Il mio vicino Totoro

Il mio vicino Totoro


Hayao Miyazaki

Animazione | Giappone
(1988)

Avete presente quello strano animale, a metà fra un procione e un orso, che compare come logo dello Studio Ghibli prima di ogni film? Ecco, lui è un Totoro, simbolo dello Studio fondato da Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Un’icona amata e citata in ogni dove, che ha spento ventuno candeline prima che noi italiani potessimo avere la fortuna di (ri)scoprirla al cinema.

“Il mio vicino Totoro” è un film all’apparenza più leggero, se si considerano i maturi predecessori (“Nausicaa della valle del vento” e “Laputa: castello nel cielo”), e affronta con l’usuale perizia proprio il mondo dei bambini, da sempre protagonisti delle storie miyazakiane, e quel frangente di vita in cui i piccoli cominciano a fare i conti con le “cose dei grandi”.

Satsuki e Mei – due sorelle con un unico nome, “Maggio” – si trasferiscono col padre da Tokyo a un villaggio di campagna per stare più vicini alla madre ricoverata in ospedale; esse non sono destinate ad affrontare le mirabolanti avventure di tante eroine di Miyazaki, bensì le difficoltà della realtà quotidiana. E’ giusto ricordare che anche il maestro Hayao, da piccolo, ha vissuto a lungo separato dalla madre, ricoverata per curare il morbo di Pott, ed è inevitabile rileggere l’opera in chiave autobiografica, intrecciando dunque la magia dell’invenzione a una realtà esperita direttamente dall’autore.

Nella realtà del regista nipponico il mondo vive (o dovrebbe farlo) a contatto con la natura: in questo caso essa non è una frontiera da salvaguardare o purificare ma un contenitore florido, magico e misterioso, habitat di creature fantastiche e di avventure da sognare a occhi aperti.

“Il mio vicino Totoro” rappresenta con la semplicità di un istant-classic l’incontro col meraviglioso, che in Miyazaki, non trovandosi in una realtà parallela, si muove e agisce sotto i nostri occhi, basta saperlo cogliere. E’ così che si sviluppano alcune delle sequenze più intense e magiche dell’opera, come la scoperta del Totoro dopo il tunnel di alberi, Totoro che fa crescere una sequoia in pochi attimi, la corsa sul Nekobus (un gatto-bus).

Seguendo le linee di un racconto di formazione, “Tonari no Totoro” è un libro delle fiabe le cui illustrazioni prendono vita e compaiono con naturalezza nel mondo (infatti Mei riconosce i makkurokurosuke, i neri folletti della fuliggine, e Totoro, il guardiano della foresta, perché li ha visti nelle illustrazioni di un libro).

Non si tratta di visioni oniriche né di fantasticherie infantili: gli esseri “fantastici” esistono tanto quanto gli altri personaggi e vivono grazie allo sguardo puro dei bambini, poiché loro, oltre ad avere la possibilità di vederli, vogliono vederli.

“Era solo un sogno…ma non era un sogno!”, esclameranno Sutzuki e Mei, scoprendo, appena sveglie, che della sequoia cresciuta di notte grazie a Totoro erano rimasti solo i tanto desiderati germogli. Esiste ciò che si vuole vedere: ecco il teorema.

La straripante immaginazione miyazakiana è sia meraviglia che concreto aiuto per superare le difficoltà: saranno infatti Totoro e il Nekobus a permettere il ritrovamento di Mei e di arrivare rapidamente all’ospedale della madre. La conoscenza del nuovo e prezioso mondo è l’anticamera di una crescita che non ci interessa poi seguire…preferiamo immaginarla.

Dunque, guai a parlare de “Il mio vicino Totoro” come di un film minore: Miyazaki costruisce una favola che cela all’interno l’esemplare modello del suo cinema, coadiuvato nella composizione audiovisiva dalle delicate e mai invasive musiche del fidato Joe Hisaishi.

“Il mio vicino Totoro” è una grande lezione sul piacere di meravigliarsi, che ci stupiamo di poter vedere solo dopo ventuno anni. Per tornare un po’ bambini, meglio tardi che mai.

21/09/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Tonari no Totoro
Distribuzione
Lucky Red
Durata
86'
Produzione
Studio Ghibli, Tokuma Japan Communications Co. Ltd.
Sceneggiatura
Hayao Miyazaki
Fotografia
Mark Henley
Montaggio
Takeshi Seyama
Musiche
Joe Hisaishi

Trama

Due ragazzine, Mei e Satsuki, si trasferiscono con il padre in una casa di campagna dalla fama di essere stregata per avvicinarsi alla madre in ospedale. Presto scoprono che la foresta che circonda la casa è abitato da strane creature, chiamate Totoro, insieme alle quali vivranno fantastiche avventure
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