Manglehorn

Manglehorn


David Gordon Green

Drammatico | Usa
(2014)

Il cinema di David Gordon Green è quello della profonda provincia americana, popolato da figure solitarie e apparentemente lontane da ogni ambizione. Possono essere bambini o uomini vissuti: quello che li accomuna è l’elegia degli ultimi, dei perdenti. Questi personaggi non sono mai soli, ma accompagnati da una moltitudine di comprimari, anch’essi solitari e anaffettivi che nascondono le proprie ossessioni sotto un’apparente normalità.

Il regista texano torna, ad un anno di distanza da “Joe”, a presentare un nuovo film in concorso alla settantunesima Mostra del cinema di Venezia: “Manglehorn”, titolo che contiene il cognome del protagonista, interpretato questa volta da una leggenda del cinema, Al Pacino.

Angelo Manglehorn è un anziano fabbro che conduce una vita tranquilla tra casa e bottega. Come unico affetto ha una gatta che accudisce con amorevolezza. Vive nel ricordo di un amore del passato, ormai sepolto da troppi anni, e ha come unico appuntamento settimanale l’incontro del venerdì con la cassiera della banca (Holly Hunter).

Fin da subito Green ci introduce nella vita di Manglehorn non più caratterizzata da granitiche certezze, ma oramai fatta di dubbi su quello che è stato il passato. Le abitudini quotidiane non sembrano che essere un guscio vuoto e il bilancio di una vita non porta ad un risultato soddisfacente. Sono però timidi spiragli, perché in principio Manglehorn (chiamato quasi sempre per cognome, come ad evidenziare la sua impersonalità) non è capace di gestire il difficile rapporto con il figlio che è diventato un uomo in carriera nella grande città, sembra più a suo agio con la nipotina come in un maldestro tentativo di recuperare quell’affetto paterno mai esercitato fino in fondo.

La metafora del fabbro in grado di aprire tutte le serrature, ma non quella del proprio cuore e dei propri affetti è fin troppo palese. A differenza dell’opera dell’anno scorso, quest’ultima sembra più ambiziosa nel tentativo di scavare nella psicologia del protagonista. Le frequenti dissolvenze incrociate con la sovrapposizione dei pensieri di Manglehorn sembrano alludere a questo scavo.

Il risultato è parzialmente riuscito, perché alla fine il raggiungimento della consapevolezza dell’anziano fabbro passa attraverso una serie di clichè già visti e piuttosto banali. L’interpretazione di Al Pacino è molto diligente e accurata nell’uso del Metodo, forse troppo ricercata nei gesti e in alcune pose, però capace di reggere un film fondamentalmente privo di trama.

L’abilità di Green è quella di contestualizzare le ambientazioni della provincia, anche in questo caso, come nelle caratterizzazione di alcuni comprimari (si veda l’amico fallito del figlio che è rimasto nel Paese) che vengono raccontati con particolare tenerezza. Un altro merito è la capacità di inserire scene madri, improvvise e senza un legame esplicito, come nel caso della scena musical in banca, davvero esilarante.

Al netto di pregi e difetti, rimane un’opera non perfetta che non offre appigli allo spettatore in quanto priva di una narrazione classica e lineare, ma piuttosto contorta e ipnotica. Quest’ultimo aspetto non garantirà forse una distribuzione e un successo commerciale, motivo in più per parlare di film come questo che non cercano per forza il favore dello spettatore.

01/09/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Manglehorn
Distribuzione
Movies Inspired
Durata
97'
Produzione
Muskat Filmed Properties, World View Entertainment
Sceneggiatura
Paul Logan
Fotografia
Tim Orr
Montaggio
Colin Patton
Musiche
David Wingo

Trama

Angelo Manglehorn è un anziano fabbro che vive in un piccolo paese di provincia. Lo ritroviamo alle prese con un bilancio della propria esistenza, fatta di errori e rimpanti. Il suo unico affetto è un gatto e l'unico appuntamento della settimana quello con una bella cassiera della banca. Piano piano assiatiamo allo sgretolarsi delle certezze e al tentativo di rimediare agli errori commessi.
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi