La mia notte con Maud” (1969) può fungere da introduzione alla poetica rohmeriana, offrendo gli strumenti per apprezzare anche le opere successive, apparentemente più facili.

Terzo dei “Racconti morali”, “La mia notte con Maud” è la storia di un giovane uomo, l’ingegnere Jean-Louis (Jean-Louis Trintignant), diviso tra due donne: la divorziata Maud (Françoise Fabian) e la giovane Françoise (Françoise Fabian). Il cuore del film è rappresentato dalla lunga sequenza della serata passata dal protagonista, introdotto dall’amico Vidal, a casa della affascinante Maud, in occasione della vigilia di Natale. Durante la notte il cattolico Jean-Louis rifiuta le avances di Maud, deciso a corteggiare la bionda Françoise (che ha adocchiato in chiesa), cosa che farà il mattino seguente. Solo alla fine del film Jean-Louis scoprirà che Françoise, che ormai ha sposato lasciando allontanare Maud, è stata l’amante del marito di Maud e quindi la causa del suo divorzio.

Come tutti i film di Rohmer, questo è un film “di parole”, dove i dialoghi veicolano gran parte dell’azione drammatica, in un gioco dialettico ricco e affascinante in cui lo spettatore è portato a immergersi. Al centro della scena c’è il seduttore Jean-Louis, chiamato a raccontare se stesso e i propri principi dagli incalzanti interventi di Vidal e Maud, in particolare a difendere i propri tentativi di conciliare l’ostentata adesione alla morale cattolica e un apparente libertinismo.

Il nodo morale è rappresentato dalla “teoria della scommessa” di Blaise Pascal, tirata in ballo dal filosofo Vidal: se esiste anche una sola probabilità su mille che Dio esista, allora l’uomo deve comunque puntare su di essa, perché in caso di successo la vittoria è immensa. Lo stesso principio viene applicato dal marxista Vidal alla rivoluzione e, soprattutto, da Jean-Louis all’amore: dopo le avventure giovanili ha deciso di convertirsi e scegliere una donna, cattolica come lui. Con cui trascorrere l’intera vita. Durante la notte il giovane nega più volte di essere innamorato, ma lo spettatore ha già visto le sue occhiate nei confronti di Françoise all’uscita dalla chiesa. Non di meno il brusco rifiuto nei confronti di Maud appare quasi un atto di violenza, in questo contesto mentale e ovattato (fuori nevica). Il protagonista prosegue però imperterrito sulla propria strada incontrando e frequentando la malinconica Françoise, fino al disvelamento finale.

Una volta saputa la colpa di Françoise, Jean-Louis racconta alla moglie l’episodio della propria notte passata con Maud e la definisce “la mia ultima scappatella”, come per bilanciare i due peccati. Insomma, dopo aver passato gran parte del film a enunciare i propri principi e convinzioni, tutti i personaggi, a partire da Jean-Louis, si trovano invischiati in una rete di debolezze e menzogne reciproche, tutti in qualche modo “sconfitti”.

Il topos del seduttore (maschio) scornato tornerà più volte nelle commedie successive, dove di solito a trionfare saranno le astuzie femminili. Qui anche le donne partecipano di un quadro di negatività: Maud si risposa, ma è infelice, Françoise non fa che rimuovere il senso di colpa, e la netta sensazione trasmessa dal finale è quella di un errore profondo commesso dal protagonista, che ha coinvolto tutti gli altri personaggi.

Il film è piuttosto austero, nella scelta del bianco e nero, nelle scene del sermone in chiesa, nella complessa tematica filosofica e morale, ma svela l’ interesse profondo di Rohmer per il valore e gli inganni della parola e dell’amore, che poi lo porterà sulla strada di commedie più leggere e luminose. A rendere straordinariamente gradevole il film è comunque la recitazione, tra le contorsioni verbali di un Trintignant ora timido, ora dogmatico, ora semplicemente perso e il controcanto malizioso e profondamente sensuale della Fabian.

Quello di Rohmer è cinema vero, non letteratura filmata, nonostante esista persino un volume che riporta il primo ciclo di film in forma di raccolta di racconti. In fondo anche Pascal  non è che lo strumento per iniziare l’esplorazione a volte divertita, altre malinconica, della condizione umana e delle scelte che essa impone, su cui tutta l’opera di Rohmer sarà imperniata. Quella scelta tra amore ideale e amore sensuale che qui si rivela una dura sconfitta, sconfessata in tutta la sua ipocrisia dalla scoperta che la casta Françoise è in realtà il personaggio più biasimevole di tutti (da un punto di vista morale, e cattolico), altre volte darà esiti differenti.

Si pensi allo splendido “L’amore nel pomeriggio”, dove il tema del tradimento ritornerà spogliato della patina filosofica di “…Maud”, e invece fortemente connotato in chiave sessuale e sociale, per un capolavoro che si pone come necessario complemento del film qui preso in esame. Soprattutto, si vada al “Racconto d’inverno” per scoprire che lì la scelta idealista di restare fedele a un unico amore, per quanto lontano e improbabile, può essere coronata dalla felicità.

In fondo Rohmer è distante dalle teorie matematiche di Pascal, dai suoi cupi sofismi, e i suoi film hanno per oggetto la vita e le persone, le donne, in tutte le loro meravigliose contraddizioni.

08/04/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Ma nuit chez Maud
Durata
110'
Produzione
Les Films du Losange
Sceneggiatura
Eric Rohmer
Fotografia
Néstor Almendros
Scenografie
Nicole Rachline
Montaggio
Cécile Decugis

Trama

A Clermont-Ferrand l'ingnegnere trentenne e cattolico Michel nota a messa Françoise. Si ritrova poi a casa di Maud, donna divorziata, e parla di morale, del caso, del matrimonio.

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