Mine

Mine


Fabio Guaglione, Fabio Resinaro

Thriller | Italia, Spagna, Usa
(2016)

Che la nuova generazione di cineasti italiani stia tentando di catalizzare le attenzioni su di sé seguendo i modelli a stelle e strisce, riplasmandosi secondo le meccaniche di genere d’oltreoceano e abbandonando sempre più (o per lo meno tentando di camuffare) le vanziniane pagliacciate di infimo gusto nonché quel ruffianesco impegno sociale che, fatte le doverose eccezioni (Gianfranco Rosi è il primo esempio che sorge alla mente) risulta spesso di una superficialità caricaturale: tutto ciò, dicevamo, è fuori dubbio.

Se rinunciare a un pizzico di creatività autoctona per gettarsi su schemi narrativi internazionali più moderni e certamente più funzionali sia poi un risultato da accogliere con entusiasmo o se sia piuttosto nocivo per quel po’ di italianità che va così perduta è un quesito legittimo, ma che non ha poi molto senso porsi: “Sic transit gloria mundi”.

Tuttavia “Mine”, lungometraggio d’esordio di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, è un’opera in cui è veramente difficile riconoscere i tratti caratteristici del nostro cinema: non tanto perché il cast è composto da attori anglofoni, ma piuttosto perché lo scenario (ovvero quello della guerra in Afghanistan) è uno scenario tipicamente americano.

“Mine” dunque compie un passo ulteriore nell’internazionalizzazione rispetto ad esempio a quanto fatto da Gabriele Mainetti, che aveva pur mantenuto nel suo “Lo chiamavano Jeeg-Robot” quel tratto distintivo della periferia romana, o a Matteo Rovere, che utilizzando il dialetto romagnolo aveva inserito il genere delle gare automobilistiche di “Veloce come il vento” nel contesto facilmente riconoscibile dello Stivale. Con Guaglione e Resinaro il cordone ombelicale con la patria è invece definitivamente tranciato.

Ma per evitare di affrontare con faciloneria un tema complesso come quello bellico, che già l’industria hollywoodiana ricopre spesso di una patina etnocentrica e patriottica (si pensi alla delusione di “American Sniper“, solo per citare uno degli ultimi titoli più eminenti), i due autori compiono una mossa strategica e arroccano sulla soggettività, costruendo un “I-concept movie” in cui tutti gli eventi esteriori, riguardanti le missioni militari, sono un mero pretesto narrativo per poter parlare della condizione interiore umana, che è comune a qualsiasi nazionalità.

La vicenda del tiratore scelto dei Marines Mike Stevens che fuggendo nel mezzo del deserto dopo una missione fallita calpesta un ordigno esplosivo e rimane bloccato, inginocchiato a terra senza acqua e senza certezza di soccorso, inizia come un thriller ad alta tensione, ma si trasforma presto nella metafora di una redenzione personale, nella battaglia con il proprio passato, nello stallo di cinismo e rabbia di chi ha dichiarato guerra alle proprie emozioni e di chi deve inginocchiarsi davanti alla propria vita e trovare la forza e il coraggio per fare il prossimo passo.

Il linguaggio per flashback ostinati e talvolta pedanti, che si insinuano tra le allucinazioni del protagonista e che le governano come un incubo, sono la chiave che permette di spostare il piano dell’attenzione, di svelare il deserto dentro di sé e non più fuori di sé, di comprendere che la mina non è che un blocco del proprio inconscio, da disinnescare ricomponendo la propria identità.

I due registi si destreggiano dunque bene nella gestione di un materiale che correrebbe il pericolo di sfociare in un pasticcio poco chiaro e di un finale dalle complesse calibrazioni, che non sarebbe stato difficile rendere ridicolo e deludente e che invece è meticolosamente e sapientemente amministrato.

Nonostante i difetti, che emergono soprattutto nell’antefatto che occupa la prima parte della pellicola e nei dialoghi che lo infarciscono, il risultato è dunque positivo. Migliore persino, grazie alla sua abilità nel destreggiarsi tra il piano personale e quello esteriore-oggettivo, dei suoi antenati del genere, come il “127 ore” di Danny Boyle o “Buried” di Cortés.

07/10/2016

Cast e credits

Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
106'
Produzione
Mine Canarias, Roxbury, Sun Film, The Safran Company
Sceneggiatura
Fabio Guaglione, Fabio Resinaro
Fotografia
Sergi Vilanova
Scenografie
Mani Martinez
Montaggio
Fabio Guaglione, Matteo Santi, Filippo Mauro Boni
Musiche
Andrea Bonini

Trama

Dopo aver fallito la propria missione, il tiratore scelto Mike Stevens è costretto a fuggire dai propri nemici attraverso il deserto. Ma quando si accorgerà di aver calpestato un ordigno esplosivo si ritroverà immobilizzato, solo, con scarsità di acqua e un immediato bisogno di soccorso.
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