Pranzo di ferragosto

Pranzo di ferragosto


Gianni Di Gregorio

Commedia | Italia
(2008)

Di Gregorio, sceneggiatore e aiuto regista di Matteo Garrone, in fin dei conti deve sicuramente un grazie al suo socio: come per ricambiare il favore, il regista di “Gomorra” ha messo soldi, nome (in veste di produttore) e “nume autoriale” in questa deliziosa e riuscitissima commediola, nella quale il suo collaboratore si espone in prima persona come regista e attore principale; l’ha sponsorizzata non poco e l’ha aiutata così, in un certo senso, ad arrivare anche al premio come Migliore Opera Prima a Venezia, dove comunque era fuori concorso. 

Vero è che il legame tra i due appare quantomeno appropriato ancor più dopo la visione di “Pranzo di Ferragosto”: ad avvicinarli è, se non altro, lo stile semi-documentaristico della pellicola, con la macchina da presa intenta a seguire personaggi, dialoghi e situazioni in modo semplice, lineare, diretto, senza troppi virtuosismi. Anzi, come a voler “attestare” ulteriormente sullo schermo la presenza di persone, prima che di personaggi, ci si sofferma spesso e volentieri sui dettagli fisici delle attempate attrici: rughe, grinze, macchie epidermiche, dita nodose o storte non si erano mai viste in modo così esplicito, sottolineato, eppure al tempo stesso l’impressione che ne si trae è tutt’altro che quella di un inesorabile senso di rassegnazione al decadimento fisico.

Sì, perché ciò che più colpisce ed impressiona di questo film è, senza dubbio, la sponteanea e trascinante vivacità delle quattro nonnine protagoniste, tutte rigorosamente over-ottanta. Signore niente affatto preoccupate della loro avanzata età, intente a discutere, bisticciare, fare i capricci, truccarsi e “farsi belle” se serve, chiacchierare e spettegolare di uomini (che siano figli o future conquiste!), persino pronte a “passare all’azione” se si presenta l’opportunità (e quella scena è favolosa). Vogliose quindi in fin dei conti solo di una cosa: socializzare, cosa sempre più rara ad una certa età. 

In alcuni momenti, poi, si ha netta l’impressione che per farle recitare Di Gregorio non abbia dovuto nemmeno sforzarsi troppo per creare il personaggio a loro adatto: è il caso della mamma novantenne, per dire (simpatica, sveglia, altolocata, persino erudita nel linguaggio), ma anche e soprattutto in quello della zia Maria, così autentica da risultare sorprendente.

Insomma, si parte da un espediente narrativo minimo, esiguo (dover ospitare tre donne nella propria casa per un giorno) e ci si costruiscono sopra dialoghi, scenette, situazioni a volte strambe e a volte buffissime (tutto l’episodio della pasta al forno, per esempio), senza forzare la mano ma anzi, lasciando quasi che i personaggi interagiscano fra loro spontaneamente.

Di Gregorio, che ha rinunciato a chiamare per la sua parte un attore famoso proprio perché si è reso conto che la storia che aveva scritto era talmente autobiografica da non poter essere interpretata da altri, tiene a bada il gruppo di nonnine con una recitazione sorniona, posata, quasi confidenziale. 

Tuttavia attenzione: se qualcuno può pensare che tutta questa positività possa scadere in un facile buonismo di sentimenti, si sbaglia di grosso.

Di Gregorio lo sa e difatti rovescia furbescamente e malignamente lo stereotipo del “figlio mammone”: quello che non se ne va di casa neanche a cinquant’anni, che legge alla madre le novelle a letto ma che è anche disposto, se questa comincia a diventare intralcio per i suoi progetti di ferie, a “sbolognarla” al primo malcapitato; oppure che si dimostra assai volubile di intenti e di morali se a comandare c’è qualcosa di ben superiore al volere materno, vale a dire quello del denaro.

E così si finisce amaramente per constatare che anche le persone anziane sono costrette a comprarsi, ora dopo ora (letteralmente!), la propria felicità.

13/09/2008

Cast e credits

Distribuzione
Fandango
Durata
75'
Produzione
Matteo Garrone
Sceneggiatura
Gianni Di Gregorio
Fotografia
Gian Enrico Bianchi
Scenografie
Daniele Cascella
Montaggio
Marco Spoletini
Musiche
Ratchev & Carratello
Costumi
Silvia Polidori

Trama

Gianni, uomo single non più giovane e con pochi soldi, vive ancora con la madre ormai sulla novantina eppure arzilla e lucidissima, che egli accudisce con affetto e devozione. Alla vigilia di Ferragosto riceve la visita dell'amministratore del condominio dove vive, e col quale ha ancora molti debiti da pagare. L'uomo tuttavia gli propone un accordo: è disposto ad annullare il saldo se egli ospiterà, per un giorno, la sua anziana madre e una altrettanto vecchia zia a pranzo...
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia