Ribelle – The Brave

Ribelle – The Brave


Mark Andrews, Brenda Chapman

Animazione, Avventura | Usa
(2012)

Il ruolo della principessa ha segnato la storia del cinema d’animazione grazie alle vette trovate dalla Disney già dai primi tentativi. Castelli, conflitti familiari, servitù, cavalli, principe azzurro. La destrutturazione recente del ruolo è una cavalcata attraverso l’onda dissacratoria alla “Shrek”: divertente in principio, stucchevole poco dopo. Salvata dalla casa madre Disney, prima con l’afro-obamiana de “La Principessa e il ranocchio”, poi con la scatenata “Rapunzel”: dall’animazione tradizionale a una computer graphic discreta e gentile.

La Pixar, casa numero uno dell’animazione mondiale – almeno rapportando il bilancio tra qualità artistica e guadagni al botteghino – doveva per forze di cose, prima o poi, arricchire il proprio bagaglio con una principessa al contempo al passo con i tempi e fuori dal tempo.

Se si escludono le trasferte automobilistiche di “Cars 2”, “Ribelle – The Brave” è l’unico film Pixar che si situa in territorio europeo ed è l’unico che abbandona la contemporaneità, essendo ambientato nella Scozia del Medioevo. E’, inoltre, il primo ad avere come protagonista assoluta/eroina un personaggio femminile

Il battage pubblicitario e una parte della stampa hanno lanciato la presunta unicità della capigliatura rossa della ribelle Merida, portabandiera di una categoria femminile giustamente fiera dei propri capelli. Peccato, però, che è sufficiente fare un passo indietro di 23 anni per trovare la fulva sirenetta Ariel.

Dispute sulla capigliatura a parte, “Ribelle” è il lungometraggio Pixar più ancorato agli stilemi del prodotto classico disneyano ed è, forse, l’unico adattabile senza tradimenti e significative ripercussioni in una ideale versione in animazione bidimensionale. Alcune situazioni, difatti, sembrano prese di peso dal cinema di Hayao Miyazaki: se gli spiriti della foresta sono una chiara citazione di “Princess Mononoke”, alcune peripezie dell’eroina a contatto con natura e animali, sono in egual misura figlie del cinema del maestro giapponese – amico di John Lasseter, così lontani così vicini – ma, in questo caso meno problematiche, più ancorate a uno schematismo d’andazzo sul binomio bene-male, senza una complessità morale che la quasi totalità dei prodotti Pixar pur avevano. E, per finire, nasce spontanea una domanda: siamo proprio sicuri che il continuo rifiuto al romanticismo produca automaticamente una sovversione capace di mascherare le oscillazioni del racconto?

Le panoramiche, il gusto del dettaglio e le scenografie restituiscono mirabilmente il sapore medievale; il livello dell’animazione è ovviamente più che ottimo, ma la mancanza di inventiva è purtroppo tangibile a più livelli. Il divertimento è concentrato essenzialmente nella prima parte, affidato ai tre fratellini della protagonista nonché ai pretendenti alla sua mano (con rispettivi padri): la sequenza della gara del tiro con l’arco è la più scatenata e godibile, ma non è il preludio per la nostra grande avventura. Gli snodi della sceneggiatura fanno nascere più di un dubbio: la trasformazione della madre in orso non sembra la più felice delle soluzioni perché innesca raramente riflessioni originali sul rapporto filiale, alcuni tocchi horror sono decisamente non richiesti (vedi il mucchio di ossa nell’oscura caverna), l’arazzo da ricucire legato all’incantesimo sembra pretestuoso e la sarabanda risolutiva finale per quanto spassosa possa essere è comunque già vista. In questo modo il nobile messaggio sulla libertà femminile – se vogliamo anche contro fondamentalismi religiosi o almeno maschilsmi – arriva un po’ affaticato.

La Pixar ha da sempre mutato pelle e sulla carta un ancoraggio a un progetto più classico non poteva essere messo in discussione sin dall’inizio, ma è come se si fosse ritrovata imprigionata nell’epoca storica in cui le pellicola è ambientata, impossessata dagli spiriti delle foreste scozzesi, capaci perfino di rubare l’inconfondibile tocco Pixar.

06/09/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Brave
Distribuzione
The Walt Disney Company
Durata
100'
Produzione
Pixar Animation Studios
Sceneggiatura
Mark Andrews, Brenda Chapman, Irene Mecchi, Steve Purcell
Montaggio
Nicolas C. Smith
Musiche
Patrick Doyle

Trama

Merida è una giovane principessa scozzese figlia di Re Fergus e della Regina Elinor. Invece di partecipare ai riti e alle tradizioni del regno, care ai Signori del luogo e alla madre, preferisce dedicarsi alla sua abilità di infallibile arciera; rivolgendosi a un'eccentrica strega affinché esaudisca il suo desiderio, scatena così una terribile maledizione e sarà costretta ad utilizzare tutto il proprio coraggio per riuscire a riportare la pace nel regno e a salvare i suoi stessi genitori.
Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale