La mia vita a Garden State

La mia vita a Garden State


Zach Braff

Commedia | Usa
(2004)
Zack Braff appartiene ad una delle ultime leve di attori giovani, carini e simpatici che devono un grazie di cuore ad Mtv. Senza questa rete, che ha prodotto e trasmesso in America (e in Italia) la serie televisiva “Scrubs” (di cui era protagonista), non ci sarebbe stato infatti il clamoroso successo di culto che negli ultimi anni essa ha riscosso presso il pubblico giovanile e che ha incrementato inevitabilmente la popolarità dei suoi attori. Non ci sarebbe stata, a fronte di tutto questo, neanche quindi la possibilità per Braff di tentare “il grande salto” e cercare di sfondare nel grande schermo, riciclando il suo personaggio buffo e un po’ sfigato per commedie più o meno a sfondo rosa.
 
È il caso per esempio del remake americano del nostro “L’ultimo bacio” (capace di appiattire completamente anche quel minimo di originalità presente nell’opera di Muccino); è il caso anche di questo film, che lo vede esposto in primissima persona in quanto scrittore, regista e protagonista, tutto sotto il pesante fardello dell’opera prima. 
 
Il flop assoluto di “The Last Kiss” e il parziale insuccesso anche di “Garden State” ha un po’ ridimensionato le ambizioni di questo 33enne attore americano, convinto che bastasse puntare su alcuni elementi che avevano fatto la fortuna di “Scrubs”, come la comicità surreale, paradossale e strampalata di certe gag o l’uso insistente di musica indie-pop per richiamare anche al cinema tutto quel pubblico di indie-nerd che aveva amato la serie in questione.
 
Il tentativo fallisce, se non altro almeno parzialmente, perché “Scrubs” aveva dalla sua anche un intreccio di storie, personaggi e ambientazioni divertenti e mai banali: qua invece tutto si riduce al solo Braff, a reggere (malino) per più di 90 minuti la scena con la sua faccia costantemente imbambolata e la sua attitudine quasi glaciale nei confronti di quello che gli succede. La storia poi è troppo esile per aiutarlo: il “ritorno a casa”, topos già usato e sfruttato in tante altre occasioni, qui diventa più che altro pretesto per girovagare, spostarsi senza meta, incontrare e fare amiciza con personaggi strani e/o assurdi (becchini, cavalieri medievali, moderni Noè con tanto d’arca); incontrare e fare amicizia, e poi innamorarsi, di Natalie Portman (lei e la sua famiglia sono forse gli unici comprimari davvero azzeccati); incontrarsi e scontrarsi col vecchio padre Ian Holm (bravo, ma sacrificato dal final cut: il suo personaggio perde così spessore e sembra evanescente, irrilevante), che sotto sotto gli rinfaccia la colpa della morte della madre.
 
Non mancano poi scene talmente viste e riviste da risultare quasi irritanti: il festino a base di droga, o l’urlo liberatorio sotto la pioggia, per esempio, erano così indispensabili? E il finale accomodante e sdolcinato, almeno quello non ci poteva esser risparmiato?
 
Ad ogni modo, se il film rimane a galla è perché tutto sommato fa ridere, almeno in alcuni momenti (l’episodio del cane infoiato, della camicia-tappezzeria, della freccia infuocata), nonostante le gag siano sempre e comunque immerse in un silenzio che fa molto Jacques Tati (soprattutto in funzione alla perfetta estraneità al contesto del personaggio di Braff), e poi perché a film finito si ha comunque l’impressione che un minimo di buona volontà sia stata spesa, eccome, in questo progetto costato pochissimo e distribuito, almeno all’inizio, in pieno stile indipendente. 
 
Poi chiaro, la colonna sonora è azzeccata, funziona: ci sono gli Shins, la cui “New Slang” è definita dalla Portman come “la canzone che ti cambierà la vita”, ci sono i Coldplay, Nick Drake, gli Zero 7 e così via, tutto insomma costruito ad hoc per piacere ai giovani americani un po’ alternativi, un po’ snob, più “intellettuali” rispetto al pubblico medio caciarone e volgarotto a cui piacciono i vari “American Pie” et similia
 
Tuttavia, modificare i geni della commedia sentimentale americana adattandola ai gusti dei giovani d’oggi non sempre funziona, e questo speriamo sia da lezione a Braff, specie se si ha la pretesa di parlare a titolo “generazionale” solo e unicamente dei fatti propri.

30/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Garden State
Distribuzione
Fox Searchlight
Durata
109'
Produzione
Camelot Pictures, Double Feature Films, Jersey Films, Large's Ark Productions
Sceneggiatura
Zach Braff
Fotografia
Lawrence Sher

Trama

Andrew Largeman, attore frustrato in cerca di lavoro ad Hollywood, riceve la notizia che la madre, paraplegica, è morta. Il ritorno a casa per il funerale sarà più che mai occasione per confrontarsi col severo e distante padre, per rivedere vecchi amici, vivere situazioni comiche paradossali, ma anche trovare l'amore e liberarsi una volta per tutte dei fantasmi del passato

 

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