Made in Italy

Made in Italy


Luciano Ligabue

Drammatico | Italia
(2017)
Parlando di un film italiano o straniero, non succede quasi mai di incontrare un regista versatile ed eclettico come Luciano Ligabue. Consultando un ipotetico archivio oltre al nome di Franco Battiato, musicista che al pari di Ligabue si è cimentato un alcune prove di regia, peraltro accolte con favore da pubblico più colto e cinefilo, non risultano agli atti esempi altrettanto eclatanti. Se, poi, aggiungiamo che il nostro ha pubblicato a varie riprese racconti, romanzi e pure poesie, inducendo i milioni di fan a seguirlo con il medesimo entusiasmo in ognuna di queste prove, si capisce quale fosse l’attesa per l’uscita del suo terzo lungometraggio. Se si esclude “Ligabue Campovolo”, testimonianza filmata del concerto tenuto dal rocker di Correggio all’aeroporto di Reggio Emilia del 2011 in cui Ligabue figurava assoluto protagonista davanti e non dietro la macchina da presa, era dal 2002 (“Da zero a dieci”) che Ligabue non dirigeva un nuovo lungometraggio. Un’assenza che “Made in Italy” dà la sensazione di voler colmare con una voglia di esserci presente in ogni fotogramma, e che viene testimoniata a partire dalla locandina, in cui il bacio nuziale dei protagonisti Riko (Stefano Accorsi) e Sara (Kasia Smutniak) si sposa con un tripudio di un’umanità che fatica a contenere il proprio entusiasmo. Tutto questo, nonostante Ligabue – pur sullo sfondo di una fiducia che non viene meno anche nei momenti più drammatici della vicenda – continui comunque a esplorare (come aveva già fatto in “Radio Freccia”) sentimenti e stati d’animo che si confrontano con il male di vivere nella consapevolezza di quanto sia faticoso mantenersi coerenti di fronte alle contraddizioni del mondo. Come sanno bene Riko e Sara, coppia quarantenne con adolescente a carico, colta nel pieno dell’empasse matrimoniale, quello in cui i tradimenti (di lui) e le stanchezza (di lei) gli fanno considerare se è il caso di mollare tutto e ricominciare da qualche altra parte. Ed è è proprio il dove, inteso sia nell’accezione esistenziale di luogo in cui vivere, sia in quella legata al concetto di paesaggio, preso in esame soprattutto dal punto di vista estetico e culturale, ad avere una ruolo importante nell’economia della storia.

Nella sua natura derivativa (ricordiamo che il film nasce come estensione dell’omonimo album pubblicato alla fine del 2016) “Made in Italy” presentava due incognite: la prima gli veniva dal dover conciliare il formato musicale con quello cinematografico, il secondo dalla necessità di far coesistere – sul piano narrativo – due tipi di innamoramento. Quello interno al film, relativo alla storia tra Riko e Sara e l’altro, frutto dello sguardo con cui il regista si rivolge ai personaggi. A questo proposito non tutto risulta utile alla causa. Non certo la cornice del filmino girato dal figlio di Riko che, inserendosi di tanto in tanto come spazio di riflessione e commento al corso delle vicende, sembra più che altro il pretesto per giustificare la presenza di immagini che altrimenti faticherebbero a conciliarsi con il resto del tessuto narrativo. Altrettanto debole è l’andamento della narrazione, organizzata su una struttura che appare suddivisa in tanti episodi quanti sono i brani che compongono il disco in questione, e perciò a mal partito quando si tratta di evitare che il passaggio da un capitolo all’altro sia più meccanico che spontaneo. Cosa che al contrario non succede all’interno delle singole sezioni, in cui, oltre alla consueta energia fornita dal sound di Ligabue, a far la parte del leone sono l’alchimia e la bravura della coppia formata da Accorsi e Smutniak, così come le performance di coloro che sono chiamati a fargli da spalla, come Fausto Maria Sciarappa e Alessia Giuliani, impeccabili nei ruoli degli amici di turno. Di Ligabue stupisce la capacità di parlare al proprio pubblico indipendentemente dallo strumento utilizzato e senza perdere nulla di ciò che da sempre lo ha reso popolare presso milioni di italiani. Da non sottovalutare come molti sono tentati di fare.

28/01/2018

Cast e credits

Distribuzione
Medusa Film
Durata
104'
Produzione
Fandango, Riservarossa, Zoo Aperto
Sceneggiatura
Luciano Ligabue
Fotografia
Marco Bassano
Scenografie
Mauro Vanzati
Montaggio
Giogiò Franchini
Musiche
Luciano Ligabue
Costumi
Francesca Vecchi, Roberta Vecchi

Trama

Riko e Sara si amano nonostante il loro matrimonio sia arrivato a un punto morto. Gli amici cercano di aiutarli a uscirne fuori.
Wildwood – I segreti del bosco proibito
Wildwood – I segreti del bosco proibito

Il ritorno di Laika dopo sette anni non poteva essere più ambizioso: "Wildwood" di Travis Knight è una maestosa cavalcata attraverso l'immaginario coming of age fantasy contemporaneo, titanica dimostrazione delle capacità della stop motion e dichiarazione d'amore all'animazione tutta

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione