Paradiso amaro

Paradiso amaro


Alexander Payne

Drammatico | Usa
(2011)

Il cinema ha spesso raccontato le azioni demolitorie che l’uomo ha versato sulla natura incontaminata. L’oltraggio dell’umanità a foglie e alberi, animali e acque.

Discendente di una ricca famiglia hawaiiana, Matt King trova una propria stabilità in simbiosi con il paesaggio che abita. Il calmo mare di casa, le invitanti spiaggie, le albe e i tramonti degni di essere scolpiti in cartoline da conservare, abbracciano pian piano, durante il percorso che l’uomo affronta in “Paradiso amaro”, se stesso e le sue due figlie. Il film è quindi un road-movie dove il viaggio da percorrere è sulle strade delle radici genealogiche, tornare nei luoghi dove si è sempre stati, cercare la propria maturità, la propria consapevolezza partendo da una tragedia.

Come già capitato in precedenti film di Alexander Payne, troviamo dei personaggi che, ancor prima di essere comuni, si presentano come figure che hanno poco da dire e da farci vedere. L’obiettivo del regista è quello di estrapolare quel poco per arricchire al contempo i suoi personaggi e lo spettatore che ha accettato di seguirli. E’ a quel punto che il paesaggio già tanto splendente acquista il proprio Io: non più da cartolina da ammirare con stupore, ma anima da immortalare e far scorrere nella memoria durante momenti dove il sentimento padroneggia, per completare dunque un processo di complicità totale tra uomo e paesaggio, spettatore e film. Le Hawaii si fanno emozione, finalmente lontane dall’utilizzo folkloristico fatto in altri (pochi film). Quest’arcipelago dell’Oceano Pacifico, rivela una sua identità individuale americana e allo stesso tempo stabilisce i confini e le distanze con l’americanismo più diffuso; quantomeno nell’atmosfera, nello stare lì piuttosto che in una qualsiasi grande città americana.

La tragedia non è ostentata, ma si parte dal presupposto che la vita ci costringe ad affrontare momenti molto difficili. Se per qualcuno questa si manifesta come una scelta comoda, che non guarda in faccia a un realismo che presuppone la grande disperazione, dall’altra sfera è da notare che un film del genere rifiuta sin dalle premesse la lacrima facile, non disdegnando la commozione che, però, giunge quando affonda le mani nella semplicità più basilare del sentimento.

Ognuno dei tre personaggi principali del film presenta una problematica di base che a sua volta nasconde ulteriori complicazioni. Matt, il padre, ha fatto le scelte giuste per ottenere una buona posizione sociale, ma non ha fatto mai i conti con la propria essenza. E’, a suo modo ancora un immaturo. La figlia maggiore, Alexandra, adolescente ribelle, è stata segnata dal tradimento della madre verso un padre pur assente. La figlia minore, Scottie, aspetta pazientemente che qualcuno si prenda cura di lei, dunque il processo di crescita che le spetta.

L’incontro unione tra i tre scaturisce da un episodio altamente tragico, da una necessità di solidarietà che è anche obbligo di fare i conti con il proprio avvenire. “Paradiso amaro” è dunque solo parzialmente un film sulla tragedia da affrontare, non un film sul presente da vivere (o sull’eleborazione del lutto), quanto piuttosto sulla preparazione del futuro, sull’attesa che viene qui dilatata fino all’immagine dei titoli di coda dove un piano sequenza fisso può essere finalmente visto come l’inizio del vero cammino, l’annunciazione verso un futuro certamente non privo di insidie, ma da affrontare con la dovuta consapevolezza.

Non è forse un film dei nostri tempi “The Descendants” – imparentato invece con un certo cinema americano degli anni 70 (soprattutto il Bob Rafelson di “Cinque pezzi facili” e “Il Re dei giardini di Marvin”) – ma può essere per i nostri tempi se solo lo si accetta. Se ci si immagina di calpestare le agrodolci spiagge delle Hawaii, se durante e dopo la visione davvero si riescono a far proprie le immagini di quella paesaggistica sovrapponendola non sul petto, ma direttamente nel cuore, se si predilige la quiete alla tempesta, la semplicità espressiva all’istrionismo, ovvero la maschera di un eccellente George Clooney, che rifiuta orpelli, manierismi, e retorica donando una interpretazione di emozionante verità.

Per saperne di più: Clooney, Payne – Speciale Paradiso amaro

18/02/2012

Cast e credits

Titolo Originale
The Descendants
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
115'
Produzione
Ad Hominem Enterprises
Sceneggiatura
Alexander Payne, Nat Faxon, Jim Rash
Fotografia
Phedon Papamichael
Scenografie
Jane Ann Stewart
Montaggio
Kevin Tent
Costumi
Wendy Chuck

Trama

Matt King è un proprietario terriero hawaiiano. Marito molto distratto, padre assente, si ritrova a dover accudire le due figlie quando la moglie Elizabeth subisce un grave incidente che la consumerà in pochi giorni. Cosa farà quando scopre che la moglie lo tradiva?
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