Mid90s

Mid90s


Jonah Hill

Dramma | Usa
(2018)

mid90s jonah hill

È proprio questa la differenza che si può stabilire tra i periodi astrattivi, razionali e i periodi “empatici”. I primi si fondano sul principio d’individuazione, di separazione, i secondi invece sono dominati dall’indifferenziazione, dalla “perdita” in un soggetto collettivo: ciò che chiamerei il neotribalismo.

Michel Maffesoli, “Il tempo delle tribù”

 

Basterebbe la sequenza d’apertura a spiegare “Mid90s”, sincretismo per immagini di simboli, comportamenti, suoni di un anfratto nel decennio. Cosa vi sia contenuto in quello spazio temporale di raccordo tra un decennio e l’altro è stampato sulle magliette, steso sui letti, sopra sotto e in mezzo alla mobilia di una casa americana a Palms, Los Angeles. Simboli riconoscibili, codificabili. Non si è preparati, però, alla violenza domestica che irrompe sulla scena come una scheggia da una camera da letto.

Steve, 13 anni, subisce le angherie del fratello maggiore violento, apparentemente ossessionato dal fitness. La madre si prende cura di loro mentre uomini entrano ed escono dalla sua vita sentimentale. Steve conosce una comitiva di giovani skater del quartiere. Cercherà di farsi notare da loro in cambio di rifugio e accettazione.

L’esordio alla regia di Jonah Hill con questa produzione indipendente mette l’artista losangelino di fronte al coming of age puro, scandito dalle tappe necessarie e ineluttabili del genere. Si riconoscere l’eco del “Boyhood” di Linklater dato il periodo di riferimento condiviso: l’adolescenza calata nella periferia americana novantina, sbattuta tra la gabbia tormentata del nucleo famigliare e il fluido smarrimento del circo sociale.

“Mid90s” non ha l’aspirazione a mostrare, scindendo qualsiasi volontà riproduttiva, bensì a mostrarsi come una continuazione delle atmosfere del tempo, scegliendo l’effetto vintage della forma col suo aspect ratio stretto in 4:3 e la fotografia monotonale per interni ed esterni. La somiglianza sembra dunque da ricercare piuttosto in “Tutti vogliono qualcosa” differenziandosi però dal tono romanticamente magico, alla cui visione Hill preferisce un precipitato sporco e rabbioso.

Hill è interessato a rappresentare l’ardore dell’adolescenza combinata alla sua fluidità relazionale. Il cambiamento di Steve si nota dapprima nel vestiario, nei simboli che si porta addosso (come lo skate, all’inizio infantile), nella parlata, nei soprannomi, nei poster della cameretta; un rivestirsi estetico che gli permette di partecipare della tribù con cui condivide segni e valori, disperdendo in essa il proprio individualismo. Nella sensibilità collettiva Steve attraversa una serie di prove di affiliazione al gruppo, al contempo crescita personale repentina, quasi dionisiaca.

Da una parte la dimensione collettiva inserita negli spazi condivisi (i party, i luoghi in cui fare skate), dall’altra il disgregarsi privato della famiglia per descrivere la quale basta qualche immagine. L’uomo che esce con la cerniera calata dalla stanza della madre, i lividi sul corpo di Steve, la rivalsa sulle violenze del fratello, diventano fugaci e necessarie visioni che determinano la necessità del ragazzo di formare una nuova famiglia.

La visione di Hill si riflette in una semplificazione naif di segni accatastati gli uni sugli altri, a cominciare dalla selezione musicale che vede rincorrersi il flow dei Cypress Hill e la rabbia dei Nirvana; ma anche Street Fighter, il Super Nintendo, la convivenza tra musicassette e CD. Tutto parla in funzione di un’evocazione generazionale che fu anche teatro del passato del regista, di cui il filmato amatoriale di Fourth Grade incollato al finale come una naturale continuazione della narrazione ne è traccia.

L’adolescenza di Steve diventa il perfetto contraltare della prima prova di Jonah Hill, possedendo la vitalità e l’ingenuità positiva di un esordio interessato a parlare col cinema senza eccessi teorici. La deriva grezza, modesta e ampiamente sperimentata del coming of age assume però le tinte personali, ardite del cinema indipendente.

24/06/2019

Cast e credits

Titolo Originale
Mid90s
Durata
84'
Produzione
A24, Waypoint Entertainment
Sceneggiatura
Jonah Hill
Fotografia
Christopher Blauvelt
Montaggio
Nick Houy
Musiche
Trent Reznor, Atticus Ross
Costumi
Heidi Bivens

Trama

Steve, 13 anni, subisce le angherie del fratello maggiore violento, apparentemente ossessionato col fitness. La madre si prende cura di loro mentre uomini entrano ed escono dalla sua vita sentimentale. Steve conosce una comitiva di giovani skater del quartiere. Cercherà di farsi notare da loro in cambio di rifugio e accettazione.
Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire