Ralph Spaccatutto

Ralph Spaccatutto


Rich Moore

Animazione | Usa
(2012)

Cosa accade nei videogiochi, quando la sera si stacca la corrente e la sala giochi chiude fino al giorno dopo?

In risposta a un mistero simile, nell’ormai lontano 1995, “Toy Story” ci mostrò  le vite nascoste di Woody, Buzz e compagni. Era il primo lungometraggio della Pixar, diretto proprio da quel John Lasseter che ne è poi diventato una colonna portante e che figura, non a caso, fra i produttori esecutivi di “Ralph Spaccatutto”.

“Felix aggiusta-tutto” (Felix Fix It) è un arcade anni 80, che dopo trent’anni è ancora lì al suo posto, circondato da videogiochi avveniristici. Eppur resiste. Forse per via di quel salva-tutto che è il “vintage”, quella specie di bacchetta magica che tramuta la cianfrusaglia in reliquia. Ma forse anche per l’abnegazione dei suoi personaggi, che ogni giorno, ad ogni moneta inserita, entrano in azione e lavorano sodo per appassionare i player di là dallo schermo e così sopravvivere: perché i giocatori sono il loro pubblico e come sempre, alla fine, è il pubblico a decidere.

Ralph è il cattivone alto tre metri, che distrugge muri e finestre del palazzo. E Felix il piccoletto che aggiusta al sol tocco del suo martello magico. I condomini ringraziano e gli riservano tutti gli onori: medaglie, feste e torte dedicate. Anche il titolo del videogame è tutto per Felix. Solo in cima alla sua discarica di mattoni, Ralph sogna una nuova vita. E’ anche grazie a lui che il gioco va avanti. E poi non si sente un cattivo, perché mai non potrebbe essere un buono? Così scappa dal videogioco, per conquistarsi una medaglia da eroe e togliere ogni dubbio sulla sua bontà d’animo.

Dall’ovattato e in fondo pacifico mondo arcade, Ralph si ritrova dapprima nell’inferno di “Call of Duty” (una delle saghe di videogiochi di azione più famose degli ultimi anni) alle prese con enormi scarafoidi, e poi nel regno glassato e ipercalorico di “Sugar Rush”, dove incontra un glitch (un errore del sistema) ovvero la piccola Vanellope, grazie alla quale avrà l’opportunità – oltre che di salvare l’intera sala giochi – di capire come non occorra nessuna medaglia per sentirsi buoni.

L’idea alla base del film è davvero originale, soprattutto nella sua realizzazione. Il mondo dei videogiochi, dalla parte di chi è giocato, la vita negli appartamenti del palazzo che quotidianamente Ralph distrugge, o la discarica di mattoni “fuori campo” (rispetto all’occhio del giocatore) in cui Ralph si ritira a dormire. Tutti i videogiochi sono poi collegati attraverso i fili della corrente, come un’intricata rete metropolitana, alla grande “Game Central Station”, che diventa affollatissima nell’orario di chiusura della sala giochi. I più piccoli si trovano di fronte a un bestiario variopinto che ricorda e batte per spettacolarità persino “Men In Black”. Mentre i più grandi cercano, in mezzo a quel via vai, compagni d’avventure del presente o del passato. Le comparsate sono moltissime e non è il caso togliere il gusto di trovarsele da soli.

Nonostante si tratti ufficialmente del 52° classico Disney, c’è dunque molto degli animation studios della Pixar. Di pregevole fattura i movimenti più meccanici, sincopati che distinguono i personaggi dei vecchi arcade da quelli dei nuovi giochi. O le atmosfere apocalittiche, ad alta definizione, che Ralph incontra subito dopo aver abbandonato la sua palazzina bidimensionale. Ma le influenze pixariane non si limitano alla grafica o all’arte visiva. 

Ai temi politically correct tanto cari alla Disney (per fare un esempio, il riscatto del cattivo buono e del glitch, e invece la condanna senz’appello del cattivo cattivo), si mescola quell’ironia leggera e a tratti dissacrante di stampo Pixar, a cui si aggiunge lo stile di un regista come Moore, che ha diretto numerosi episodi de “I Simpson” e “Futurama”.

Da qui una serie di scene indimenticabili come la riunione dei “Bad Anon” ovvero dei “Cattivi Anonimi” (tra cui uno dei fantasmini di Pac Man, Zangief di Street Fighter, Satine di Diablo), o le ciliegine che Ralph trafuga dal gioco di Pacman, o l’amore improbabile tra Felix e il sergente Calhoun trucidatrice di scarafoidi, il cui matrimonio precedente ricorda tanto quello di Beatrix Kiddo in “Kill Bill“.

Proprio questa commistione di stili è il valore aggiunto di questo classico Disney. Niente di più lontano da un classico, in realtà, ma certamente un film ben riuscito. Resta qualche perplessità sulla ricerca ossessiva della grandiosità scenografica e del colpo spettacolare. Vero è che in questo caso sia “Call of Duty” che “Sugar Rush” dovevano rappresentare l’opposto di un mondo semplice e andato, tutt’al più vintage, come quello di Felix e Ralph o di Pacman. Ma c’è davvero bisogno per esempio del piano megalomane di Turbo e del vulcano di mentos e coca cola?

Quello che voglio dire è che i cartoni animati sono fatti sempre meno per i bambini e sempre più per gli adulti. Ma forse questo è un punto di vista arcade, per non dire arcaico. I cartoni animati quasi non esistono più, e anche il pubblico forse sta cambiando: i bambini crescono prima e gli adulti non vogliono invecchiare.

24/12/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Wreck-it Ralph
Distribuzione
Walt Disney Studios Motion Pictures
Durata
108'
Produzione
Walt Disney Animation Studios
Sceneggiatura
Phil Johnston, Jennifer Lee
Scenografie
Ian Gooding
Musiche
Henry Jackman

Trama

Ralph è il grosso cattivo che spacca tutto il palazzo. Felix il piccoletto col martello magico che ripara muri e finestre. “Lavorano” insieme nello stesso videogioco, che ha appassionato generazioni di teenager per ben trent’anni. Ma Ralph non si sente un cattivo e decide di cambiare vita una volta per tutte. Di conquistarsi una medaglia da eroe, come prova della sua bontà. Comincia così la sua avventura, in altri videogiochi, come “Calls Duty” e “Sugar Rush” fino alla resa dei conti finale, dove sarà in ballo non solo il suo riscatto personale, ma il destino dell’intera sala giochi
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