Monsieur Lazhar

Monsieur Lazhar


Philippe Falardeau

Drammatico | Canada
(2011)

Bachir Lazhar ha origini algerine e arriva a Montreal in fuga da quella terra che gli ha strappato violentemente moglie e figli. Si ritrova a insegnare, non senza l’aiuto di qualche bugia, in una scuola, in cui tutti (genitori-maestri-bambini) sono sconvolti da una tragica scomparsa. L’insegnante Martine, così premurosa e candida all’apparenza, ha scelto la morte più inspiegabile e cruenta: suicidarsi in classe.

Violenze che si cedono il passo sono il cuore pulsante di “Monsieur Lazhar”. La violenza passiva: quella subita dal protagonista che vede la sua famiglia distrutta in un incendio dalle finalità, probabilmente, politiche e quella dei bambini che – proiettati troppo presto tra le contraddizioni del mondo dei grandi – cercano di dare un nome alla mancanza di senso. La violenza attiva: quella di Martine che, scegliendo la scuola come teatro della fine delle sue pene, fa sì che la crudeltà autoinflittasi diventi un vortice da cui tutti sono travolti e storditi; e quella dell’ambiente scolastico che col suo formalismo sterile, in cui la morte è argomento tabù per creature troppo acerbe o concesso esclusivamente a professionisti-psicologi, diventa la campana di vetro in cui le inquietudini implodono e non trovano sollievo. Al mondo dei burocrati e dei regolamenti  -“dare l’aspirina ai bambini è vietato” – si opporrà il metodo più tradizionalista e un po’ conservatore dell’insegnante Lazhar, fino all’idillio finale della favola della crisalide.

Acclamato ai festival internazionali e sconfitto dal bellissimo “Una separazione” come miglior film straniero durante l’ultima edizione degli Oscar, “Monsieur Lazhar” è stato apprezzato soprattutto per l’assenza di buonismo in una storia tanto tenera quanto poetica. Lo stile minimalista e asciutto, effettivamente, salva il film dall’impasse delle più grevi sdolcinature, hollywoodiane e non. Ma prosciugare fronzoli e orpelli non basta. Sia perché talune scelte registiche si impantanano in quella urticante deriva televisiva del visto e ri-visto, sottolineate poi da note musicali accessorie; sia perché lo stile-aspirapolvere deve quantomeno preservare i sottotesti, che in questo film sono tanti (l’elaborazione del lutto-l’immigrazione-il sistema scolastico) e sospesi in un corpus centrale che soffre di qualche lungaggine di troppo – in un film pur breve – che disorienta. L’afflato poetico che percorre il film erompe nel finale con la favola à la Esopo che rivela il messaggio dell’opera e si suggella in un abbraccio, che può, da solo, condensare la portata del film: strappacuori, lirico, delicato; ma pleonastico.

02/09/2012

Cast e credits

Distribuzione
Officine Ubu
Durata
94'
Sceneggiatura
Philippe Falardeau
Fotografia
Ronald Plante
Montaggio
Stéphane Lafleu
Musiche
Martin Léon

Trama

In una scuola elementare di Montreal una insegnante si suicida nella classe dei suoi alunni. Bachir Lazhar, in fuga dall'Algeria dove la sua famiglia è morta tragicamente, la sostituirà.
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