Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare

Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare


Rob Marshall

Avventura | Usa
(2011)

Come tutte le saghe cinematografiche che si rispettino, anche i pirati dei Caraibi hanno, puntualmente, la solita gestazione. Ogni capitolo che esce si porta dietro l’interrogativo se verrà seguito da un nuovo episodio: circolano voci, smentite, addii da parte delle star del cast, poi mezze conferme, infine annunci ufficiali. E così, fin dai tempi de “La maledizione della prima luna”, questa poderosa macchina da soldi della Disney torna nei cinema di tutto il mondo con cadenza più o meno regolare. Il grosso problema di Jerry Bruckheimer, il produttore più chiassoso del globo, è però quello di aver costruito una saga nata da un primo, bel film.

Ma da lì in poi, è stato tutto uno scendere fino ai livelli più improbabili di sceneggiatura. Storie sempre più confuse, scritte con troppi trucchi facili da svelare e attori che interpretavano ruoli diventati ormai la caricatura dell’abbozzo originale. Ma il punto più basso, probabilmente, è stato toccato con questo “Oltre i confini del mare”, il quarto capitolo, che registra, per la prima volta dal 2003, la perdita di pezzi fondamentali: cambia il regista e vanno via due protagonisti come Orlando Bloom e Keira Knightley. Resta sempre lui, Johnny Depp, il capitan Jack Sparrow, a dominare la scena in lungo e in largo, con uno stile di recitazione ormai impresso dal pilota automatico: smorfie, sguardi, camminate, gestualità, tutto amplificato al massimo, tutto reso stucchevole e noioso fin dalle prime scene.

Il film, nel suo complesso, non conta più: i Pirati dei Caraibi sono solo Sparrow e il fascino che riesce ad emanare. Di altro c’è poco: addirittura impalpabile la presenza del nuovo villain, il Barbanera di Ian McShane, ridotto a personaggio assolutamente bidimensionale e funzionale solo al tradizionale compito di “ostacolo del protagonista”. Ancora peggio, però, è forse disegnata la figura di Angelica, una Penelope Cruz dal passato misterioso quanto lacunoso, letteralmente buttata nel mezzo di un intreccio senza il minimo nesso logico.

E l’ultima nota dolente, per chiudere questa breve, banale e triste rassegna di elementi negativi, è data dalla regia del povero Rob Marshall, il regista che da Broadway è approdato a una modesta carriera hollywoodiana, e che ora ha anche trovato l’ingaggio milionario che, probabilmente, inseguiva da tempo. Il suo predecessore, Gore Verbinski, non è mai stato un autore di talento, ma gli va riconosciuto che gran parte del merito della precedente trilogia è suo, che era riuscito a trovare un giusto compromesso fra le ambizioni roboanti della produzione e un minimo di intrigante tragicità che veniva conferita ai personaggi-chiave. Marshall, dal canto suo, annulla tutto, pare quasi non conoscere i film precedenti, dimentica il contorno e si concentra sui tic comici di Depp, inseguendo, invano, il fantasma (o lo zombie) di un omaggio al genere cappa e spada. Ma l’impresa, già ardua in partenza, fallisce miseramente.

29/05/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides
Distribuzione
Walt Disney Pictures
Durata
137'
Produzione
Jerry Bruckheimer
Sceneggiatura
Ted Elliott, Terry Rossio
Fotografia
Dariusz Wolski
Scenografie
John Myhre
Montaggio
Wyatt Smith, Michael Kahn, David Brenner
Musiche
Hans Zimmer
Costumi
Penny Rose

Trama

Jack Sparrow e Barbossa partono insieme alla ricerca delle leggendaria fontana della giovinezza. Scopriranno però ben presto che anche Barbanera e sua figlia sono diretti verso la medesima destinazione.
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia