Rovine

Rovine


Carter Smith

Horror | Australia, Usa
(2008)

Il bestseller di Scott Smith “The Ruins” è da poco uscito anche nel nostro paese; un libro che gode sì della fama di pageturner, ma è anche stato molto apprezzato dalla critica specializzata per la sua capacità di evocare atmosfere alla Poe e per lo scavo psicologico dei personaggi, aspetto quest’ultimo che forse non è riuscito a salvarsi nel passaggio al grande schermo.

Se il precedente exploit cinematografico di Smith, “Soldi sporchi” (“A Simple Plan”), sapiente miscela di neo-noir e tragedia assoluta, anche quello ricavato da un suo libro, poteva contare su una firma d’eccezione come Sam Raimi, “Rovine” ha, almeno apparentemente (infatti, alla produzione c’è la potente Dreamworks che cortesemente fornisce, fra gli altri, Darius Khondij alla fotografia e Kevin O’Connell al sonoro), l’aspetto di un “affare di famiglia”, visto che la regia è affidata al fratello dello sceneggiatore, Carter (curriculum il suo finora soprattutto televisivo).

Le rovine del titolo si trovano nello Yucatan (ma in realtà il film è stato girato in Australia) e sono quelle dove arriva un gruppo di amici intenzionati a rintracciare il fratello di uno di loro, aggregatosi a una spedizione archeologica che ha smesso di dare proprie notizie… non c’è bisogno di essere esperti del genere per immaginare che in quel posto c’è qualcosa che non va (inoltre, se avete visto il quarto “Indiana Jones” vi sarete resi conto che nella casa di Spielberg & C. piace immaginare le civiltà precolombiane come veicolo di suggestioni soprannaturali) e bastano giusto i primi dieci minuti per capire che questi ragazzotti sono vittime perfette da “film de paura”. Il body count non ci mette molto a iniziare, grazie all’azione congiunta degli abitanti di un vicino villaggio, ben decisi a fare in modo che nessuno si allontani dal sito archeologico, e di una micidiale pianta rampicante che, memore di tanta fiction fantastico-horrorifica, comincia a esigere il suo tributo di sangue.

Forse si può imputare al film una scarsa originalità (i detrattori non hanno mancato tra l’altro di rilevare una certa somiglianza col recente “Turistas”, peraltro posteriore al romanzo), ma bisogna dare atto ai fratelli Smith di aver tentato di supplire a questa carenza cercando almeno di lavorare in maniera non banale su un materiale già ampiamente sfruttato, tenendosi egregiamente lontani da letture di tipo simbolico (forse il terribile e aggressivo vegetale può essere inteso in chiave metaforica, ma il film non insiste più di tanto su questo) oltre al fatto di essere riusciti a fornire al film una forte tensione. Forse è vero che “Rovine” poteva essere più perturbante, ma bisogna altresì riconoscere che lo stesso si potrebbe dire di tanti altri film simili visti anche di recente.

Dopo la sua apparizione nel cult giovanilistico “The Covenant” (bistrattato finché si vuole, ma pur sempre cult…), la bionda Laura Ramsey rilancia la sua candidatura al titolo di nuova reginetta del genere e probabilmente la scena in cui, armata di coltello, cerca in modo ben poco ortodosso di liberarsi dell’invasiva pianta contribuirà molto alla causa, ma sarebbe ingiusto dimenticare Jena Malone e Jonathan Tucker, due attori in crescita. Tutti loro contribuiscono alla riuscita di una pellicola non epocale, ma onesta, che non vuole essere niente di più di quello che è: un veicolo di brividi e intrattenimento.

09/07/2008

Cast e credits

Titolo Originale
The Ruins
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
91'
Produzione
BenderSpink, DreamWorks SKG, Red Hour Films, Spyglass Entertainment
Sceneggiatura
Scott B. Smith
Fotografia
Darius Khondji

Trama

Due coppie di amici in vacanza in Messico fanno la conoscenza di un turista tedesco e decidono di accompagnarlo a un sito archeologico nella foresta, dove si trovano alcune rovine Maya e dove dovrebbe trovarsi il di lui fratello, che da qualche giorno non dà più sue notizie. Arrivati sul posto, si rendono ben presto conto che la situazione non è delle più rassicuranti…
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