No Man’s Land

No Man’s Land


Denis Tanovic

Drammatico | Belgio, Bosnia, Francia, Italia, Slovenia, Uk
(2001)
7.5

A prescindere dai giudizi di valore, questo film è di particolare attualità considerando l’argomento che tratta: la guerra. Ma non è il classico film bellico pomposo, pregno di personaggi mitizzabili con l’improbabile storia d’amore che commuove il pubblico (sul modello “Pearl Harbor” per intenderci). “No Man’s Land” lungi dall’offrire una rappresentazione spettacolare (e fittizia) di un complesso di azioni militari, traccia il profilo umano e realistico di due antieroi casuali, costretti loro malgrado alla guerra di trincea. Tanovic è più che avvezzo a questo tipo di immagini, dato che durante il conflitto in ex-jugoslavia filmò diversi documentari nelle sue terre. E questo piglio documentaristico permane in questo suo debutto cinematografico, con una ripresa essenziale, scarna, cruda e incolore come le terre e i volti che ritrae.

Chiki – giovane nerd serbo – e Nino – bosniaco – si vedono costretti, per una combinazione più o meno fortuita di eventi, a convivere in una fossa scavata nella sconsacrata lingua di terra frapposta ai due fronti antagonisti, in compagnia di Cera, commilitone bosniaco trasformato in un’esca letale dalla mina anti-uomo che lo costringe all’immobilità, unico scampo alla deflagrazione. In questo lembo di terra di nessuno si sviluppano dinamiche contrastanti che pendolano dal grottesco al tragico, secondo la miglior scuola Kusturica: tracce di bizzarra e scanzonata comicità – dal retrogusto amaro – interpolate nelle rughe del dramma. Nino e Chiki si insultano, si accusano vicendevolmente circa l’origine della guerra, si minacciano, si feriscono. Si rammaricano, e si avvicinano con complicità, un po’ circospetti come se fossero alla stazione della metrò. In mezzo Cera, esausto dall’assurdità della guerra che prega la salvezza sua e di tutti stringendo una foto sciupata della moglie. E le bombe di entrambe i fronti che additano come nemici i due (militi) ignoti che invocano la tregua senza divise, in boxer. Un rapporto molto umano e controverso, un equilibrio assai precario tra amicizia e ostilità: emblematico il momento in cui scoprono entusiasticamente di avere una amica in comune – intuizione mutuata da un racconto di Semilovic – quasi dimentichi, per una frazione di secondo, di aver l’arma puntata nella direzione imposta dal terribile gioco dei ruoli. Ed è questo uno dei lati più inquietanti delle guerre che vengono ignorati dai film bellici mainstream: due potenziali amici costretti a spararsi addosso.

La celebrazione dell’assurdità della guerra si completa con una non troppo sottile denuncia della bramosia del sistema mediatico che volteggia sui corpi dei perituri, come i visitatori di uno zoo, o di un museo delle cere. Inoltre Tanovic pone più di un dubbio sull’utilità e l’efficacia dei contingenti di pace delle Nazioni Unite, che a dispetto degli intenti dichiarati praticano una politica di non intervento, per la vischiosità e l’inopportunità delle decisioni dei vertici politici. Insomma l’immagine va garantita e salvaguardata, secondo una legge del minimo sforzo che presuppone l’occultamento di insuccessi o eventi scomodi ovvero il soffocamento degli slanci di zelo di subordinati troppo votati all’effettivo intervento, come nella fattispecie il sergente Marchand, che si industria trasgredendo gli ordini per salvare i tre sventurati ignorati da Dio.

Un esordio più che brillante, dunque, per Tanovic, che scrive, dirige e musica questa pellicola che gli è valsa il premio di miglior sceneggiatura alla scorsa edizione del festival di Cannes. Un film che espone lucidamente l’assurdità e la disumanità della guerra. Un film che evidenzia l’inutilità e l’irrispettosa sacrificabilità delle vite particolari davanti alle decisioni prese a tavolino da viscidi pianificatori accecati d’onnipotenza.

E ciò nonostante è un film che di tanto in tanto ti ricorda che l’uomo ha la facoltà di ridire, ma non puoi illuderti di aspettare il lieto fine: in guerra non esiste il lieto fine.

Un film che documenta un aspetto di quelli che oggi si vogliono chiamare effetti collaterali di una guerra. Un film da vedere. Un film per riflettere.

07/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
No Man's Land
Distribuzione
O1 Distribuzione
Durata
98'
Produzione
Cédomir Kolar, Dunja Klemenc, Frédérique Dumas, Marc Baschet, Marion Hänsel
Sceneggiatura
Danis Tanovic
Fotografia
Walther Vanden Ende

Trama

1993. Il serbo Nino e il bosniaco Ciki nella terra di nessuno: una trincea sulla linea di confine tra i due schieramenti nemici. Con loro un altro militare bosniaco ferito, immobilizzato su una mina pronta a saltare in aria.
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