Silvana

Silvana


M. Gustafson, O. Kastebring, C. Tsiobanelis

Documentario | Svezia
(2017)

Figlia di madre lituana e padre siriano, Silvana Imam è un’icona musicale svedese esplosa sulle scene nel 2014. Fedele alla spacconeria autocelebrativa dell’hip hop, si definisce, nei testi delle canzoni e nei proclama lanciati dai palchi degli awards che la riempiono di premi, “una forza della natura”. Lesbica e femminista (quante volte viene pronunciata in novanta minuti la parola “patriarcato”?), è un’eroina LGBT honoris causa, ma non si risparmia neanche su razzisti e politici (e politici razzisti).

“Silvana”, girato a sei mani da un trio tutto al femminile, copre un lasso di tempo di tre anni nella vita pubblica e privata della rapper, dalla consacrazione a oggi. Facendo largo uso di accorgimenti enfatici (ralenti a go-go) che esulano dal solo scopo documentario, la camera buca la scorza da leader pasionària di Silvana, risalendo all’essere umano dietro l’urlo (sacrosanto) retorico dei suoi messaggi alla pussy riot. Scoprendo così la bella fragilità di una donna che ha vissuto sempre in lotta con l’accettazione della propria natura, con la percezione della propria identità (da bambina si era creata un alter ego maschile, Erik). E che adesso, trentenne, acclamata senza condizioni da un pubblico che in lei si riconosce, deve patteggiare con la responsabilità del successo, camminando in equilibrio fra l’immagine di sé da esporre ai media e la nudità dietro quell’immagine.

Il doc opera su entrambi i fronti, combinando momenti di grande potenza (estetica, emotiva) quando Silvana è, o sta per salire, sul palco a sparare le sue rime contro la Svezia, ad altri di soffusa delicatezza, in stile amatoriale, che curiosano con discrezione nella storia d’amore fra lei e la popstar Beatrice Eli, cercando un punto di contatto in un’anima solo apparentemente divisa in due.

Fregandosene di ogni vana imparzialità, “Silvana” è un film schierato tutto dalla parte della sua protagonista. E se ciò dà origine a un’energia fresca e sincera, d’altronde ci fornisce qualche motivo di rammarico. Sarebbe stato interessante vedere Silvana faccia a faccia col nemico, razzisti, omofobi, maschilisti (accade nella breve scena d’apertura), sostanziando il conflitto non soltanto negli slogan, invece di osservarla rivolgersi sempre esclusivamente al proprio esercito di fan in adorazione. Un contrappunto esterno, critico, avrebbe dato senso di interezza al ritratto. Ma non è un errore, è una precisa scelta di campo politica. Forse, obbligandoci a prendere posizione a nostra volta, “Silvana” ci esorta a riconsiderare le questioni sul tavolo, rimetterle al centro del dibattito, non darle per assodate o faziosamente indiscutibili (a qualunque “fazione” si appartenga). Mica poco.

27/01/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Silvana
Durata
91'
Produzione
Mantaray Film
Montaggio
Charlotte Landelius
Musiche
Therese Helgesson

Trama

Un documentario su Silvana Imam, rapper lituano-siriano-svedese, icona femminista LGBT, fra incursioni private e acclamazioni pubbliche.
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